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Cosmofarma dopo il decreto Bersani
Alla luce della rivoluzione che ha colpito la distribuzione dei farmaci e' stato necessario riscrivere il resoconto del decimo anniversario della
piu' importante manifestazione italiana per il mondo della farmacia
di Giorgio Bartolomucci
Rileggere, alla luce del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, l'articolo
che avevo scritto un mese fa, nei giorni successivi all'ultima edizione di
Cosmofarma Exibition (26- 28 maggio 2006), da il senso della rapidita' con cui
il mondo della distribuzione dei farmaci sia stato ridefinito con una decisione,
rapida e unilaterale del nuovo Governo. Non che si sia trattato di un colpo di
mano improvviso - ipotesi di una riforma circolavano da tempo - ma quello che ha
piu' sorpreso e' stato il metodo, l'assenza di una concertazione che avrebbe
permesso ai farmacisti italiani di far valere le proprie ragioni. Che si sarebbe
dovuto scendere a patti, e cedere su qualche privilegio, le organizzazioni che
rappresentano le farmacie private italiane lo avevano gia' messo nel conto e la
minaccia aleggiava sulla categoria nel corso dei diversi convegni che hanno
caratterizzato la piu' grande edizione di Cosmofarma Exibition mai ospitata a
Roma. Oltre 12mila metri quadri dedicati ai tre settori della farmacia, quello
tradizionale del farmaceutico, parafarmaceutico e sanitario; quello naturale,
fitoterapico, alimentare- dietetico e cosmetico; e quello dei servizi in e per
la farmacia. Un totale di 426 espositori, di cui un quarto provenienti dall'estero.
A questo appuntamento primaverile si e' arrivati dopo una serie di iniziative
che erano sembrate, da una parte un'apertura alla discussione con il nuovo
Ministero della Salute Livia Turco, con cui a breve si dovrebbe iniziare la
trattativa per il rinnovo della indispensabile Convenzione per il Servizio
Farmaceutico, e dall'altra una prova di forza supportata da una imponente
Campagna Stampa della Federfarma, ideata dal mitico copy writer Gavino Sanna e
finalizzata alla valorizzazione del ruolo del farmaco (che non e' un bene di
consumo), del farmacista (professione sanitaria insostituibile), delle garanzie
a tutela della salute dei cittadini e, non ultima, dell'importanza della
capillare rete delle farmacie all'interno del Servizio Sanitario Nazionale.In
tutte le farmacie era anche apparso il Decalogo preparato dagli esperti della
Societa' Italiana di Scienze Farmaceutiche per aiutare a utilizzare il farmaco
con proprieta' e sicurezza, ulteriore tentativo per impedire la decisione che
avrebbe permesso la vendita di farmaci senza ricetta anche nei supermercati. A
sostegno di questa strategia difensiva veniva portata una recente indagine del
Cfmt (Centro di formazione management terziario), organizzazione vicina a
Confcommercio, presentata appena il 10 maggio 2006, che indica, ancora una volta
a distanza di quattro anni dalla precedente rilevazione, la farmacia come il
servizio piu' gradito dai cittadini italiani (81% vs 79,2% nel 2002), che le
riconoscono ''la capacita' di saper mettere insieme piu' esigenze dei
consumatori: convenienza, gradevolezza delle relazioni, personalizzazione del
servizio e professionalita'''. Cosi', in fondo in fondo, ai numerosi farmacisti
arrivati in maggio a Roma per Cosmofarma, sembrava possibile che la vertenza
avrebbe trovato, come nel passato, una tipica ricomposizione in ambito politico,
e, molta della discussione, superflua alla luce di quanto e' successo qualche
giorno dopo, si era concentrata sul problema della scontistica in farmacia. A
ragione, i farmacisti ricordavano l'appello e la promessa di concertazione con
le diverse categorie piu' volte ripetuta dal candidato Prodi nel corso della
campagna elettorale di aprile. E ''l'apprezzamento per la storia politica del
Ministro Turco, da sempre ispirata alla difesa della sanita' pubblica e del SSN'',
espressa a nome dell'intera Federazione degli Ordini dei Farmacisti dal dott.
Giacomo Leopardi, faceva sperare in un tranquillo processo di negoziazione. E
invece, a ciel sereno, pare anche all'oscuro di molti ministri, il Governo,
con il decreto d'urgenza sulle liberalizzazioni conosciuto come Bersani- Visco,
dal nome del Ministro dello Sviluppo e del Vice-ministro delle Finanze, ha
scelto - attirandosi critiche molto forti dalle categorie colpite - di procedere
senza discutere con le parti e in Parlamento, per rimuovere quelli che nella sua
analisi erano ostacoli alla concorrenza. La giustificazione addotta e' stata l'esistenza
di procedure di infrazione in sede europea. La cronaca racconta di scioperi e
cortei dei titolari di farmacia italiani, una forma di protesta non utilizzata
da decenni, e di una fine delle agitazioni in cambio, non di una modifica del
testo del decreto, ma della promessa di un maggior ruolo di presidio della
salute pubblica. Nel frattempo, e' attuale la possibilita' di vendere nei
supermercati italiani i farmaci senza ricetta con l'assistenza di un
farmacista e la cancellazione del diritto di eredita' per i figli del farmacista
senza abilitazione. Una sconfitta per la farmacia o una mezza vittoria?
Difficile dirlo, certamente il dibattito avvenuto nelle giornate di Cosmofarma
sarebbe stato diverso in presenza del decreto Bersani, ma forse il rumore
avrebbe inevitabilmente coperto le celebrazioni per il decennale della ''festa
della farmacia'', con le classiche premiazioni Care Award per le migliori
campagne di comunicazione commerciale relative alla automedicazione
responsabile, alla prevenzione delle malattie e alla tutela della salute, per un
Giovane Farmacista e il Preposito d'oro attributo a figure che si siano
distinte per operazioni umanitarie. Grande spazio anche alla solidarieta', in
particolare con il Progetto Artemisia il cui obiettivo e' insegnare alle
popolazioni africane a coltivare l'artemisia, una pianta ricca di un principio
attivo capace di combattere la malaria. Appuntamento l'anno prossimo a
Bologna, con dieci mesi per capire se l'agenda del Governo sul farmaco riservera' altre sosprese e, soprattutto, se le promesse ricevute saranno
rispettate.
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