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L´uomo ha sempre sofferto di mal di testa. La prima testimonianza di questa particolare patologia umana ci viene dal mondo della mitologia greca. Per porre fine a un feroce mal di testa che lo affliggeva, Giove chiese a Vulcano di aprirgli il cranio con un colpo d´ascia. Un sistema che evidentemente non consigliamo a nessuno, anche se chi soffre di emicrania arriva a ricercare qualsiasi soluzione pur di smettere di soffrire. Infatti, nel VII secolo a.C. uno dei metodi consigliati per curare la cefalea era di praticare un foro nella testa allo scopo di ridurre la pressione endocranica e di liberare gli spiriti maligni, causa del dolore. Più articolati e conosciuti, grazie ai papiri, i rimedi proposti e la descrizione delle crisi dolorose lamentate dal faraone Amenophis IV. Sembra che ne fosse affetta anche la splendida Cleopatra. Del I secolo d.C. la prima definizione di emicrania da parte di Areteo di Cappadocia: "l´emicrania si distingue dalle altre forme di cefalalgia per la sua sede e per la intermittenza; essa sopraggiunge a intervalli più o meno lunghi e si limita a una sola metà del cranio". Sono molti, nel corso della storia e dei secoli ad aver sofferto di mal di testa: fra i più noti Sigmund Freud come Leopardi, Chopin, Virginia Woolf, Charles Darwin, Girolamo Savonarola e Giovanni
Calvino.
Per molto tempo la medicina si è occupata delle patologie che interessavano il genere maschile, sperimentando su di esso terapie nuove. Solamente quando è cambiato il ruolo della donna all´interno della società si è preso coscienza che fra le patologie che più affliggevano il sesso debole, c´era la cefalea. A seguito di
ciò, probabilmente, è nata la classica associazione fra mancanza di desiderio sessuale femminile e il mal di testa, ovvero l´uso di questo disturbo per evitare un rapporto sessuale poco gradito. Solo più tardi è stato scoperto che ogni tipo di esercizio fisico, e tra questi il sesso,
può scatenare o aggravare una cefalea. Si è anche iniziato a parlare di mal di testa come specchio di un disagio psicologico e della cefalea come sintomo della sindrome premestruale, e
ciò non ha certo aiutato a liberare questa patologia da una incerta, e non documentata, preferenza per il genere femminile. In realtà, la cefalea, e in particolare l´emicrania, sono patologie multifattoriali, provocate da un´insieme di geni e da fattori ambientali, come l´alimentazione, lo stile di vita, il fumo, l´alcool, che colpiscono indifferentemente uomini e donne. È molto probabile che i fattori genetici da soli non siano in grado di indurre la malattia, anche se si ritiene che a predisposizione familiare dell´emicrania sia una condizione sufficienttemente certa. Rimangono
però quasi sconosciute le modalità di trasmissione anche se nel corso degli anni sono state proposte diverse teorie per spiegare la comparsa e il mantenimento dell´attacco cefalgico ed emicranico. Si è parlato del ruolo dei sistemi serotoninergico e dopaminergico, ma sebbene i recettori della serotonina siano implicati nella cascata degli eventi dell´attacco emicranico, non sembrano avere un ruolo primario nella malattia stessa. La teoria del coinvolgimento della dopamina, e in particolare della ipersensibilità di questo sistema, si basa sul riscontro di nausea e vomito durante gli attacchi e sulla scomparsa del dolore con l´uso di farmaci antidopaminergici. Studi condotti negli ultimi anni hanno anche evidenziato l´associazione tra il gene che codifica per un recettore dopaminergico e l´emicrania con aura. Un protocollo terapeutico dell´attacco acuto si avvale
perciò di triptani, che agiscono sui recettori della serotonina, arginando così
la dilatazione dei vasi sanguigni cerebrali, dell´ergotamina e suoi derivati, ma anche dei FANS, quali ibuprofene e naprossene sodico, che agiscono sulle prostaglandine, sostanze responsabili anche degli spasmi della muscolatura liscia. La terapia ormonale viene presa in considerazione quando tutti gli altri tentativi farmacologici sono falliti. Il magnesio, somministrato nella fase premestruale,
può essere di aiuto per ridurre l´irritabilità e prevenire l´attacco emicranico. La terapia preventiva utilizza, con un certo successo, anticonvulsivanti, quali il divalproato sodico, mentre per i farmaci più recenti, quali gabapentina e lamotrigina, l´evidenza clinica è meno forte, mentre con il topiramato si sta registrando una discreta efficacia e un profilo d´uso sicuro. Buone speranze per alcune forme di emicrania giungerebbero anche dalla tossina botulinica che agirebbe in due modi: bloccando la giunzione neuromuscolare e quindi prevenendo la contrattura muscolare, fattore scatenante dell'attacco, e inibendo il peptide CGRP, un vasodilatatore fondamentale nei meccanismi dell'emicrania.
E intanto sul botulino lo scontro continua....
A circa vent´anni dall´approvazione dell´uso medico della Tossina Botulinica, le statistiche raccontano come sia in corso un vero boom di applicazioni estetiche a contrastare quel particolare tipo di rughe conosciute come dinamiche
perché originate da una eccessiva attività muscolare. Donne sempre più giovani, a scopo quasi preventivo, chiedono al chirurgo di ridurre la propria mimica facciale, per mantenere
così un aspetto fresco, più rilassato ed esente da rughe d´espressione. Nonostante un profilo di sicurezza sufficiente sicuro, riaffermato anche dal Prof. Scuderi, Ordinario di Chirurgia Plastica presso la Sapienza di Roma, le polemiche e le critiche non tendono a smorzarsi. Si era partiti dal timore che il farmaco potesse indurre depressione e finanche suicidi, poi l´anno passato erano stati pubblicati i dati provenienti da una Associazione di consumatori che mettevano in guardia rispetto a rischi diretti molto gravi per l´incolumità dei pazienti. Ripresi e rilanciati dalla stampa di tutto il mondo, i dati furono smentiti e andarono presto nel dimenticatoio. Ora, sull´inserto del giornale La Repubblica è apparso un nuovo articolo che dimostrerebbe come la tossina, inoculata localmente, entrerebbe in circolo e potrebbe dare effetti collaterali sistemici. In medicina non dovrebbero scontrarsi le opinioni ma dati scientifici il più possibile obiettivi, dimostrabili e inconfutabili. Qui sembrano agitarsi emozioni, aspettative, interessi che purtroppo non sono estranei alla comunità scientifica e alle industrie che sponsorizzano le varie ricerche e traggono legittimi vantaggi dalla vendita dei propri farmaci.
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