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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

L'aereonautica in cerca del neo

Presentati i risultati della seconda ricerca condotta sul personale dipendente dalla nostra
Aeronautica Militare. Emerge un quadro complesso che necessita di approfondimenti e continua attenzione

di Paolo Ordine

Il desiderio di volare e' stato per millenni uno dei sogni irrealizzabili dell’uomo, forse il piu' antico di tutti. Da sempre l’infinita' del cielo ha rappresentato per le culture primitive, che a esso rivolgevano le loro preghiere e dedicavano i loro idoli ancestrali, il regno degli dei, il paradiso, una barriera irraggiungibile oltre la quale sembrava impossibile potesse esistere qualcosa. E questo spiega perche' al cielo sono legati tanti miti, favole, persino canzoni che ne hanno, via via, esaltato l’apparente purezza, la vastita', il colore. Il cielo come esplorazione e accostamento alla purezza, come simbolo di quella che e' la principale dote dell’umanita' stessa: la costante sete di conoscenza. Il progresso ci ha consentito di accostarci a quest’ultimo baluardo di fantasiosa incontaminatezza, di renderlo raggiungibile e anche di superarlo, grazie alle brillanti invenzioni di temerari della tecnica prima e di moderni scienziati e ingegneri dopo. Il mito di Icaro e' forse quello che meglio rappresenta questa eterna brama e rincorsa al sogno di appropriarsi di un qualcosa di etereo e lontano eppure apparentemente cosi' vicino. Come si sa, Icaro prova a volare e ci riesce armato solo della sua volonta' e di due ali di cera, ma poi, spinto dalla sua ambizione, cade e finisce col perdere il dono appena acquisito. Icaro cade perche' brucia le sue ali avvicinandosi troppo al sole, rappresentando cosi', metaforicamente, la rovina che coglie l’uomo quando e' spinto dall’eccessiva ambizione. Eppure, se decidiamo volutamente di tralasciare l’iconografia del mito e proviamo a immergere la favola nella concretezza della realta', scopriamo che oggi essa acquista un nuovo valore. E che forse non e' nulla piu' che una rappresentazione dei reali rischi che corrono coloro che con il sole si confrontano ogni giorno, e le ali di Icaro le indossano per mestiere e quotidianamente si cimentano coi pericoli, ma anche la piacevolezza, di uno dei lavori forse piu' invidiati: quello di volare. Il 27 ottobre a Roma, durante una conferenza stampa, sono stati presentati i risultati definitivi di una importante indagine sui rischi dell’esposizione solare nel personale civile e militare dell’Aeronautica. Lo studio, condotto dall’Aeronautica Italiana in collaborazione con la clinica Dermatologica dell’Universita' degli Studi di Roma La Sapienza, in particolare nelle persone del prof. Stefano Calvieri, Direttore del dipartimento di Malattie cutanee-veneree e Chirurgia plastica-ricostruttiva, del Colonnello Domenico Abbenante, Capo del centro Aeromedico per la sezione di Guidonia, del tenente colonnello Vincenzo Falzarano del Comando Logistico A.M. e della dottoressa Margherita Biele, medico dermatologo civile convenzionato presso la Scuola Addestramento Reclute Vigilanza A.M. di Viterbo, ha indagato quelli che sono i reali pericoli rappresentati dalla prolungata e ravvicinata esposizione al sole. Il lavoro e' l’ideale proseguimento di una stessa indagine d’equipe iniziata gia' 4 anni fa presso la SARVAM di Viterbo, che aveva permesso di effettuare uno screening su 8.690 soggetti. L’attuale progetto di ricerca, si e' concentrato sulla conoscenza delle misure di prevenzione, e sulla diagnosi di eventuali cancri cutanei e melanoma nel personale delle linee di volo, navigante e non, dell’Aeronautica Militare, presso le basi militari di Ghedi, Istrana, Grosseto, Pratica di Mare, Grazzanise e Gioia del Colle, interessando un totale di 1.162 soggetti. Il razionale dello studio si fonda sullo stretto legame che esiste tra esposizione ai raggi ultravioletti e molte neoplasie cutanee. Dimostrato, in particolare per il melanoma, dai tanti studi che dimostrano che tra le cause della sua comparsa vi sia una responsabilita' diretta delle esposizioni intense e ripetute agli ultravioletti. I dati risultanti dalla ricerca svolta dall’Aeronautica, appaiono piuttosto interessanti, ma per valutare a pieno un simile lavoro, bisogna spiegare precedentemente quali siano stati i criteri dell’indagine e le metodologie applicate nel condurla. Come detto, lo studio ha coinvolto 1.162 volontari cui e' stato sottoposto un questionario. Nella raccolta dati sono stati presi in considerazioni diverse caratteristiche dei soggetti esaminati. Tra queste: l’eta', la localita' geografica di nascita, la posizione lavorativa, il luogo in cui espletano le proprie mansioni lavorative, le caratteristiche fisiche (colore degli occhi, dei capelli e della pelle), il numero di scottature, se abitualmente hanno una pelle abbronzata, il tipo di fototipo (e' risultata una larga percentuale a favore del fototipo III), la frequenza di utilizzo di lampade abbronzanti, la presenza di scottature prima dei 18 anni. Le risposte hanno cosi' messo a disposizione degli esperti un ampio spettro di informazioni, da cui si evince che solo una percentuale di poco superiore alla meta' del personale di volo utilizza sistematicamente creme solari(51%). e' risultato anche che il controllo dei nei e' una pratica poco diffusa (il 73% del personale non effettua alcun controllo regolare). Il dermatologo e' l’esperto cui si ricorre abitualmente per controllare i nei (80%), mentre e' relativamente basso il ricorso al medico di famiglia (16%). Desta preoccupazione la risposta data alla domanda se sia o meno pericoloso togliere i nei: tra il personale di volo ben il 9% ritiene, infatti, che possa essere pericoloso, mentre il 38% ritiene che sia sicuro contro un 53% che non sa cosa rispondere. La familiarita' dei tumori della pelle risulta piuttosto scarsa (circa 3%). Positivo, invece, il riscontro delle campagne informative sui rischi del sole (il 47% degli intervistati ha risposto di conoscerle). Per quanto riguarda il tipo di nevi riscontrati nel campione, risulta esserci una predominaza del tipo di Becker (26% tra il personale di volo, 20% di terra) e di Miescher, quest’ultimo presente solo tra il personale di terra (38%). Altri risultati: fra i 1.162 soggetti esaminati, il 44% ha avuto delle scottature prima dei 18 anni, il 3,3 % ha manifestato casi di tumore in famiglia, il 2,5% si e' sottoposto a delle cure per tumori della pelle, il 49% appartiene ai fototipi I e II, il 13% ha parecchi nei. 
Le conclusioni cui giungono gli autori dello studio sono che i sistemi di protezione impiegati per il personale navigante si sono finora rivelati efficaci, ma che esiste una concreta necessita' di concentrare la propria attenzione futura sul personale specialista della linea di volo; che sarebbe opportuno effettuare un follow up; che sarebbero auspicabili piu' campagne informative dermatologiche. Inoltre da tutti i protagonisti dell’indagine e' stata riaffermata la convinzione che la prevenzione sia l’arma piu' efficace di cui si dispone per evitare diversi spiacevoli inconvenienti, subdolamente sempre in agguato. E questa e' apparsa la volonta' dell’Aeronautica Militare Italiana, ampiamente dimostrata attraverso la continuita' dell’impegno nel finanziare questi studi. Diverso discorso riguarda le campagne di sensibilizzazione, che in un palese meccanismo di scaricabarile, vengono attribuite, di volta in volta, al Ministero della Salute, alle regioni o alle Aziende Sanitarie Locali. Per non cadere nel triste gioco dell’attribuzione delle competenze, accontentiamoci che l’Aeronautica Militare continui a fornire gli strumenti adeguati per screening ad hoc, o piu' semplicemente, per campagne di prevenzione della salute cutanea del proprio personale, perche', in uno scenario in cui si fa poco o niente nell’ambito dei luoghi di lavoro, cio' puo' fungere gia' da valido e positivo esempio. 



 

 



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