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Significato intrinseco dei comportamenti di ogni giorno
Scopriamo da dove provengono e come si formano i comportamenti che adottiamo ogni giorno, senza davvero conoscerne l’origine e il vero significato
di Barbara Di Chiara
Nella vita quotidiana esistono alcuni meccanismi che potremo definire “automatici”: essi ci consentono di orientare correttamente il nostro comportamento nel mondo sociale e materiale, e allo stesso tempo ci forniscono un “codice base” per comunicare con altri individui e altri gruppi di persone. Fra questi meccanismi gli esperti di psicologia sociale annoverano gli atteggiamenti, le immagini, le opinioni, le credenze, i costrutti personali e le rappresentazioni. Focalizziamo la nostra attenzione su quest’ultimo concetto: la scienza che studia i rapporti fra l’uomo e la societa' in cui vive, nonche' tutti i comportamenti simbolici che li contraddistinguono, dunque la sopraccitata psicologia sociale, si
e' a lungo occupata dello studio di quelle che non sono altro che delle “credenze ampiamente condivise” da un qualsiasi gruppo sociale preso in considerazione. L’obiettivo principale nello studio delle rappresentazioni sociali consiste nel chiarire la relazione che esiste fra i sistemi cognitivi complessi presenti in ogni individuo e i sistemi di rapporti simbolici esistenti fra attori sociali (siano essi entita' collettive o individuali). Gli psicologi sociali studiano cioe' come gli attori sociali tentino di mediare il conflitto fra il loro io e la
societa', nel contesto concreto dei rapporti simbolici esistenti tra gli stessi attori sociali (individui e gruppi) e tra attori sociali e istituzioni.
Il pensiero dell’uomo primitivo (se cosi' si puo' dire, visto che per periodo “primitivo” in psicologia si intende l’era precedente l’illuminismo) si basava sul credere nel potere illimitato della mente di dare forma alla
realta', di penetrarla e di attivarla; il pensiero scientifico moderno pone le sue basi esattamente sulla credenza opposta, cioe' sul potere illimitato degli oggetti di dar forma al pensiero. Nel primo caso dunque, si crede che il pensiero agisca sulla
realta', mentre nel secondo lo si concepisce come reazione della realta'. Entrambe queste credenze, comunque, derivano dalla enorme paura dell’uomo di non riuscire a controllare determinate forze: la differenza
e' che se la mente primitiva teme le forze della natura, la mente scientifica teme il potere del pensiero. Ma se pensiamo che la prima ci ha permesso di sopravvivere migliaia di anni e che la seconda ci ha fatto raggiungere cosi' tanti risultati in cosi' poco tempo, ragionevolmente potremo affermare che sono entrambe degne di considerazione nello studio del rapporto fra mondo umano interno ed esterno. Oggi, gran parte delle rappresentazioni sociali presenti all’interno del nostro mondo pluralista vengono costruite partendo da scoperte scientifiche che si susseguono con grande velocita' e hanno un forte impatto sull’opinione pubblica, grazie anche all’illustrazione che ne danno i mass-media; alcuni sono giunti a sostenere la differenza fra realta' reificata della conoscenza scientifica e la realta' consensuale del senso comune o delle rappresentazioni sociali. Queste ultime hanno due ruoli: convenzionalizzare gli oggetti, le persone e gli eventi che incontriamo nel nostro percorso di vita e dirci cosa pensare di essi.
e' come dire che qualsiasi bambino che nasca in una qualsiasi societa', trovera' sempre delle risposte preconfezionate alle sue domande, senza le quali non potra' dirsi pienamente facente parte di tale entita' collettiva. La rappresentazione che abbiamo di qualcosa spesso non
e' direttamente connessa al nostro modo di pensare: ad esempio se pensiamo a qualcuno che pronuncia il nome sbagliato del suo partner, scambiandolo con quello di un’altra persona, diremo:
e' stato un lapsus freudiano. Ma chi di noi veramente sa cos’e' un lapsus freudiano? Chi lo ha mai verificato? Semplicemente, la definizione di questo meccanismo mentale si
e' largamente diffusa col tempo nel nostro modo di parlare, dunque la sua idea si
e' fossilizzata all’interno della societa'. Qualunque interazione umana presuppone la presenza di rappresentazioni sociali: ogni qualvolta incontriamo delle persone o delle cose, e facciamo la loro conoscenza, sono implicate sempre e dovunque delle rappresentazioni: l’informazione, che riceviamo, a cui cerchiamo di dar significato,
e' sotto il controllo e non ha altro significato per noi di quello che le e' assegnato dalle rappresentazioni. Esse non sono create, com’e' logico, da individui isolati; tuttavia, una volta create, hanno vita propria, circolano, si fondono, danno origine a nuove rappresentazioni, mentre le vecchie scompaiono.
e' triste pensare che rispetto alle storie legate a divinita' e a uomini leggendari che gli uomini antichi inventarono e diffusero per cercare di spiegare e di spiegarsi gli eventi naturali, la morte, l’evolversi della storia, oggi l’uomo moderno
e' circondato da enigmi molto piu' grandi, che lo occupano e lo preoccupano fin dalla culla. Ecco come allora le rappresentazioni sociali possono essere considerate stratagemmi utili alla nostra coscienza di vita per rendere qualcosa di ignoto, familiare. L’atto di rappresentazione
e' un mezzo per trasferire cio' che ci disturba, cio' che minaccia il nostro universo, dall’esterno all’interno, da un luogo lontano a uno spazio prossimo: nel nostro universo consensuale, infatti, la tensione fra familiare e non-familiare si risolve sempre a favore del primo.
e' come se, ogni qualvolta che si verifica una frattura o una scissione in cio' che
e' abitualmente percepito come normale, le nostre menti cicatrizzassero le ferite e rimodellassero dall’interno cio' che era al di fuori. Tale processo ci rassicura e ci conforta; restituisce un senso di continuita' nel gruppo o nell’individuo minacciato dalla discontinuita' e dall’insensatezza. Il meccanismo attraverso cui avviene tutto cio'
e' quello dell’ancoraggio: si tratta di un processo di classificazione per cui all’evento ignoto viene data una collocazione nominale e locale. La principale caratteristica di una classe
e' che essa fornisce un modello adatto a rappresentare una sorta di fotokit di tutti gli individui che ne fanno parte: cosi' la maggior parte di noi come rappresentazione visiva di un francese ha l’immagine di una persona che trasporta una baguette sotto il braccio. Il fisico inglese Maxwell disse una volta che cio' che sembrava astratto a una generazione diventa concreto per quella successiva: allo stesso modo, cio' che
e' stato inconsueto o non percepito prima, diventa consueto e ovvio poi. Cosi' funziona il mondo, cosi' ha funzionato per anni: per una sorta di apparente imperativo logico, cui sottostanno in realta' regole fisse, ma inconsce, l’uomo riesce a interpretare il mondo e a fare propri anche i piu' enormi cambiamenti. Vantiamoci: anche se a volte potrebbe non sembrare o trascendere in una caratteristica negativa, la razza umana
e' la piu' adattabile e socialmente organizzata della Terra.
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