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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Della mafia si puo' ridere

Diverse ASL del sud sono commissariate e gli inquirenti ritengono che la Sanita' sia da sempre nel mirino delle organizzazioni mafiose. Se ne e' parlato durante Contromafie un evento organizzato a Roma dalla Associazione Libera. Che ha anche raccolto vignettisti di tutto il mondo 

di Marisa Paolucci

Oltre 6mila persone da tutt’Italia, 50 relatori, circa 500 contributi di personalita' ed esperti da tutti i settori; piu' di 200 giornalisti accreditati dei quali 40 stranieri, oltre 2mila giovani per la “Notte bianca”. Ecco i numeri del successo di Contromafie, organizzato a Roma da Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie (www.libera.it). Nata a marzo del 1995 con l’intento di coordinare e sollecitare l’impegno della societa' civile contro tutte le mafie, Libera riunisce piu' di mille gruppi nazionali e locali oltre a singoli sostenitori, proprio per valorizzare sforzi e iniziative esistenti per creare all’interno della societa' civile una concreta alternativa alle mafie. 
Della mafia si puo' ridere Dopo tanti anni di attivita', il fondatore don Luigi Ciotti ha avuto l’idea di organizzare gli Stati generali dell’antimafia per creare un momento di confronto tra la societa' civile e le istituzioni. «Non e' possibile che alcune migliaia di criminali tengano in ostaggio un intero paese. La prima mafia da combattere e' quella delle parole. Ci vuole una contemporaneita' di interventi e iniziative, coerenza, continuita' e soprattutto l’impegno quotidiano e non straordinario di ognuno di noi per liberare la liberta', per ridare cittadinanza e legalita' a intere regioni del nostro paese». Questo e' lo spirito che nutre e anima le 1300 associazioni antimafia che costituiscono Libera. Oltre i numeri dell’evento, Contromafie e' stata rilevante anche per la sua trasversalita'. 
Hanno infatti partecipato Istituzioni e rappresentanti della politica, del mondo della legalita' e della cultura, dello spettacolo e dell’informazione, oltre la presenza di centinaia di parenti di vittime uccise dalla mafia. Nella cerimonia d’apertura, all’Auditorium di Via della Conciliazione, Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, ha iniziato il suo intervento con un episodio vissuto da lei stessa; ha raccontato di un uomo che, all’arrivo all’aeroporto di Palermo, le chiese se fosse giusto chiamare l’aeroporto “Falcone e Borsellino” con il risultato che chi arriva pensa subito alla mafia. «Io gli ho risposto – ha detto Maria Falcone – se non gli venisse il dubbio che possa invece pensare all’antimafia». Un frammento di quella giornata per descrivere lo spirito con il quale le persone di Libera lavorano ogni giorno per costruire una coscienza di legalita'. Atteso l’intervento del presidente del Consiglio Romano Prodi, il quale ha riaffermato le responsabilita' del governo, elencando i provvedimenti, alcuni gia' in corso d’opera, previsti nel programma: il piu' urgente e' abbattere il tempo, oggi di quasi dieci anni, tra il sequestro di beni mafiosi e la confisca; la riutilizzazione di questi per fini sociali; una maggiore sicurezza per i testimoni di giustizia; la scuola come base per estirpare la cultura mafiosa.  Della mafia si puo' ridere
Della mafia si puo' ridere Intense le giornate di lavoro, articolate in 16 gruppi ai quali hanno partecipato esperti in diversi settori e, senza distinzione di ruoli, giovani e adulti, cittadini comuni e politici, magistrati e studenti. Una folta delegazione dei ragazzi di Locri e di tutta la Calabria (“Ammazzateci tutti”), oltre ai rappresentanti dell’associazione delle vittime di mafia. Si e' parlato di liberta', cittadinanza, informazione, legalita', giustizia, sanita', economia. Una rassegna di idee, percorsi, proposte per un rinnovato impegno contro la criminalita' organizzata. E le relazioni conclusive, raccolte in un manifesto, sono state consegnate al Presidente della Camera Fausto Bertinotti affinche' la politica si assuma le sue responsabilita'. 
Infatti, il presidente di Libera, rivolgendosi al Presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione – e con lui a tutti i rappresentanti delle istituzioni – ha ribadito come la bonta' dei programmi declamati potra' essere giudicata solo alla prova dei fatti e ha concluso con l’appello a «non scendere a compromessi, e se costretti, piuttosto a dimettersi, perfino come parlamentari: il vostro impegno, insieme al nostro, e' fondamentale affinche' il Paese diventi sempre meno “cosa loro” e sempre piu' “cosa nostra”». La passione per la verita' che ha animato la tre giorni romana, puo' essere nutrita solo da un lavoro quotidiano e, in conclusione, rivolgendosi ai rappresentanti delle istituzioni, don Luigi Ciotti perentorio ha affermato: «il tempo e' scaduto». Durante la tre giorni di Contromafie e' stata esposta anche una mostra di vignette satiriche: 57 matite ribelli insieme per costruire un mosaico di denuncia contro le mafie usando lo strumento dell’ironia. Mafiacartoon nasce per incuriosire, provocare e far discutere. Lo strumento della satira per decomporre cristallizzate false verita', per infrangere un tabu' protetto da troppo tempo dalla paura, dal silenzio, dalla rassegnazione e anche per parlare degli innominabili e dei loro giochi. Cosi' i migliori vignettisti italiani e stranieri si sono lasciati sedurre dal progetto e con sensibilita' ed entusiasmo hanno prodotto centinaia di istantanee su una realta' che in moltissimi non accettiamo.  Della mafia si puo' ridere
Il sarcasmo di Mafalda, l’ironia francese di Plantu di Le Monde, l’umorismo british di Steve Bell di The Guardian, l’ironia graffiante di Elle Kappa, Altan, Forattini, Giannelli, Bucchi, le vignette al vetriolo degli autori africani, tra i quali il sudafricano Zapiro e il keniano Gado, per denunciare, ognuno con il suo stile, una realta' che deve essere combattuta ogni giorno. Pochi tratti di matita racchiudono un grido di ribellione, nutrono uno stato d’animo e forse ci fanno sentire meno Don Chisciotte e piu' cittadini consapevoli. Il catalogo Mafiacartoon (editrice EGA, 14 euro) e' disponibile in libreria e i proventi della vendita sono totalmente devoluti a Libera.

 BENI CONFISCATI

La villa di Toto' Riina e' diventata una scuola e la masseria di Giovanni Brusca si e' trasformata in un agriturismo

“Vogliamo che lo Stato sequestri e confischi tutti i beni di provenienza illecita, da quelli dei mafiosi a quelli dei corrotti, e che siano rapidamente conferiti alla collettivita' per creare lavoro, scuole, servizi, sicurezza e lotta al disagio». Con queste parole si apriva la petizione popolare presentata da Libera nel 1995 dopo aver raccolto piu' di un milione di firme: nessuna petizione popolare aveva raggiunto un numero cosi' ampio di adesioni. Il risultato di questa raccolta di firme e' stata una delle piu' grandi vittorie dell’Associazione: la legge 109/96. La normativa rappresenta una delle piu' moderne forme di contrasto alla criminalita' organizzata, perche' punta al recupero e al riutilizzo dei patrimoni accumulati illegalmente. Nell’arco dei dieci anni di applicazione, questa legge ha permesso di colpire le mafie direttamente nei loro interessi economici e redistribuire alla collettivita' le ricchezze illecitamente accumulate in modo da costruire un tessuto sociale rigenerato e concretamente attivo. Obiettivo di Libera e' stato proprio quello di valorizzare i beni confiscati per fini sociali. Numerosi i risultati concreti ottenuti tra i quali: quella che una volta era la villa di Toto' Riina a Corleone oggi e' diventata una scuola, la Casa del Jazz a Roma nasce dalla confisca della villa di Enrico Nicoletti il boss della banda della Magliana. Un’antica masseria confiscata al boss Bernardo Brusca e' diventata l’agriturismo Portella della Ginestra. La legge 109/96, ha permesso inoltre alle cooperative sociali di coltivare i terreni confiscati alla mafia: ad oggi sono in produzione circa 450 ettari di terreni. I prodotti sono venduti con il marchio Libera Terra (www.liberaterra.it) attraverso la rete distributiva delle Coop e delle Botteghe del commercio equo e solidale. La produzione di olio, miele, marmellate, pasta, ceci, vino, agrumi, farina, peperoni, melanzane, ottenuta con i metodi dell’agricoltura biologica, e' un’esempio di legalita' nella qualita', resa possibile dal coraggio e dalla volonta' di giovani siciliani che hanno scelto di coltivare le terre confiscate alla mafia nonostante le minacce e i continui atti di boicottaggio. Con questi prodotti ogni cittadino puo' constatare direttamente i risultati ottenuti dallo Stato e dalla societa' civile in questi anni difficili di lotta alla mafia. La legge 109/96 ha inoltre permesso la diffusione di un nuovo metodo di lavoro basato su un sistema di relazione tra societa' civile organizzata, istituzioni e imprese che si dimostra sempre piu' efficace. Libera vuole riprodurre le esperienze e i sapori della legalita' nelle altre regioni dove sono presenti terreni confiscati alla mafia a cominciare da Calabria, Puglia, Campania e Lazio. (M.P.)


 

 



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