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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

A difesa del cuore

I risultati di nuovi studi rinnovano l’interesse per l’olio di pesce, sia nell’ambito di diete che di trattamenti terapeutici: in formulazione farmaceutica

di Susan Sauer

cuore
La storia nacque quando alcuni ricercatori si accorsero che gli eschimesi hanno una bassissima frequenza di cardiopatie (oltre che di diabete, psoriasi, sclerosi multipla e asma bronchiale). Indagando nella loro dieta si ipotizzo' che il gran consumo di olio di pesce potesse essere alla base di questa favorevole condizione. Da allora, a piu' riprese, diverse ricerche hanno suggerito che gli alti livelli di acidi grassi polinsaturi del tipo Omega-3, contenuti in pesci quali salmoni, pesce spada e pesce azzurro, renderebbero piu' forti e resistenti le cellule del muscolo cardiaco. A oggi sono oltre 5.000 gli articoli scientifici che hanno parlato dell’utilita' di queste sostanze nella prevenzione e nel trattamento di patologie quali l’ipertensione, l’asma, il diabete, la depressione e, naturalmente, le malattie cardio-vascolari. Non dovrebbe fare notizia quindi la pubblicazione su alcune delle piu' importanti riviste scientifiche internazionali di nuovi risultati che confermano che mangiare pesci ricchi di Omega-3 fa bene alla salute, eppure recentemente sui quotidiani ha avuto ampio spazio la ripresa sulla prestigiosa rivista americana Circulation dei risultati di uno studio sull’efficacia delle capsule di olio di pesce, condotto dall’Istituto Mario Negri sotto la guida del dottor Roberto Marchioli e gia' apparsi su Lancet nel 1999. Lo studio italiano aveva preso in esame 11.324 soggetti affetti da infarto miocardico suddivisi in quattro gruppi di studio (• trattati con Acidi grassi polinsaturi (PUFA 850mg/die), • conVit.E • con entrambe le sostanze • con nessuna delle sostanze). Dopo un follow up medio di 3,5 anni, i pazienti trattati con PUFA presentavano riduzioni degli infarti miocardici non fatali, di ictus e della mortalita' globale, maggiori che in quelli che non avevano ricevuto alcun trattamento, e per lo piu' attribuibili alla diminuzione delle morti cardiache. All’opposto, i risultati conseguiti solo con la Vit.E non hanno confermato le aspettative, dimostrando nessuna riduzione della mortalita' o delle recidive cardiovascolari. Questi dati sono tornati alla ribalta a seguito della pubblicazione sul Journal of the American Medical Association (JAMA), di uno studio su quasi 85mila donne, durato 16 anni e recentemente terminato all’Harvard School of Public Health, da cui si e' appreso che una dieta che contiene salmone due volte alla settimana riduce di ben 30% il rischio di malattie cardiache, e previene di oltre il 45% le morti da aritmia cardiaca in pazienti che pure non soffrono di cardiopatie. Dati identici sono stati contemporaneamente divulgati dal Brigham Hospital di Boston a seguito di uno studio portato avanti per 17 anni su oltre 20mila uomini. La combinazione dei risultati emersi dai tre studi ha richiamato l’attenzione dell’American Hearth Association e delle Autorita' sanitarie nordamericane, finora molto caute nel riconoscere un ruolo preventivo agli integratori alimentari. Non e' sbagliato peraltro pensare che questo interesse sia legato alla popolarita' che l’olio di pesce ha recentemente raggiunto con il successo della cosiddetta Zone Diet (Dieta Zona), una delle diete attualmente piu' in voga nel mondo, che lo considera un elisir di giovinezza e contro l’invecchiamento della pelle. In realta' questa dieta non si basa solo sull’assunzione di capsule a base di olio di pesce, ma consiglia di mantenere nella propria nutrizione un particolare rapporto tra carboidrati, proteine e, appunto grassi di qualita', in grado di preservare le membrane cellulari e di favorire la produzione di ormoni. La "Zone" sarebbe quindi una dieta che riconosce ai grassi una grande importanza, specie a quelli polinsaturi, nella modulazione della risposta ormonale al cibo (insulina e glucagone), da cio' la necessaria integrazione di 4-6 grammi al di' negli adulti, o l’assunzione di almeno 400 grammi alla settimana di pesce. Per le donne incinte quest’ultimo suggerimento non dovrebbe pero' valere perche' il mercurio abitualmente presente in salmoni e pesce spada potrebbe danneggiare lo sviluppo cerebrale del feto.
 
cuore Lo stesso Barry Sears, ideatore della "zone diet", nel suo nuovissimo libro non ancora tradotto in Italiano, per raggiungere i risultati sperati raccomanda di utilizzare olio di pesce di grado farmaceutico (esteri etilici di acidi grassi polinsaturi con un contenuto in acido eicosapentenoico (EPA) e docosapentenoico (DHA) non inferiore all’85%), l’unico che garantisce oltre l’effetto antinfiammatorio e antiaggregante anche altre azioni biologiche quali l’influenza sui fattori di proliferazione cellulare e sulle molecole di adesione cellulare (che favoriscono il processo di aterosclerosi), la riduzione della pressione arteriosa e l’effetto ipotriglicerizzante.


 

 

 


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