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Cutting: quando le cicatrici piacciono
Il vuoto di emozioni porta alcuni giovani a marchiare la propria pelle con tagli e cicatrici che lanciano una sfida alla societa'
di Roberta Rinaldi
Il dolore non allontana i giovani da alcune manifestazioni estreme ed esasperate della loro
individualita'. Forse vi sara' capitato di sentir parlare di cutting o di
branding, e magari avrete pensato che si tratta
dell'ennesima testimonianza di come i tempi siano cambiati negli ultimi anni. Chi lavora con i giovani sa invece quanto queste pratiche estreme di scarificazione esprimano la disperata esigenza di nuove forme di espressione. Da anni ci siamo infatti abituati al concetto di body art, considerandolo quasi una sperimentazione artistica
d'avanguardia. Piercing e tatuaggi, che pure sono segni quasi indelebili sono infatti ormai entrati nella consuetudine e raramente colpiscono se non per la loro
originalita'.
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Al contrario, recentemente, capita
d'incontrare segni che ricamano il corpo di molti ragazzi e ragazze, molto piu' bizzarri e sconvolgenti, frutto della pratica del cutting
(dall'inglese cut, tagliare), tecnica estrema che provoca tagli, ferite, placche metalliche da indossare sottopelle, cicatrici permanenti a forma di lettere, figure geometriche, numeri, anche animali, a volte colorati. Il fenomeno
e' nato negli Usa, e si e' diffuso poi in Francia, in Inghilterra, in Olanda e piu' lentamente in Italia. Tecnicamente si distingue fra un
''delicate self-cutting'' che da luogo a piccole ferite, e il ''branding'' che determina bruciature e marchi a fuoco sulla pelle. Ma perche' si decide di segnare in un modo cosi' definivo il proprio corpo? Spesso ci si taglia per incidere (e non tatuare) sulla pelle qualcosa che rappresenti qualcosa
d'importante della propria vita: simboli, figure, cicatrici indelebili che assumono quindi il valore di emozione, memoria, piacere ma anche di ribellione. |
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Ogni taglio, cosi', puo' servire a ricordare un incontro, un amore,
un'amicizia perduta, un momento di forte rabbia e il proprio corpo viene martorizzato volontariamente come arma di sfogo. Secondo il racconto di chi ha fatto questa drammatica esperienza, un coltello, una forbice, un temperino vanno bene, ma anche un foglio di carta o degli aghi possono bastare per far capire al mondo intero che un dolore
e' meglio del vuoto di emozioni. L'auto punizione e' quindi un sintomo del disagio di chi si sente inadeguato e si procura ed esibisce cicatrici colorate e una pelle ricamata, come rivalsa sul mondo. Ma secondo gli psicologi
e' anche una richiesta di aiuto perche' queste persone autolesioniste soffrono molto dentro di se, non accettano di apparire deboli e sfidano il mondo ostentando la loro ribellione con cio' che considerano una prova di coraggio.
E' un modo per far prevalere la propria persona dicendo: ''io sono questo corpo
segnato''. Ignorati quindi i pericoli, le infezioni che i tagli possono provocare. Con il cutting prima si forma la piaga e successivamente si crea un cheloide, in cui
s'inserisce cenere, inchiostro e altre sostanze, spesso nocive. Esistono incisioni lineari in cui i lembi della pelle non sono accostati, altre volte, invece, si realizzano dei veri e propri disegni (decorazioni floreali, stelle, cuori, figure geometriche, simboli giapponesi), ma affinche' cio' avvenga
e' sempre necessario togliere alcuni pezzi di pelle. Se vi capitasse in ambulatorio una giovane - sicuramente un po' strana - con piccole o grandi cicatrici in evoluzione, ovvero sopraelevate, rossastre, tese, puriginose e dolenti, vi accorgerete che si stanno trasformando in cheloidi e che il danno
e' ormai fatto e non c'e' quasi niente che voi possiate fare. Se invece, paradossalmente, vi chiedessero un consiglio sulla propria decisione, o quella dei loro figli, di ricorrere a pratiche di cutting, non potete evitare di ricordare in modo determinato i rischi legati a strumenti poco puliti, oltre le possibili infezioni dovute a una cattiva medicazione o alla poca cura delle ferite. Infatti questi tagli artigianali possono rimanere aperti per circa 20-30 giorni e se non si utilizzano le dovute precauzioni, si rischiano anche sepsi gravi, con febbre alta e allucinazioni. In conclusione, a chi insistesse, con una buona dose di superficialita', che si tratta di una moda o di una tendenza alternativa, rispondete che se il cutting crea emozioni, sensazioni momentanee, esso nasconde sempre un disagio piu' profondo e che per piacere e attirare
l'attenzione, esistono sistemi meno dolorosi e pericolosi. Da definire, infine, se non esista un obbligo medico-legale di denuncia nei riguardi di chi realizza professionalmente il cutting dietro compenso.
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