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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

AIDA: fidelizzare per restare forti

Buona affluenza e alta qualita' scientifica per un programma tutto disegnato per il dermatologo ambulatoriale

L’AIDA non ha certo bisogno di presentazioni. Da numerosi anni, l’Associazione che riunisce i Dermatologi Ambulatoriali Italiani svolge un ruolo di primo piano nella crescita di una specialita' che svolge il ruolo di cinghia di trasmissione fra la dermatologia che s’insegna nelle Universita' o che si vede negli ospedali, e le esigenze e le richieste che vengono poste sul territorio da pazienti alle prese con problemi cutanei. Il Congresso Annuale e' sempre stato un importante momento della vita dermatologica del nostro Paese, tanto che agli inizi e per lunghi anni, in tema di manifestazioni congressuali, si e' parlato di uno ''stile AIDA'', improntato al connubio fra programmi scientifici di alto livello e socializzazione perfetta fra i partecipanti, riuniti in strutture in grado di ospitare tutti nello stesso spazio, preferibilmente un villaggio o un unico albergo. La storia recente racconta che a causa di restrizioni minesteriali, di scissioni e partenogenesi di associazioni, crisi di crescita e quant’altro, l’AIDA e' passata attraverso una serie di fasi, ma conferma che oggi l’associazione e' ancora capace di attrarre oltre 500 specialisti in una citta' tanto bella quanto difficile come Roma, dove tutto costa di piu' e non solo in termini economici ma anche di traffico, tempo e fatica. Merito di un gruppo dirigente affiatato, capace e motivato, che recentemente ha introdotto una serie di innovazioni che hanno voluto rimarcare la centralita' del ruolo dei dermatologi che operano in regime di convenzione o libero-professionale, rafforzandone l’identita' culturale, difendone l’autonomia professionale, promuovendo in tutta Italia campagne educative. Una dirigenza che si e' posta anche il bisogno di intraprendere modifiche strutturali come l’elezione dei Coordinatori Regionali eletti direttamente dai Soci della regione di competenza. Tutte novita' che fanno pensare che l’AIDA abbia preso le misure, e deciso le contromisure, per contrastare quella crisi da sovraffollamento che sembra caratterizzare il panorama dermatologico nazionale. Attraverso i corsi organizzati durante l’anno si tenta infatti di fidelizzare il proprio iscritto, differenziando la propria attivita' da quella delle altre, piu' o meno storiche, Societa' professionali. Al dermatologo frastornato e indeciso si promettono e offrono nozioni pratiche, preziose per la sua crescita professionale. La strategia appare vincente, eppure, nei corridoi del congresso quest’anno si respirava una sensazione di de'ja' vu, una certa stanchezza del format e la mancanza di quell’entusiamo proprio dello stile AIDA, come se per rinnovarsi veramente si fosse alla ricerca di un’idea che ancora non c’e'.



 

 

 


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