Panama: stile inconfondibile

Spesso un semplice accessorio puo' assumere i contorni della leggenda e superare grazie al fascino di cui e' investito barriere geografiche e temporali

di Giorgio J.J. Bartolomucci

Esistono accessori in grado di donare un irresistibile fascino a chi li indossa. Succede cosi' che alcuni oggetti, nell’immaginario collettivo, assumano significati che vanno ben oltre la loro funzione specifica contribuendo alla creazione di quei miti che il pubblico, in qualsiasi epoca, ha sempre voluto perche' accendono fantasie e sogni. Talvolta poi, la creazione di queste immagini e' frutto di un’idealizzazione che richiama mondi e valori, vicini o lontani, quasi mai legati a mode effimere e passeggere. Un oggetto, infatti, per trasformarsi o per contribuire al formarsi di un mito, consacrando il proprio cammino nella storia del costume, deve avere un valore intrinseco assoluto che lo rende unico, per forma o per innovazione, rispetto a una concorrenza destinata a sparire senza lasciar traccia nel tempo. Chi non ricorda la Harley Davison che corre in liberta' sulle strade americane del film Easy Rider? Emozioni forti che hanno dato origine a mode e a fenomeni emulativi entrando nella vita quotidiana di migliaia di giovani di tutto il mondo. Ma la consacrazione di un oggetto puo' avvenire in molti altri modi: piccole e ripetute coincidenze che ne esaltino esclusivita' e qualita' superiore, personaggi che divengono riconoscibile agli occhi del grande pubblico per un particolare vezzo o per il cappello indossato in ogni occasione. Come sosteneva il cappellaio matto londinese Stephen Jones, famoso in tutto il mondo per le sue creazioni stravaganti, “il cappello e' un’arma di grande effetto, il cosmetico piu' drastico e veloce da esibire, piu' efficace di un rossetto rosso fuoco. Ma per indossarlo bisogna avere quella che i francesi chiamano la tête a' chapeau (la testa da cappello), oltre a una forte personalita' e disinvoltura, specie se si tratta di un panama”. 
Un cappello che e' come una lente d’ingrandimento, perche' enfatizza i pregi, ma sottolinea anche spietatamente i difetti quali rughe, nasoni, borse sotto gli occhi. Ma vediamo qual e' la sua storia e come nel tempo si sia trasformato in un oggetto di culto e di ammirazione. A differenza di quanto e' facile credere, la sua origine non e' Panama ma l’Equador luogo in cui, intorno al 1600, si trovano le prime notizie certe di un cappello fatto a mano dagli artigiani locali con le fibre della palma toquilla. L’equivoco sul nome nasce nel 1906 quando Theodore Roosvelt, celebre presidente statunitense, ne indosso' uno durante una visita ufficiale ai cantieri del Canale di Panama. Il cappello, la cui forma era nuova per gli americani, precedentemente era chiamato Jipi-Japa, e fu rinominato immediatamente Panama. Come sempre succede esiste anche una ulteriore leggenda che racconta che il nome era usato perche' veniva spedito dal porto di Panama verso destinazioni lontane. La toquilla e' la paglia elastica e lucente ricavata dalla carludovica palmata, una palma le cui foglie, lunghe circa un metro, vengono tagliate quando sono ancora racchiuse in boccio e appaiono come cilindri di un verde brillante. La lavorazione, immutata da piu' di tre secoli, richiede diverse fasi: prima sono tolti i filamenti e le nervature, poi i cilindri sono tagliati in nastri sottili, fatti bollire e asciugati, ma non dissecati, quindi di nuovo lavati e sbiancati con lo zolfo. I fili di toquilla, di diverso spessore, vengono infine tessuti a mano per dare vita a tre tipologie di cappelli: Montecristi, Cuenca e Brisa. Le forme possono essere delle piu' variate: tese larghe, molli o rivolte all’insu', teste tondeggianti con incavatura centrale, ammaccature laterali o a forma di triangolo, ornato con nastro colorato, spesso a disegni, tutto per garantire l’eleganza maschile anche nelle condizioni climatiche piu' calde. La tessitura a mano, eseguita proprio a Montecristi, la citta' dell’Ecuador dove ancora viene prodotto, richiede 4 mesi per un cappello fino e oltre 6 mesi per un superfino, talmente raro da essere realizzato solo su esplicita domanda. La trama e' molto fitta, ma allo stesso tempo non rigida, in modo da creare un intreccio morbido, elastico, indeformabile. Ma ci sono anche altre piccole curiosita' che rendono un vero Montecristi unico: viene realizzato solo alle prime ore del mattino, quando l’aria e' fresca, per prevenire la rottura delle fibre, e per questo puo' essere arrotolato, e' estremamente longevo e puo' essere piu' leggero di un foglio di carta. Il colore, va dal bianco all’avorio antico, al miele, e dipende esclusivamente dai passaggi di lavorazione della toquilla. La guarnizione esterna, per tradizione, e' una fascia nera. Nel 1835, nella citta' di Cuenca, nasce una lavorazione con i fili piu' cilindrici di paglia toquilla: il risultato e' una trama a rilievo, fitta ma non chiusa, il cui intreccio e' come il susseguirsi di piccoli chicchi, comunque piu' grossolano e in nessun modo comparabile a un Fino-Fino de Montecristi. La confezione di questo cappello non impiega nemmeno una settimana e viene prodotto in grandi quantita'. Il colore varia dal bianco al tabacco ottenuto con tintura vegetale. La versione Brisa, infine, e' realizzata con fili di toquilla piatti, l’intreccio e' morbido e areato. La superficie e' lucente, la trama e' a rilievo, di grande piacevolezza tattile, con colori piu' fantasiosi. Al di fuori di questi tre modelli, esistono tante imitazioni ottenute con foglie di palma meno pregiate. La moda del Panama inizia alla fine del secolo XIX, come simbolo di buon gusto ed eleganza; da indossare con i vestiti da tennis, e nella stagione estiva anche per accompagnare abiti solenni, finanche un frac. Ma non sara' sempre cosi'. Ernest Hemingway, lo scrittore giornalista oltre che per il suo inimitabile talento letterario viene ricordato per le sue personali particolarita', inizia a indossare un Panama durante il suo ventennale soggiorno a Cuba, e le sue foto lo ritraggono con questo cappello sia nei frequenti viaggi nella vecchia Europa a fianco delle tante mogli, sia nei momenti peggiori caratterizzati dalle turbolenze legate all’alcol. Il panama aggiunge al suo irrefrenabile fascino, riconoscibilita' e potere ipnotico, potenziando lo sguardo di un uomo alla perpetua ricerca di liberta'. La sua e' una di quelle facce che sembrano essere nate con il Panama lievemente inclinato sulla fronte, e il sorriso sornione e' di chi ha vissuto avventure da raccontare solo davanti a un bicchiere di rum.
Secondo gli esperti, per indossare bene un panama bisogna avere lineamenti marcati e zigomi alti, che quasi si sublimano sotto le larghe tese. Naso e mento affilati appaiono al meglio sotto le versioni piu' grandi e se incorniciati da una abbondante chioma. Ai tempi d’oggi un personaggio che ormai e' divenuto imprescindibile dal suo cappello a falde larghe con fascia nera, magari appoggiato sul pianoforte mentre suona, e' Antonello Venditti: cantautore romano il cui look sembra immutabile da anni. Il suo Panama bianco si appoggia sul viso in cui insiste una barba sempre incolta e occhiali vintage scuri. Ma l’estate dimostra come anche i turisti non resistano alla forza del panama, e, piccola indiscrezione, anche il nostro direttore, ne fa costantemente uso per proteggersi dal sole in tutti i suoi viaggi intorno al mondo. In conclusione, con eleganza o con goffaggine, con piglio o con timidezza, l’esercito dei panamensi, resiste a mode e tendenze e durante le stagioni calde si riversa per le strade incurante degli sguardi e delle critiche. 
Come se il tempo si fosse fermato e in ogni ambiente si potesse ricostruire l’atmosfera dei piu' infimi e frequentati bar del Sud America. Con la consapevolezza di doverli saper portare. 



 


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