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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 


Eva nera: la donna sapiens

La storia dell'umanita' ha inizio in Africa da una donna. Il suo ruolo da protagonista resta iscritto nel nostro DNA 

di Giorgio Jr. Bartolomucci

 Scrivere un saggio scientifico e' come affrontare un lungo viaggio. Per compierlo ci si avvale di un bagaglio carico dei necessari strumenti del mestiere. La forza motrice e' data dalla curiosita' e dalla fantasia, cui si combinano le armi della logica e il prezioso contributo della scienza. Franco Prattico, giornalista, scrittore e viaggiatore nel tempo, ha negli anni intrapreso la tortuosa e difficile avventura di avvicinare il grande pubblico ai grandi temi del mondo della ricerca, senza trasformarsi cosi' in un semplice divulgatore. Nella sua ultima pubblicazione, Eva Nera (Codice Edizioni, 2007), l'istinto da ricercatore lo ha portato ad affrontare dubbi cui era difficile rispondere se non con un lavoro preciso che sapesse spaziare dall'introspezione alla paleoantropologia. Giungendo alla conclusione che la millenaria storia dell'umanita' ha forse visto l'esclusione del vero protagonista degli eventi che ci hanno condotto alla civilizzazione. Secondo Prattico, Eva, la Donna, la femmina di Homo Sapiens sarebbe stata detronizzata, fino a un inequivocabile rovesciamento dei ruoli che ha condotto alla presa di potere dei maschi e fino all'invenzione di un dio padre. L'autore ci conduce fra genetica e antropologia con il godibile filtro di un patrimonio di miti, luoghi, letteratura, credenze e fiabe che rinviano ai primordi del cammino umano. Circa quattro milioni di anni fa l'antenato ominide si presenta sul continente e da inizio a una storia che giunge fino all'uomo moderno. Un codice di basi chimiche alternate racchiuso nei nuclei delle cellule garantisce oggi la trasmissione di informazioni che ne spiegano passaggio per passaggio. Una memoria incisa nei nostri corpi che riesce a descrivere il fluire fra passato e presente, senza la quale saremmo persi senza appigli. La storia di cui il nostro curioso cronista si fa narratore parte da una considerazione prettamente scientifica: il DNA mitocondriale, un breve frammento di circa 16 000 basi, un remoto evento di simbiosi batterica che esula dalla cassaforte nucleare, ha consentito una ricostruzione dell'albero genealogico della nostra specie. Molecole come il DNA conservano, grazie alla loro stabilita', le necessarie informazioni per comprendere il nostro passato: nel caso dell'itinerario del codice mitocondriale la regolarita' dell'informazione e' tale da provenire da una sola fonte, una discendenza matrilineare molto stabile, semplice e affidabile. Maschi o femmine, non potremo che riceverne dal ricchissimo citoplasma dell'ovulo, quando lo spermatozoo ne e' praticamente privo. Nel percorso evolutivo dell'umanita', migliaia di generazioni hanno cavalcato incessantemente il processo dell'esistere in una rielaborazione continua in cui nulla e' andato perduto. Sulla linea immaginaria e infinita della vita, si realizza come cervello e fisico reagiscano con i medesimi meccanismi di moltissimo tempo fa e nell'impostazione suggeritaci le ragioni vanno ricercate in noi stessi. In un racconto a ritroso si risale alla nostra capostipite, femmina portatrice di mitocondri originari dai quali derivano tutti i nostri. Una signora di circa 180-200.000 anni, in pratica gia' Homo (donna) Sapiens, proveniente da qualche zona dell'Africa, ci accompagna nel viaggio nel mondo e nel tempo delineato da Prattico. Eva Nera, questo il suo nome, ha lasciato retaggi segreti, dalle nostre cellule sino ai comportamenti, sedimentando ''norme fossili'' a cui obbediamo senza neppure saperlo ma che forse hanno contribuito a salvarci dalla cancellazione dal mondo vivente. Con lucidita' emergono i passaggi su cui puo' aver influito la forza di una donna nei risvolti sociali che nei secoli si sono sviluppati, dalla pulsione sessuale, l'istinto, l'emergenza della comunicazione e la nascita della famiglia. Un'inafferrabile e segreta memoria aiuta a ricollegare i fili di una storia che sembra essersi persa tasselli importanti: solo un inusuale coraggio intellettuale e' in grado di interrogarsi su chi sia stato l'agente responsabile del ''deragliamento dai binari dell'animalita'''. Cosi' affiancato alla fame e alla paura, si individua nell'eros una molla fondamentale per la nostra evoluzione, in particolare quando ha visto la scomparsa dei segnali olfattivi e visivi dell'estro femminile, giungendo a trasformare la primitiva pulsione sessuale in una costruzione di sentimenti.
 Primo passaggio fondamentale che se combinato alla lunga protezione che la femmina fornisce al neonato (una protezione fisica e un modellamento neuronale che ci segneranno per tutta la vita), lascia intravedere come il linguaggio possa essere nato dall'interazione prolungata fra madre e cucciolo. E se oltre a una tale rivoluzione, la nostra femmina primordiale, gioiello grezzo mai pienamente apprezzato, avesse contribuito a sviluppare numerose altre determinazioni? La tana da difendere e da organizzare, prerogativa meno impellente per il maschio nomade e cacciatore, la conservazione del fuoco e l'invenzione della cottura dei cibi, fino alla selezione di fonti vegetali di cibo che sembrano essere un germoglio di agricoltura. Il ruolo che le Madri hanno assolto diviene cosi' un segnale imprescindibile di come la costruzione del mondo sia loro indissolubilmente legata. La confessione privata che l'autore riesce a ottenere dalla splendida Yevah, con i ''capelli neri compatti divisi in due bande sulla testa piccola da uccello rapace, occhi nerissimi profondi su un viso ovale, labbra lievemente tumide il cui colore sbiadiva nel viso nerissimo'' si rivela una testimonianza unica. Nel fondo oscuro di una capanna, il nostro cronista ascolta una versione intensa di questa storia infinita, fatta di fame e paura, di cacciatori e cuccioli, di sangue e sensazioni. Quasi un sogno che prende radice nel nostro inconscio, forse impreciso forse mistificante, alla ricerca del giusto compromesso per tradurre la stabilita' delle molecole dell'acido desossiribonucleico e la vacuita' delle parole. Per emergere dall'abisso che arriva al nostro essere, Prattico utilizza le chiavi fondamentali per raccontare cosa ci abbia reso cio' che oggi siamo: la scienza, il mito, il confronto con Nostra Madre Eva, riescono a porre sotto gli occhi quel dubbio, quel sospetto di un'assenza o di una semplice omissione che merita un recupero. Per vedere nel profondo degli occhi di una donna, nel suo grembo materno, una testimonianza lunga quanto l'umanita'.


 

 


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