|
Epilessia, reazioni ai farmaci anticonvulsanti
Le persone affette da epilessia possono fare vacanze normali? Si', se sono
libere da attacchi e se seguono alcune semplici prescrizioni. Attenzione anche
alle reazioni cutanee da farmaci anticonvulsivanti
di Michael Gould
Milioni di italiani sono ormai in vacanza. E tra questi vi sono molti dei
circa 600mila epilettici del nostro Paese - insieme con i loro parenti, amici o
accompagnatori. Ma puo' una persona affetta da epilessia affrontare una vacanza ''normale''? Per comprenderlo giova innanzitutto ricordare cos'e' l'epilessia,
come si manifesta e come viene curata oggi. L'epilessia non e' una malattia
vera e propria ma e' piuttosto una sindrome, cioe' un insieme di sintomi diversi
che si manifestano congiuntamente: fra i piu' comuni vi sono le assenze (l'epilettico
appare ''assente'' per alcuni istanti e non ha memoria di quei momenti) e gli
attacchi convulsivi, probabilmente il sintomo piu' noto dell'epilessia e
ancora quello piu' temuto, in quanto spesso i presenti non sanno come soccorrere
l'epilettico e si lasciano prendere dal panico. L'epilessia e' il piu'
comune tra i disturbi neurologici e colpisce piu' di 40 milioni di persone nel
mondo e 6 milioni solo in Europa. Da 5 a 10 persone su mille soffrono di
epilessia e si registrano tra 50 e 70 nuovi casi circa all'anno ogni 100 mila
persone. Le persone affette da epilessia possono avere crisi, anche frequenti,
causate da eccessiva attivita' elettrica in una parte (crisi focali o parziali)
o in tutto il cervello (generalizzate). Le crisi si possono manifestare in
molteplici forme, tra cui disturbi del movimento, dell'affettivita' o della
coscienza. Le crisi parziali possono essere semplici (la): non hanno effetto
sullo stato di coscienza. Possono manifestarsi spasmi muscolari anomali, perdita
di sensibilita', sudorazione, vertigini, nausea, disturbi di percezione e
memoria e una sensazione di ''de'ja' vu''; complesse (lb) che alterano lo
stato di coscienza; oppure secondariamente generalizzate (lc): una crisi
semplice o complessa si diffonde attraverso il cervello, spesso portando a
intensi spasmi muscolari e caduta al suolo (crisi tonico-cloniche). Allo stesso
modo ci sono differenti tipi di crisi generalizzate: le assenze (IIa) sono una
breve interruzione che puo' durare da pochi secondi soltanto fino a circa mezzo
minuto. Un'assenza tipica inizia d'improvviso, la persona smette di fare cio' che sta facendo e fissa il vuoto.Gli occhi possono brevemente rivoltarsi in
su prima che la crisi termini rapidamente. Nelle assenze tipiche, la persona
fissa il vuoto ma spesso e' in grado di reagire. Le crisi miocloniche (IIb)
determinano improvvise e simmetriche contrazioni degli arti come da shock. Esse
spesso si manifestano da sole o insieme ad altri tipi di crisi generalizzate.
Nelle crisi generalizzate cloniche (IIc) talvolta manca una fase tonica
iniziale, mentre sono presenti convulsioni muscolari ripetute. Le crisi toniche
(IId) qualche volta presentano soltanto una fase tonica: si manifesta un
generale irrigidimento muscolare che puo' far cadere la persona a terra. Nelle
crisi tonico-cloniche (IIe) una persona s'irrigidisce e, se in piedi, cade
prima che si manifestino le convulsioni. Altri sintomi includono l'alterazione
del ritmo cardiaco e della pressione sanguigna, un aumento della salivazione e
un massiccio incremento della pressione nella vescica, che il piu' delle volte
causa incontinenza. La malattia si puo' manifestare anche con crisi atoniche (IIf)
caratterizzate da un'improvvisa perdita del tono muscolare, che puo' causare
il rilascio improvviso dei muscoli del collo o di un arto, o porta la persona a
cadere al suolo con conseguente rischio di farsi male. Se e' accompagnato da
perdita di coscienza, essa dura solo pochi attimi. Come appare evidente l'epilessia
non e' una singola malattia e la diagnosi si basa sulla descrizione della/e
crisi, preferibilmente da parte di qualcuno che vi abbia assistito e attraverso
esami fisici e test. Questi ultimi includono esami del sangue, per identificare
una possibile causa metabolica degli attacchi ed escludere altre malattie, il
ricorso a elettroencefalogramma (EEG) per misurare l'attivita' elettrica della
superficie del cervello. In persone con epilessia, tracciati con picchi anomali
sono visibili non solo durante gli attacchi, ma anche tra un attacco e l'altro,
o a scansioni cerebrali a esempio la Risonanza magnetica (MRI) e la Tomografia
computerizzata (CT), per evidenziare eventuali aree cerebrali danneggiate che
possano essere ritenute responsabili delle crisi. Molte persone hanno un'unica
crisi epilettica nella loro vita, ma e' comunque opportuno andare a fondo sull'argomento.
L'epilessia in molti casi viene diagnosticata solo dopo piu' di una crisi e
risente tuttora di una profonda stigmatizzazione sociale, in quanto viene
erroneamente correlata alla malattia mentale o alle difficolta' di
apprendimento. Da molti anni per il trattamento si usa una classe di farmaci
specifici, gli antiepilettici tradizionali (AED), come il sodio valproato e la
carbamazepina, cui oggi si sono aggiunti i cosiddetti antiepilettici di nuova
generazione (come il levetiracetam) che puntano a minimizzare gli effetti
collaterali. Obiettivo principale di tutti questi farmaci e' quello di ottenere
periodi senza crisi i piu' lunghi possibili. Un paziente con una terapia
ottimale puo' essere libero da crisi anche per anni: in queste condizioni, puo'
fare una vita assolutamente normale. Puo' ottenere la patente di guida, ad
esempio (dopo un numero di anni senza crisi variabile da paese a paese) e puo'
praticare qualsiasi sport. Per molti sport considerati pericolosi, tuttavia,
sono previste limitazioni per i soggetti affetti da epilessia, anche se sono
liberi da crisi da molti anni. e' il caso delle immersioni, della vela, del surf
e degli sport di mare in generale, che sono sconsigliati ai casi gravi di
epilessia: poiche' pero' e' difficile classificare la gravita' di una forma di
epilessia, la prescrizione viene spesso estesa a tutti gli epilettici. Piu'
facile accedere alle vacanze in montagna: L'associazione Montagna Amica di
Trento, per esempio, propone una serie di escursioni in montagna accessibili,
ossia percorsi in montagna che possano essere effettivamente percorsi da tutti,
da famiglie con bambini, da persone con lievi disabilita', da ipovedenti e non
vedenti, da sordomuti, da persone con alcune malattie quali a esempio diabete,
epilessia, anoressia, obesita', che cosi' possono disporre di una raccolta di
itinerari che da un lato siano privi di difficolta' tecniche e di pericoli e
dall'altro permettano loro di avvicinarsi ugualmente all'affascinante mondo
delpsichiatria la montagna, ambiente che significa prima di tutto solidarieta' e
amicizia. In conclusione, qualsiasi sia il tipo di vacanza scelto, la persona
affetta da epilessia puo' assicurarsi una vacanza serena seguendo alcune
semplici prescrizioni generali, come ridurre al minimo o eliminare il consumo di
alcol, sigarette o altre sostanze di cui si tende ad aumentare l'uso in
vacanza e accertarsi di continuare a seguire in modo regolare la terapia. Se si
decide di andare in vacanza all'estero sarebbe bene evitare i paesi a rischio
dal punto di vista sanitario e della sicurezza e informarsi sempre sull'assistenza
specializzata nel paese prescelto. Per maggiori informazioni si puo' visitare
Epilessia News pubblicata nel sito web all'indirizzo www.korkronos.it.
REAZIONI DA FARMACI ANTICONVULSIVANTI
Le reazioni cutanee provocate da farmaci anticonvulsivanti rappresentano un
evento difficilmente quantificabile, ma non per questo un evento trascurabile.
La maggior parte delle volte la reazione e' lieve, accompagnata dalla sensazione
di prurito e si risolve con rapidita' dopo aver sospeso il farmaco. I meccanismi
attraverso cui si vengono a determinare le reazioni sono due: di tipo
farmacologico e di tipo immunologico. Nel primo caso il farmaco svolge un'abnorme
attivita' farmacologica a livello della cute e la patologia che ne deriva e' dose dipendente e varia. Nel caso degli anticonvulsivanti, in particolare della
carbamazepina, e' ormai certo che queste molecole, dopo vari giorni o settimane
di assunzione, sono in grado di aumentare l'espressione di alcuni o di tutti
gli enzimi microsomiali del sistema epatico P- 450, determinando un metabolismo
piu' o meno rapido di molti dei farmaci regolarmente utilizzati dal dermatologo
per una terapia sistemica (retinoidi, cicolosporina A). Come conseguenza
farmacologica si potranno registrare dei livelli serici piu' alti, tanto da
determinare un accumulo tossico a livello cutaneo, e altre volte cosi' bassi da
diminuirne l'effetto terapeutico.
Per quanto riguarda il meccanismo
immunologico, esso dipende dalla capacita' dei farmaci di legarsi a un carrier
proteico per formare un complesso immunogeno; dalla via di somministrazione (la
piu' sensibilizzante e' la via intramuscolare); da condizioni ambientali
concomitanti (altra patologia che altera la risposta immunologica, esposizione
ai raggi solari); predisposizione di tipo genetico. Per anni la classificazione
di riferimento per le Reazioni Cutanee Avverse da Farmaci (RCAF) e' stata quella
di Gell e Coombs le fa risalire a meccanismi di ipersensibilita' di tipo I, II,
III, IV ( da Roujeau JC, Stern RS. N Engl J Med 1994; 331:1272). Oggi piu'
Autori ritengono che si tratti di uno schema molto semplificato perche' nella
maggior parte dei casi sono coinvolte reazioni immunitarie sia umorali che
cellulari. In termini generali, le reazioni cutanee avverse da anticonsultivanti
sarebbero dovute principalmente al IV tipo, ovvero a una reazione immunologica
cellulo-mediata in cui i linfociti sensibilizzati reagirebbero con il farmaco,
liberando citochine in grado d'innescare la risposta infiammatoria cutanea. I
quadro clinico puo' andare da una tipica reazione esantematica morbilliforme in
cui le lesioni, singole o confluenti, iniziano 2 settimane dopo l'inizio della
terapia, al volto estendendosi simmetricamente su tronco e arti e altre aree
fotoesposte. Si associano edema facciale, prurito, febbre, brividi e cefalea. La
mancanza di una localizzazione in sede palmo- plantare permette di distinguerlo
dagli esantemi virali. Altro quadro clinico e' lEritema
fisso, inizialmente
caratterizzato da una chiazza ertematosa, comunemente unica e ovale, solitamente
asintomatica, che insorge entro otto ore dall'assunzione del farmaco, per poi
evolvere con la formazione di vescicole e bolle, fino all'erosione emorragica.
Le sedi piu' colpite sono gli arti, il tronco, mani, piedi, genitali, aree
perianale, priorale e periorbitale e la mucosa orale. La lesione persiste finche' viene somministrato il farmaco e dopo la risoluzione residua una
iperpigmentazione post-infiammatoria bruna. L'eruzione recidiva nello stesso
punto (fissa) e con gli stessi segni in caso di successiva riesposizione al
farmaco. A seguito di una terapia prolungata e a dosi elevate, l'Idantoina puo' dar luogo a una
Pigmentazione farmaco-indotta, propria di una reazione
fototossica. Le aree piu' colpite sono quelle fotoesposte del volto e delle
mani, ma la colorazione tendente al grigio-brunastro scompare lentamente con la
sospensione del farmaco. Altre condizioni imputabili all'Idantoina sono l'Eritema
Polimorfo, la Sindrome di Stevens-Johnson e la
Necrolisi Epidermica Tossica
(Sindrome di Lyell) che compare di piu' in donne di una certa eta'. Altre
manifestazioni cliniche da sensibilizzazione di tipo IV sono legate a
fotosensibilita' con eruzioni di tipo lichenoide o eczematoso, che persistono a
lungo anche dopo l'eliminazione del farmaco responsabile.
|