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Cute, cinema e bambini
La presenza di una patologia cutanea nei film per bambini
non e' rara, anzi capita spesso che essa venga utilizzata per caratterizzare i personaggi. Creando false percezioni nel pubblico piu' giovane
di Andrea Bernardini
La lettura di libri per l’infanzia, meglio se assistita da parte degli adulti, e lo sviluppo di una fantasia autonoma sono fondamentali per la crescita di un bambino. Oggi,
pero', l’immaginario dei bambini
e' sempre piu' legato alle immagini viste in televisione, nelle videocassette e nei
Dvd. Immagini “reali” che spesso contribuiscono a delineare i confini tra buoni e cattivi.
“Se questo fatto puo' avere dei lati positivi - sottolinea il dott. Mario Cutrone dell’Ambulatorio Patologie Cutanee del Bambino dell’ospedale Umberto I di Mestre-Venezia - rispetto alla globalizzazione dei giochi e alla maggior facilita' d’integrazione con i coetanei stranieri, data la stessa base ludica, sicuramente presenta anche molti problemi. Basti pensare all’impoverimento della capacita' di creazione autonoma di immagini e della fantasia in generale o, per venire all’ambito dermatologico, al modo in cui le dermatosi sono presentate e utilizzate nei film proposti ai bambini”. Film nei quali, aggiungiamo noi, abbondano esempi di
nevo, alopecia, pie baldismo e varie sindromi. La presenza di un nevo piuttosto evidente sul viso di un personaggio
e' sovente collegata, nelle pellicole per bambini, al ruolo del cattivo, di solito una femmina adulta. Mostrano un nevo melanocitico sul volto la strega del mare che ruba la voce ad Ariel ne “La Sirenetta”, la strega cattiva di “Biancaneve e i Sette Nani”, la signorina Trinciabue del film “Matilda” e l’inflessibile capoufficio Roz di “Monsters”. Personaggi che incarnano, in maniera chiara e fin dall’inizio della storia, la “cattiveria assoluta”. Il ciuffo bianco tra i capelli, invece, viene usato nel cinema dedicato ai piu' piccoli per dare una connotazione di doppiezza e poca affidabilita'
e' il caso di Crudelia De Mon, la cattiva de “La carica dei 101”, della matrigna di Cenerentola e del Gremlin nel film di Joe Dante. Tutte figure contraddistinte inizialmente da un’apparente bonta' d’animo che diventa poi
crudelta'. Pure l’alopecia
e' una patologia a cui il cinema, incluso quello rivolto agli adulti, ha fatto spesso ricorso per tipicizzare il cattivo di turno. Anzi, si potrebbe dire che vi
e' quasi un rapporto diretto tra la consistenza del problema e la cattiveria del personaggio. Se infatti Edgar - il maggiordomo de “Gli Aristogatti” perfido ma impacciato - e Mr. Burns de “I Simpson” esibiscono una classica alopecia
androgenetica, Voldmort del film “Harry Potter”, personificazione del male con la emme maiuscola,
e' afflitto da alopecia totale.
La stessa che caratterizza altri due supercattivi, il Giudice di “Chi ha incastrato Roger Rabbit” e Lex
Luthor, l’acerrimo nemico di Superman. “Anche molte sindromi - spiega il dottor Cutrone - sono state utilizzate per dare una connotazione negativa al personaggio di un film. Nella saga di “Guerre Stellari” l’Imperatore, dominatore del lato oscuro della Forza, presenta un quadro forse compatibile con una neurofibromatosi tipo I, mentre in “Batman” il gangster “two faces” sembra affetto da una Sturge -Weber. I denti conici di Ades (“Hercules”,
ndr) invece, potrebbero evocare una displasia ectodermica. E si possono citare molti altri esempi”. La malattia dermatologica,
pero', non viene utilizzata solo in senso negativo. Numerosi sono i casi in cui, nelle pellicole per bambini, un personaggio positivo ha un disturbo cutaneo. Il tenerissimo Cucciolo di “Biancaneve e i Sette Nani”
e' palesemente affetto da alopecia areata totale; la stessa patologia che affligge Charlie Brown dei “Peanuts” e il buon Fester della famiglia
Addams. Una cicatrice sul volto distingue invece Harry Potter, rammentando agli altri la sua potenza magica. Anche la fidanzata di Jack Skeletron in “The Nightmare Before Christmas”, Sally, presenta delle cicatrici multiple, simili a quelle provocate da incidenti stradali. E lo stesso Peter Pan
e' caratterizzato da alcune peculiarita' somatiche che, pur rendendolo unico, rimandano alla sindrome di Williams (naso all’insu', socievolezza estrema, attenzione limitata nel tempo, occhi “brillanti”).
Gli effetti sui piu' piccoli
L’impiego di patologie dermatologiche funzionali al racconto destinato a spettatori molto piccoli - e quindi ancora sprovvisti di uno spirito critico “maturo” che li aiuti a discernere tra realta' e finzione - puo' portare ad associare anche nel mondo “reale” la malattia cutanea a un giudizio complessivo negativo sulla persona. Per fortuna, le piu' grandi case cinematografiche, negli anni, hanno accostato a figure adulte e malvagie un certo numero di personaggi “bambini” affetti a loro volta da problemi dermatologici ma buoni. “Non ci sono studi - dice ancora il dottor Cutrone - che evidenzino e definiscano in maniera scientifica l’impatto positivo e negativo generato dalla visione di certe pellicole su bambini affetti da patologie cutanee. Sarebbe invece importante studiare se ci siano delle modificazioni nella percezione della propria malattia e quindi della qualita' di vita. Il dermatologo e il pediatra, per modulare gli interventi diagnostici e terapeutici piu' appropriati, devono conoscere l’impatto emotivo che la consapevolezza di essere affetti da una malattia della pelle comporta nei bambini. Tra i fattori che possono condizionare il vissuto di quest’ultimi non sono stati finora presi in considerazione l’effetto moltiplicatore o, al contrario, tranquillizzante che il tipo di rappresentazione cinematografica della patologia puo' verosimilmente produrre”.
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