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Mangiare costa troppo: si cambia
Sembra incredibile ma la crisi della quarta settimana ha modificato consumi e stili alimentari degli italiani
di Valeria Fornarelli
I modelli di consumo alimentare sono in fase di profondo cambiamento, influenzati da nuovi stili di vita, ma anche dalle condizioni del mercato. I continui rincari dei generi alimentari penalizzano la dieta degli italiani e costringono anche gli inventori della dieta mediterranea a ridurla drasticamente a favore di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale. Secondo il Rapporto Annuale
dell'Istat sulle condizioni dell'Italia, il 19% degli italiani non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 50% vive con 1900 euro al mese. Nonostante la spesa media mensile di ciascun nucleo sia aumentata, passando dai 2.461 euro del 2006 ai 2.480 del 2007
(piu' 0,8%, pari a 19 euro), la crescita dei prezzi ha di fatto reso piu' debole il potere di acquisto delle famiglie. Il secondo trimestre 2008 ha registrato una contrazione del Pil e nel mese di giugno
l'inflazione ha sfiorato il 5%, colpendo maggiormente i generi alimentari che hanno raggiunto complessivamente
l'11,18% E' quanto indica il centro studi di Confindustria, che mette in evidenza i tagli dei consumi delle famiglie italiane, soprattutto per i beni alimentari, prodotti sui quali pesano gli aumenti delle materie prime di importazione. Non ci sono piu' dubbi sul fatto che il nostro Paese stia vivendo una fase di recessione:
l'ennesima conferma arriva dai dati Istat sulla spesa delle famiglie nel 2007. I numeri, che secondo gli esperti sono peggiorati nei primi mesi del 2008 con
l'aumento del prezzo del greggio, mostrano che per la prima volta dall'avvento
dell'euro l'importo destinato mensilmente alla spesa alimentare e' diminuito. Si
e' passati da 467 a 466 euro, mentre la spesa per il non food e' salita dell'1%. A subire le conseguenze piu' evidenti di questo calo sono in particolare i prodotti della cosiddetta dieta mediterranea che, proprio a causa della continua corsa dei prezzi, inizia ad evidenziare preoccupanti segni di crisi. Nel menu' degli Italiani ci sono, infatti, sempre meno pane, pasta, frutta, verdure e olio
d'oliva. Per non parlare di prosciutti e salami Dop, che come denuncia la Cia - Confederazione italiana agricoltori - rischiano di scomparire dalle nostre tavole, a causa della crescita record dei costi di produzione.
L'allarme viene lanciato anche da Confcommercio: gli italiani tirano la cinghia e acquistano sempre meno. Nel 2007
c'e' stato, per la prima volta negli ultimi sei anni, un calo in termini reali dei consumi.
E' la prima volta che accade dal 2002. A maggio l'Indicatore dei Consumi di Confcommercio ha registrato una riduzione del 2,7% delle quantita' rispetto allo stesso mese del 2007. Anche la
Federconsumatori, in un comunicato di luglio, denuncia come la situazione del calo dei consumi alimentari sia
''estremamente preoccupante'', in quanto le famiglie italiane sono costrette a tagliare persino i beni di prima
necessita'. Ma gli Italiani non si lasciano scoraggiare: sfruttando il talento tutto nostro
nell'arte di arrangiarsi, da nord a sud il popolo del Bel Paese si e' attrezzato per contenere il volume di beni totali acquistati. Come? Sfruttando due strategie: prodotti piu' economici o di qualita' inferiore.
Dall'Istat, infatti, emerge che sempre piu' italiani fanno la spesa all'hard discount. La percentuale delle famiglie che acquistano prodotti alimentari nelle
''oasi del risparmio'' e' passata dall'8,6% del 2006 al 9,7% del 2007. In base
all'indagine dell'Istituto di Statistica, oltre il 30% dei nuclei familiari, con picchi del 50% al Sud, ha dichiarato di aver limitato
l'acquisto di prodotti o di aver scelto quelli di qualita' inferiore, con punte che arrivano al 33% per il pane e al 38% per la pasta. Per carne, pesce e frutta, sono rispettivamente il 45,3%, il 47,4% e il 43,2% le famiglie che comprano meno o scelgono prodotti meno pregiati. Questa riduzione
e' dovuta soprattutto alle spese difficilmente contenibili, come quelle per i servizi sanitari, o per i trasporti. Un immediato riscontro di questo andamento si ottiene esaminando anche i dati sulle aperture di nuovi negozi: nei primi tre mesi di
quest'anno, oltre 13mila punti vendita hanno cessato l'attivita'. Non reggono piu' la concorrenza della grande distribuzione e dei centri commerciali, che continuano una spietata guerra dei prezzi. Per la
Coldiretti, in base
all'analisi dei dati Ismea Ac Nielsen, si sono avute riduzioni record per pane (-5,5%), pasta (- 2,5%) e in generale una grave stagnazione delle quantita' di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (- 0,4%). In riduzione, continua la
Coldiretti, risultano anche i consumi di ortaggi (- 5,5%), di carne bovina (- 3,4%) e di frutta (- 1,8%). La crisi del petrolio sta portando verso un nuovo modo di mangiare, che privilegia i prodotti locali e la cosiddetta
''filiera corta''. La Coldiretti, infatti, invita a mangiare a ''chilometri
zero'', per risparmiare e combattere
l'inflazione con cibi locali e di stagione, che non subiscono troppe intermediazioni e non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole. Lo stesso Nobel per la Pace ed ex vicepresidente Usa, Alan Gore nel suo libro
''La scomoda verita''' ha inserito l'acquisto di cibi locali offerti direttamente dagli agricoltori
nell'elenco delle cose da fare per dare una mano a salvare la terra dal surriscaldamento globale. Ritornando al problema del costo alimentare, questo sta spingendo alcuni consumatori a preparare il pane in casa. Ma non solo: ci si sta organizzando anche per produrre artigianalmente il companatico. La
Coldiretti, infatti, ha registrato un boom degli orti fai da te. In conclusione non tutto il male vien per nuocere:
quest'aumento dei prezzi potrebbe significare un ritorno alla natura e ai prodotti genuini della terra per soddisfare il bisogno di un numero crescente di consumatori che vuole condurre uno stile di vita salutare e attento
all'ambiente e alla salvaguardia del clima, anche a tavola.
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