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Una vecchia canzone del Quartetto Cetra esortava un inglese, un certo Bob, a prendere il treno e raggiungere il paese del “sole, pizza e amore tuppete-ta'”. Per decenni questa
e' stata l’immagine oleografica che si e' voluto dare all’Italia, funzionale anche all’attrarre annualmente milioni di turisti. Tutto cio' finche', mi pare verso la fine degli anni ‘70. una copertina di un settimanale tedesco non sbatte' in prima pagina la foto di un piatto di spaghetti semicoperto da una pistola calibro 9 e la scritta Mafia. Non era la prima volta che ci veniva rinfacciato di aver dato i natali alla piu' famosa organizzazione criminale del mondo, ma lo schiaffo in faccia fu pesante e lascio' decisamente il segno. Avremmo potuto reagire pubblicando, per ripicca e ritorsione, sulla copertina di Panorama o l’Espresso, la foto di un campo di concentramento tedesco con sovraimpresso il termine shoah, oppure abbinando ai suddetti settimanali il DVD del documentario del regista Lanzmann, con cui si descriveva la tragedia dell’olocausto, lo sterminio di circa 6 milioni di ebrei, la cui unica pecca era quella di non essere di razza ariana. Mettendo in evidenza come si fosse trattato di un lavoro da certosino che solo un popolo come quello tedesco poteva portare avanti, senza un minimo di incertezza, assumendone le responsabilita' ed entrando nella storia, anche se dalla porta sbagliata. Ma si sa, noi Italiani siamo signori, e queste cose non le facciamo, sappiamo invece perdonare e dimenticare. Con queste premesse non
e' pensabile che la nazione che ospita al suo interno lo Stato Vaticano, sarebbe mai stata in grado di progettare un nuovo genocidio. Eppure, nel silenzio e nell’indifferenza dei piu',
e' proprio quello che sta succedendo in questi mesi e che potrebbe presto portare a qualcosa definibile come la “shoah de noartri”. In italia, infatti si stanno mettendo le basi per la nascita di un fenomeno, imbiancato di ipocrisia, che forse fa meno notizia agli occhi di chi quotidianamente s’indigna per tutte le forme di discriminazione sociale: dagli omosessuali agli extracomunitari, agli ex-tossicodipendenti. Con sistematicita', infatti, si sta portando avanti un disegno di pulizia etnica che tende ad eliminare tutti coloro che frenano la crescita economica dello Stato e alimentano la spesa improduttiva. Ci riferiamo a 2 milioni e mezzo di persone con una disabilita' fisica, psichica o sensoriale che impedisce di lavorare e di essere autonomi. Per la maggioranza di essi sono necessari farmaci, ausili, servizi di riabilitazione, che anni di democrazia hanno garantito a sostegno delle famiglie. Dimenticando la vita difficile che si trovano a condurre si parla spesso di spreco di denaro pubblico e i piu' cinici si chiedono perche' tutti questi incapaci, quando si sentono abbandonati da tutti, non la facciano finita e si tolgano di mezzo da soli. In definitiva, la mancata crescita economica dell’Italia si dovrebbe imputare in parte anche a questa zavorra sociale . Ecco quindi prendere corpo lo spettro dei una shoah de noartri, un lento processo di annullamento che consiste nel ridurre progressivamente le risorse al mondo della disabilita'. Ticket in base al reddito del nucleo familiare, innalzamento della percentuale di invalidita', farmaci erogati secondo i budget delle regioni, riduzione dei finanziamenti per i centri socio-riabilitativi, l’inclusione scolastica che esclude i disabili gravi. Che stiano a casa, tanto cosa capiscono? Studi scientifici mostrano che interventi di questo tipo sfoltiscono i ranghi senza che nessuno se ne accorga. Un’Eutanasia di Stato. “Poverino,
e' stato sfortunato…meglio cosi' che il Signore se l’e' chiamato vicino a Se'!” Ma due milioni e mezzo di persone fragili sono 5 milioni di genitori stanchi di essere ai margini della societa', privi di ogni diritto ma in dovere di pagare le tasse...
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