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Cute e protezione globale
La pelle risente degli effetti di agenti aggressivi come vento, umidita',
smog sole, fumo, elettricita'. Quali sono i loro meccanismi d'azione?
della Dott.ssa Lucia Lospalluti, Dirigente medico, Ospedale Di Venere Bari -
Carbonara
Il recente successo dei quotidiani distribuiti gratuitamente e' dovuto alla
sinteticita' delle notizie. Si legge poco, e la possibilita' d'informarsi
rapidamente e senza sforzo caratterizza sempre piu' i ritmio della nostra vita
quotidiana. C'e' il rischio pero' che questa tendenza, giustificabile in un
mondo sovraffollato di informazioni, possa avere come conseguenza negativa una
certa superficialita' della conoscenza, specie se si estendera' anche all'esercizio
della professione medica. Tenersi aggiornati e' faticoso e talora si puo'
approfittare di sintesi e riassunti che evitano la lettura di estesi e complessi
articoli scientifici. Il tempo a disposizione, poi, e' sempre meno, e quindi non
e' improbabile che si cada nell'illusione che bastano poche righe per aver
capito il senso, o che un concetto piu' volte ripetuto, diventi un assioma, un
punto fisso nelle nostre convinzioni cliniche. Ho avuto modo di approfondire
questa riflessione a seguito di una fatidica domanda che, prima o poi, uno dei
nostri pazienti ci pone: ''ho letto che la pelle viene danneggiata dai raggi
solari, ma anche dal fumo, dall'acqua, dal vento, dall'umidita', dall'inquinamento
atmosferico, dall'elettrosmog…e' vero o e' solo un modo per vendere piu'
creme?'' Che tutti questi fattori ambientali siano responsabili di modifiche
talora permanenti a livello cutaneo e' diventata una certezza, anzi quasi uno
slogan, che accompagna ogni tipo di prodotto che promette un'azione protettiva
e antiaging, tanto che difficilmente sentiamo la necessita' di approfondire la
conoscenza sul meccanismo con cui ognuno dei diversi elementi interferisce con
la biologia cutanea, se ci sono effetti sinergici, se le modalita' di difesa
della pelle sono specifiche e se, per caso, esista un comune denominatore fra le
varie noxae patogene che permetta d'individuare una categoria unica di
prodotti da consigliare al paziente per una prevenzione o una cura efficace.
Approfondiamo il ragionamento fissando alcuni punti fermi e analizzando gli
effetti dei vari fattori ambientali sulla pelle. Primo: l'invecchiamento
cutaneo e' un processo fisiologico in parte geneticamente determinato: ci sono
persone la cui pelle appare ancora luminosa e priva di rughe fino a 60 anni,
mentre altre in cui la senescenza cutanea e' ben riconoscibile molto prima.
Secondo: la nostra pelle e' un organo in continua evoluzione che mette in atto
dei meccanismi di difesa e di riparazione dei danni, che pero' non sempre sono
totalmente efficienti specie se gli insulti patogeni sono continui e in quantita' abnorme. I due parametri metereologici vento e temperatura sono spesso
combinati assieme: il freddo che si sente in montagna, per esempio, non dipende
solo dai gradi centigradi ma soprattutto dall'intensita' del vento che ha un
potere raffreddante. Cosi', una temperatura di - 20°C con 60KM orari di vento
corrisponde a -50°C in assenza di vento. Il nostro corpo, come tutti i solidi
immersi in un gas (aria) perde calore per irraggiamento, convezione ed
evaporazione, specie quando si e' sudati o bagnati. Se non c'e' vento, l'aria
agisce da isolante e il raffreddamento per convezione e' minore, mentre la
presenza di movimenti d'aria favorisce questo processo, rimovendo l'aria
calda piu' vicina al corpo. La perdita di calore per evaporazione e' tanto piu'
efficiente quanto piu' la pelle e' bagnata, quanto piu' vento c'e' e quanto piu'
e' bassa l'umidita' dell'aria. Il freddo causa la restrizione dei vasi
sanguigni, con conseguente disidratazione, e si ha gia' una pelle secca, si e' ancora
piu' a rischio. Si determina un circolo vizioso in cui all'aumento di
spessore dello strato corneo, segue una maggiore TEWL e disidratazione cutanea,
e infine danneggiamento della funzione di barriera epidermica che rende
possibile il passaggio in entrambi i sensi di sostanze chimiche, gas, ed
elettroliti. Le pelli grasse hanno una protezione naturale dovuta all'eccesso
di sebo che le rende maggiormente resistenti agli agenti atmosferici. Quando si
parla di inquinamento, generalmente ci si riferisce a sostanze gia' presenti in
natura le quali, pero', a causa dell'attivita' dell'uomo, aumentano sino ad
alterare gli equilibri naturali. Un fenomeno cosi' subdolo perche', come diceva
Toto' a proposito della nebbia, non si vede e non si tocca, prodotto in
particolare dal traffico automobilistico e dalle industrie. Nella lista nera ci
sono circa 86 mila sostanze chimiche fra cui composti arcinoti per la loro
tossicita' e cancerogenicita': diossine, PCB, ftalati, DDT, pesticidi
organoclorurati, etc. In Italia numerosi studi hanno evidenziato che a causa
degli antiparassitari gli agricoltori si ammalano di cancro alla cute, ai reni,
all'intestino, ai polmoni. I limiti dei pesticidi nei cibi sono fissati per
singolo principio attivo. Per cui si possono avere frutti avvelenati da diversi
tipi di pesticidi, in concentrazioni molto basse e tutti nei valori limite, e
quindi regolarmente immessi sul mercato. Questi contaminanti chimici sono stati
chiamati EDC(Endocrin Distrupting Compounds), perche' l'organismo umano li
confonde con ormoni: alla lunga dunque sono in grado di compromettere le
funzioni regolate dagli ormoni, quali ad esempio quella riproduttiva. Altro
gruppo di sostanze dannose per la salute e per la cute sono gli idrocarburi
aromatici policiclici (IPA) che insieme alle Nnitrosammine e l'ossido nitrico,
sono molto presenti anche nel fumo di sigaretta. Della prima classe fa parte il
benzo- a-pirene-7,8-diidrodiol-9,10-ossido, comunemente noto come benzopirene.
Le seconde, sono una classe molto eterogenea, nel tabacco ne sono presenti piu'
tipi, tra cui la piu' importante e' la 4-
metilnitrosoamino-1-(3-piridil)-1-butanone (MNAPB), sostanza cancerogena in
molte specie animali. Le nostre cellule possiedono un sistema per inattivare le
sostanze dannose, costituito dal complesso proteico del citocromo p450,
modificando le sostanze nocive in modo che possano essere degradate o eliminate
senza arrecare danno. Questo sistema e' molto efficiente e utile in diverse
situazioni, come a esempio nel metabolismo dei farmaci, mentre in altri casi le
modificazioni prodotte sulle molecole possono originare nuovi composti piu'
tossici di quelli di partenza. E' il caso proprio di alcuni dei cancerogeni,
gia' tra cui quelli gia' indicati per il fumo di sigaretta. Ad esempio, il
benzopirene dopo le modificazioni effettuate all'interno delle cellule da
parte del citocromo p 450 si trasforma in una molecola cancerogena, chiamata
BPDE (benzo-a-pirene- 7,8-diol-9,10-epossido). Anche le nitrosammine e in
particolare Il BPDE esplica la sua azione legando il DNA. In questo modo si
formano i cosiddetti ''addotti del DNA'', cioe' delle molecole di DNAche sono
legate in maniera irreversibile alle molecole di BPDE. Anche la MNAPB si
comporta in maniera analaga. All'interno del nostro corpo si trasforma in ioni
piridil ossibutil o in altri ioni, carichi positivamente, in grado di legarsi
stabilmente al DNA mediante alchilazione, dando luogo anch'essi ad addotti del
DNA. I BPDE e gli ioni piridil ossibutil possono avere due destini: legare il
DNA oppure essere ulteriormente modificati da un altro enzima, che li rende in
questo caso innocui. Non tutti i soggetti possiedono tutti gli apparati per
questa seconda operazione efficienti: quindi esistono persone maggiormente
esposte all'accumulo di addotti del DNA. L'accumulo di addotti in alcuni
siti critici del nostro genoma, (come a livello di oncogeni e oncosoppressori),
conduce a modificazioni importanti che possono manifestarsi con comportamenti
anomali delle cellule. Una delle conseguenze piu' drammatiche e' la
trasformazione di una cellula normale in una cellula tumorale, che presenta la
caratteristica di proliferare in maniera incontrollata e, nei casi piu' estremi,
di spostarsi dalla propria sede e invadere altri tessuti. La proliferazione
incontrollata delle cellule e' la base della formazione dei tumori. E' stato
dimostrato che queste modificazioni irreversibili del DNA che si verificano in
seguito all'inalazione di fumo da tabacco sono in grado di danneggiare un gene
che codifica per una proteina chiamata p53. Questa proteina ha una funzione
fondamentale nel nostro organismo perche' controlla che le cellule all'interno
del nostro corpo si comportino normalmente. Quando questo non avviene, come
quando si manifestano delle caratteristiche tumorali, p53 interviene e induce il
suicidio della cellula dissidente, prevenendo l'insorgenza dei tumori. Le
proteine che nel nostro organismo hanno funzioni analoghe vengono classificate
come oncosoppressori proprio perche' bloccano sul nascere i tumori. In pratica,
nonostante i numerosi controlli a livello di DNA ogni tanto succede che si
verifichino delle mutazioni che trasformano le cellule da normali in tumorali.
Per fortuna esiste un ulteriore sistema di controllo, quello di p53 che provvede
all'eliminazione di queste cellule anomale. Il BPDE e' in grado di danneggiare
proprio il gene che determina la sintesi di p53: con successiva alterazione nel
ciclo cellulare, e possibile proliferazione cellulare incontrollata. Ma non solo
il fumo di sigaretta, anche i raggi ultravioletti sono responsabili di
formazione di radicali liberi che a lungo andare se non opportunamente eliminati
possono indurre mutazioni. Prima fra tutte anche in questo caso la mutazione di
p53 con l'induzione di tumori cutanei del tipo epiteliomi basocellulare e
spinocellulare. Anche nei confronti del melanoma e' stata implicato un ruolo di
un altro gene oncosoppressore p16, che cosi' come p53 ha la funzione di regolare
il ciclo cellulare. Quando mutato p16 perde la funzione di controllo con
susseguente ciclo cellulare incontrollato. Due parole ancora su un particolare
tipo di inquinamento che sembra crescere maniera proporzionale all'enorme
sviluppo tecnologico che segna il nostro tempo: l' elettrosmog, con i suoi
effetti a lungo termine, dovuti ad una esposizione prolungata all'elettricita'
e ai campi elettromagnetici che si determinano in prossimita' dei ripetitori per
telefonia, dei telefonini di una normale TV a colori, di un frigorifero ecc.
ecc. Perche' dovrebbe far male alla pelle? La risposta sta ancora una volta
nella produzione dei famigerati ''radicali liberi'', un processo normale nel
nostro organismo, che viene arginato da sistemi ''scavenger'', che favoriscono
l'eliminazione degli stessi. Qualsiasi alterazione qualitativa o quantitativa
dei meccanismi di eliminazione, o qualsiasi eccesso nella produzione di radicali
liberi, porta un'alterazione della naturale omeostasi. E qui pensiamo di aver
dato la risposta a uno dei quesiti principali che c'eravamo posti all'inizio
dell'articolo: il denominatore comune ai danni che le cellule cutanee subisco
dalle aggressioni ambientali sta proprio nel meccanismo dell'ossido-riduzione
biologica che determina alterazioni nel DNA della cellula stessa. E non e' strano quindi se il fotoinvecchiamento condivide con il fumo di sigaretta la
classica fenomenologia clinica dell'ispessimento cutaneo, la formazione di
solchi e rughe marcate perilabiali e perioculari, il colorito della cute opaco e
spento. Dal punto di vista istologico, infatti molto simili appaiono sia l'atrofia
dell'epidermide che la vasocostrizione a livello arteriolare con conseguente
impoverimento di fibre collagene, fibre elastiche e acido jaluronico a livello
dermico. Per concludere, alla luce di quanto detto, potrebbe sembrare banale il
suggerimento del dermatologo di applicare regolarmente a livello cutaneo creme
protettive, ma invece e' importante insistere proprio su una protezione
adeguata: Forse l'unico strumento capace di aiutarci attivamente a difendere
la nostra pelle dalle aggressioni dell'ambiente.
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