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A difesa del cuore
I risultati di nuovi studi rinnovano l’interesse per l’olio di pesce, sia nell’ambito di diete che di trattamenti terapeutici:
in formulazione farmaceutica
di Susan Sauer
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La storia nacque quando alcuni ricercatori si accorsero che
gli eschimesi hanno una bassissima frequenza di cardiopatie (oltre che di
diabete, psoriasi, sclerosi multipla e asma bronchiale). Indagando nella loro
dieta si ipotizzo' che il gran consumo di olio di pesce potesse essere alla base
di questa favorevole condizione. Da allora, a piu' riprese, diverse ricerche
hanno suggerito che gli alti livelli di acidi grassi polinsaturi del tipo
Omega-3, contenuti in pesci quali salmoni, pesce spada e pesce azzurro,
renderebbero piu' forti e resistenti le cellule del muscolo cardiaco. A oggi
sono oltre 5.000 gli articoli scientifici che hanno parlato dell’utilita' di
queste sostanze nella prevenzione e nel trattamento di patologie quali l’ipertensione,
l’asma, il diabete, la depressione e, naturalmente, le malattie
cardio-vascolari. Non dovrebbe fare notizia quindi la pubblicazione su alcune
delle piu' importanti riviste scientifiche internazionali di nuovi risultati che
confermano che mangiare pesci ricchi di Omega-3 fa bene alla salute, eppure
recentemente sui quotidiani ha avuto ampio spazio la ripresa sulla prestigiosa
rivista americana Circulation dei risultati di uno studio sull’efficacia delle
capsule di olio di pesce, condotto dall’Istituto Mario Negri sotto la guida
del dottor Roberto Marchioli e gia' apparsi su Lancet nel 1999. Lo studio
italiano aveva preso in esame 11.324 soggetti affetti da infarto miocardico
suddivisi in quattro gruppi di studio (• trattati con Acidi grassi polinsaturi
(PUFA 850mg/die), • conVit.E • con entrambe le sostanze • con nessuna
delle sostanze). Dopo un follow up medio di 3,5 anni, i pazienti trattati con
PUFA presentavano riduzioni degli infarti miocardici non fatali, di ictus e
della mortalita' globale, maggiori che in quelli che non avevano ricevuto alcun
trattamento, e per lo piu' attribuibili alla diminuzione delle morti cardiache.
All’opposto, i risultati conseguiti solo con la Vit.E non hanno confermato le
aspettative, dimostrando nessuna riduzione della mortalita' o delle recidive
cardiovascolari. Questi dati sono tornati alla ribalta a seguito della
pubblicazione sul Journal of the American Medical Association (JAMA), di uno
studio su quasi 85mila donne, durato 16 anni e recentemente terminato all’Harvard
School of Public Health, da cui si e' appreso che una dieta che contiene salmone
due volte alla settimana riduce di ben 30% il rischio di malattie cardiache, e
previene di oltre il 45% le morti da aritmia cardiaca in pazienti che pure non
soffrono di cardiopatie. Dati identici sono stati contemporaneamente divulgati
dal Brigham Hospital di Boston a seguito di uno studio portato avanti per 17
anni su oltre 20mila uomini. La combinazione dei risultati emersi dai tre studi
ha richiamato l’attenzione dell’American Hearth Association e delle Autorita' sanitarie nordamericane, finora molto caute nel riconoscere un ruolo
preventivo agli integratori alimentari. Non e' sbagliato peraltro pensare che
questo interesse sia legato alla popolarita' che l’olio di pesce ha
recentemente raggiunto con il successo della cosiddetta Zone Diet (Dieta Zona),
una delle diete attualmente piu' in voga nel mondo, che lo considera un elisir
di giovinezza e contro l’invecchiamento della pelle. In realta' questa dieta
non si basa solo sull’assunzione di capsule a base di olio di pesce, ma
consiglia di mantenere nella propria nutrizione un particolare rapporto tra
carboidrati, proteine e, appunto grassi di qualita', in grado di preservare le
membrane cellulari e di favorire la produzione di ormoni. La "Zone"
sarebbe quindi una dieta che riconosce ai grassi una grande importanza, specie a
quelli polinsaturi, nella modulazione della risposta ormonale al cibo (insulina
e glucagone), da cio' la necessaria integrazione di 4-6 grammi al di' negli
adulti, o l’assunzione di almeno 400 grammi alla settimana di pesce. Per le
donne incinte quest’ultimo suggerimento non dovrebbe pero' valere perche' il
mercurio abitualmente presente in salmoni e pesce spada potrebbe danneggiare lo
sviluppo cerebrale del feto.
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Lo stesso Barry Sears, ideatore della "zone
diet", nel suo nuovissimo libro non ancora tradotto in Italiano, per
raggiungere i risultati sperati raccomanda di utilizzare olio di pesce di grado
farmaceutico (esteri etilici di acidi grassi polinsaturi con un contenuto in
acido eicosapentenoico (EPA) e docosapentenoico (DHA) non inferiore all’85%),
l’unico che garantisce oltre l’effetto antinfiammatorio e antiaggregante
anche altre azioni biologiche quali l’influenza sui fattori di proliferazione
cellulare e sulle molecole di adesione cellulare (che favoriscono il processo di
aterosclerosi), la riduzione della pressione arteriosa e l’effetto
ipotriglicerizzante. |
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