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L'antiduzionismo d'Ippocrate
Il congresso nazionale ADMG e' stato aperto da una lettura di Francesco Lopez sulla modernita' del trattato Antica Medicina di Ippocrate
De Prisca medicina e' un trattato di appena 20 pagine, risalente alla fine del V secolo a.C. facente parte del Corpus Hippocraticum. Un testo fondamentalmente, straordinariamente attuale, in cui la dieta viene intesa come corretta nutrizione ma anche modo o stile di vita. Gli studiosi di Ippocrate lo considerano
un'opera ''cosi' importante che nessuno che non l'abbia studiata dovrebbe esser ritenuto competente a parlare o scrivere
sull'intera storia della filosofia greca'' (A. E. Taylor). Le ragioni - dice Lopez - sono molteplici. Per la prima volta si affrontano, in ambito medico-naturalistico, questioni di metodo e di corretta conoscenza scientifica e viene presentata una sintesi del pensiero greco
dell'epoca in cui, per la prima volta, si usa il termine filosofia. Il saggio esamina le proprieta' fisiche dei cibi e degli alimenti;
dell'organismo umano e della loro reciproca interazione evidenziando due paradigmi scientifici che emergono sul finire del V sec. a.C.: i corpi sono composti da particelle elementari, ciascuna concettualmente ben definita nel suo
''livello fondamentale'' di conoscibilita' (il caldo, il freddo, l'umido, il secco, ecc.). In piu' Ippocrate attribuisce ai corpi alcune qualita', sotto forma di umori, e quantita', come
''forze'' o ''campi di potenzialita'''. La distinzione tra ''sostanze'' (hypo-theseis) e
''forze'' (dynameis) non solo genera un differente approccio alla professione medica, ma prefigura in qualche modo, la contrapposizione, oggi ancora al centro del dibattito filosofico-scientifico, tra riduzionismo e antiriduzionismo. Ippocrate contestava i medici che ritenevano che il modo migliore per conoscere i fenomeni naturali e antropici fosse quello di sottoporre ad analisi e riduzione ciascuna proprieta' a livello fondamentale, la sua
''ipotesi''ovvero ''cio' che sta al fondo'' (hupo', ''sotto'' + tithemi, ''pongo''), quasi come
''atomi di significato'', parlando quindi di umore caldo, freddo, umido, secco, dolce, amaro, ecc. distintamente e separatamente, sia come qualita' e come
quantita'.
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Al contrario Ippocrate riteneva che le proprieta' fisiche dei corpi non potessero essere studiate separatamente ne' ridotte a elementi considerandoli invece
''complessi dinamici'', in uno status di reciproco equilibrio, come forze e potenzialita' dispiegate le une insieme alle altre in un
''labirinto di interazioni''. Non solo, ma per l'autore, le proprieta' erano migliaia e, come tali, tendenzialmente infinite, irriducibili, impossibili da sottoporre a rigido, schematico e definitivo controllo logico-concettuale.
L'esempio proposto dall'autore dell'Antica medicina concerne il pane. Come prodotto finito, fenomenicamente disponibile alla nutrizione degli esseri umani, la focaccia comprende un insieme di
proprieta'. Queste – chiarisce Lopez – sono talmente varie e differenziate, dipendenti da un numero cosi' elevato di fattori (processi di lavorazione, materia prima, cottura, ecc.) che non
e' possibile isolare le singole componenti. Senza contare il differente effetto sui singoli individui. Adoperando forme espressive mutuate
dall'odierno dibattito scientifico-filosofico, si puo' dire che le proprieta' degli alimenti per
l'autore antico sono complesse ed emergenti. |
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Simile e' l'esempio dell'acqua le cui proprieta' non possono essere conosciute mediante riduzione a particelle elementari. Se, infatti, si considerano le proprieta'
dell'idrogeno e dell'ossigeno come a se' stanti, o come mescolate, ancor oggi non si riesce a descrivere per intero e adeguatamente
l'insieme delle proprieta' dell'acqua (limpidezza, fluidita', ecc.), emergenti rispetto a qualsivoglia tentativo di reductio. In questo modo,
l'antica dietetica, proponeva un principio metodologico fondamentale, frutto di ragionamento concreto e di intelligenza: le proprieta' di cibi, alimenti e organismi e la loro interazione sono cosi' differenziate e complesse che risulta impossibile sottoporle a riduzione: nasce cosi' il concetto di complessita' e il metodo
d'investigazione olistico. L'olismo greco, del tutto diverso da quello moderno, consisteva essenzialmente nel pensare ciascun organismo in quanto contesto, rete, labirinto aperto e irriducibile di relazioni e rapporti, senza che vi sia un limite ultimo di compimento o di compiuta perfezione. Al contrario,
l'olismo che si e' affermato nel pensiero della modernita', soprattutto a partire dagli inizi del Novecento, si presenta sotto forma di
''teoria dell'intero'' come ''teoria della totalita'''. Il tutto - dice Ippocrate -
e' piu' della somma delle parti, mentre il requisito della completezza e' estraneo alla cultura
dell'antichita'. Olismo non e' quindi la ''teoria del tutto'', ma teoria della
complessita', dell'integrita', del contesto: in breve del ''rapporto di ciascuna cosa gli
altri''. Cosi', il medico deve occuparsi della condizione in cui si viene a trovare ciascun malato in ciascuna situazione data e il criterio-guida per la diagnosi e per la terapia diventa
l'ascolto del corpo, ricercare, indagare ragionando per contesti e rapporti di relazione. Emerge la pluralita' di strumenti,
dall'osservazione all'uso delle mani, dalla conoscenza degli studi e delle scoperte acquisite alla capacita' di interloquire col paziente, dal ragionamento concreto
all'intelligenza. La medicina come ricerca, (historie), nel significato greco di indagine radicata nei fatti e negli eventi;
(pragmateia) rapporto di esperienza con le cose e dentro di loro. La scientificita' non risiede nel criterio della coerenza logico-formale, (diremmo noi nella non-contraddittorieta' dei dati), ma dipende dal grado di intensita' con con cui chi indaga riesce a rapportare olisticamente tutti gli elementi
(akribia). La precisione matematico-quantitativa, per
l'autore del De prisca medicina si identifica con la capacita' di attraversare e penetrare i fenomeni, rimanendo al loro interno. E
l'obiettivo piu' alto per la scienza della natura non e', in termini positivi, la certezza,
l'evidenza, la verita' incondizionata, ma in termini eminentemente privativi il ''minor errore
possibile'', la ''non-distorsione'' e il ''non-falso''.
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