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Procreazione assistita
Si sono attutite le polemiche intorno alla legge sulla procreazione
assistita, ma sempre piu' coppie si rivolgono all’estero
di Barbara Di Chiara
A distanza di quasi un anno dal referendum sulla fecondazione assistita,
terminato in un insuccesso nonostante la mole di risorse impiegate da piu' parti
per il raggiungimento del quorum, di questo tema si parla sempre di meno. A
rompere il silenzio che sembra aver avvolto la materia, c’ e' un primo
tentativo di tirare le somme sul fenomeno del turismo procreativo. Uno sforzo
compiuto da alcuni ricercatori per mettere in luce dati e considerazioni sulle
coppie italiane che si recano all’estero per usufruire di metodiche non
permesse in Italia, per provare ad accrescere le possibilita' di diventare
genitori. Ci si chiede, inoltre, se i paletti imposti dalle legge 40/2004
ostacolino realmente la riuscita della procreazione medicalmente assistita? E,
per finire, se i centri esteri danno davvero delle garanzie in piu' rispetto a
quelli italiani, pur manchevoli di una lista di opzioni completa per il
concepimento assistito? Superfluo ricordare che per molti la legge approvata dal
nostro Parlamento sarebbe piu' una declaratoria d’intenti, che sacrifica l’esigenza
prioritaria della tutela della salute della donna e dei nascituri a un’ideologia
rigida e astratta, intrisa di valori, che vengono affermati come obblighi: ogni
embrione deve essere impiantato e fatto nascere, ogni coppia genetica deve
costituire una famiglia giuridica. In maniera polemica si aggiunge che per tutti
coloro che sono esclusi dalla fecondazione assistita, perche' non corrispondono
ai requisiti richiesti - il seme e l’ovulo necessari al concepimento non sono
cioe' di una coppia eterosessuale stabile e benestante, poiche' l’intervento
non e' coperto dal servizio sanitario- per divenire legittimamente genitori
resterebbe solo il vecchio e tradizionale modo: un rapporto sessuale. I critici
piu' feroci insistono che la legge approvata sarebbe sono tale groviglio
inestricabile da risultare inapplicabile, oltre che inconcepibile per il buon
senso, e in piu' punti incostituzionale. Per loro sarebbe necessario rivederla
innanzitutto per l’impatto di questa discussa normativa in termini di
percentuale di successo dei cicli di fecondazione in vitro: sembra, infatti, che
le nascite ''in provetta'' dopo l’entrata in vigore della legge 40 siano
diminuite del 10%. E, sempre in tema di numeri, sembra che siano in aumento le
coppie italiane che si recano all’estero (Svizzera, Belgio e Spagna, ma anche
Tunisia e Albania) per sottoporsi alle tecniche di procreazione medicalmente
assistita senza dover sottostare alle regole restrittive della legge italiana.
Secondo gli esperti che hanno organizzato un recente convegno dal titolo ''Viaggiare
per nascere?'' si tratta di una decisione non motivata, perche' nella maggior
parte dei casi non si hanno a disposizione livelli qualitativi superiori e,
anzi, una coppia su cinque affronta inutilmente estenuanti trasferte.
Soprattutto quando ci si sottopone a cicli di fecondazione ''gold standard'',
cioe' di altissima qualita', possibili anche in Italia. Oltre a dover sostenere
costi economici e stress psicologico, chi cerca la gravidanza fuori dal nostro
paese non sempre riceve cure di maggior successo. Per di piu', il fenomeno sta
diventando piuttosto consistente, così come le ‘truffe’ e i raggiri
conseguenti. Fa riflettere il fatto che i centri esteri possano contare oggi su
personale che parla italiano. Ma cosa cercano le coppie che scelgono di
rivolgersi a centri specializzati in paesi esteri? Soprattutto la possibilita'
di ricevere la donazione di gameti, di effettuare la crioconservazione degli
embrioni e di avere accesso alla diagnosi pre-impianto. Eppure, dalle stime
risulta che poche coppie sterili necessitano realmente di questi trattamenti:
solo il 2% ha bisogno della donazione di gameti maschili e il 4% di gameti
femminili. Solo all’1%, infine, serve la diagnosi pre-impianto. Perche' allora
si viaggia per far nascere il proprio, desiderato, bambino? ''La scarsa
informazione e' una delle cause di questo fenomeno - sottolinea Mauro Schimberni,
del dipartimento di Scienze ginecologiche, perinatologia e puericultura dell’universita'
La Sapienza di Roma - e non e' necessario cercare altrove cio' che si puo' gia'
trovare nel nostro paese, che vanta esperti di fama internazionale e centri di
altissima qualita' ''.
Se si e' esaurito il dibattito non e' certo terminata la
polemica che aveva accompagnato l’esito del referendum sulla procreazione
artificiale e qualcuno ancora ritiene che nei giorni che hanno preceduto la
chiamata al voto dei cittadini e' mancata un’analisi imparziale della
questione, non influenzata cioe' dallo schieramento politico o dalle diverse
ideologie e cio' ha impedito ai cittadini di districarsi fra le mille opinioni e
i pareri, spesso individuali e poco scientifici. Tanto che molti hanno avuto
paura di un Far West selvaggio popolato da Frankenstein intenti a fabbricare
bambini per donne isteriche determinate ad avere un figlio a tutti i costi. Ma
il referendum e' ormai alle nostre spalle e bisogna guardare avanti: a gennaio
partira' presso l’Istituto Superiore della Sanita' il Registro nazionale sulla
procreazione medicalmente assistita previsto dalle legge 40 il cui scopo e' di
classificare tutti i centri italiani specializzati nell’applicazione delle
tecniche di procreazione medicalmente assistita, gli embrioni formati e i nati a
seguito delle tecniche stesse. Sempre a gennaio, verra' inaugurato un nuovo sito
internet ufficiale dedicato allo scambio di informazioni fra coppie di aspiranti
genitori, i centri specializzati e le Regioni. Finalmente, con queste
iniziativa, il compito di raccordare le varie parti, svolto finora
spontaneamente da alcune associazioni di volontariato, passera', pur con i tempi
e i modi tipici italiani, alle istituzioni.
Una buona premessa per provare a
bloccare il flusso di turisti che non vanno all’estero per vacanza, ma per
sperare in una gravidanza.
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