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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Cute e protezione globale

La pelle risente degli effetti di agenti aggressivi come vento, umidita', smog sole, fumo, elettricita'. Quali sono i loro meccanismi d'azione?

della Dott.ssa Lucia Lospalluti, Dirigente medico, Ospedale Di Venere Bari - Carbonara

Il recente successo dei quotidiani distribuiti gratuitamente e' dovuto alla sinteticita' delle notizie. Si legge poco, e la possibilita' d'informarsi rapidamente e senza sforzo caratterizza sempre piu' i ritmio della nostra vita quotidiana. C'e' il rischio pero' che questa tendenza, giustificabile in un mondo sovraffollato di informazioni, possa avere come conseguenza negativa una certa superficialita' della conoscenza, specie se si estendera' anche all'esercizio della professione medica. Tenersi aggiornati e' faticoso e talora si puo' approfittare di sintesi e riassunti che evitano la lettura di estesi e complessi articoli scientifici. Il tempo a disposizione, poi, e' sempre meno, e quindi non e' improbabile che si cada nell'illusione che bastano poche righe per aver capito il senso, o che un concetto piu' volte ripetuto, diventi un assioma, un punto fisso nelle nostre convinzioni cliniche. Ho avuto modo di approfondire questa riflessione a seguito di una fatidica domanda che, prima o poi, uno dei nostri pazienti ci pone: ''ho letto che la pelle viene danneggiata dai raggi solari, ma anche dal fumo, dall'acqua, dal vento, dall'umidita', dall'inquinamento atmosferico, dall'elettrosmog…e' vero o e' solo un modo per vendere piu' creme?'' Che tutti questi fattori ambientali siano responsabili di modifiche talora permanenti a livello cutaneo e' diventata una certezza, anzi quasi uno slogan, che accompagna ogni tipo di prodotto che promette un'azione protettiva e antiaging, tanto che difficilmente sentiamo la necessita' di approfondire la conoscenza sul meccanismo con cui ognuno dei diversi elementi interferisce con la biologia cutanea, se ci sono effetti sinergici, se le modalita' di difesa della pelle sono specifiche e se, per caso, esista un comune denominatore fra le varie noxae patogene che permetta d'individuare una categoria unica di prodotti da consigliare al paziente per una prevenzione o una cura efficace. Approfondiamo il ragionamento fissando alcuni punti fermi e analizzando gli effetti dei vari fattori ambientali sulla pelle. Primo: l'invecchiamento cutaneo e' un processo fisiologico in parte geneticamente determinato: ci sono persone la cui pelle appare ancora luminosa e priva di rughe fino a 60 anni, mentre altre in cui la senescenza cutanea e' ben riconoscibile molto prima. Secondo: la nostra pelle e' un organo in continua evoluzione che mette in atto dei meccanismi di difesa e di riparazione dei danni, che pero' non sempre sono totalmente efficienti specie se gli insulti patogeni sono continui e in quantita' abnorme. I due parametri metereologici vento e temperatura sono spesso combinati assieme: il freddo che si sente in montagna, per esempio, non dipende solo dai gradi centigradi ma soprattutto dall'intensita' del vento che ha un potere raffreddante. Cosi', una temperatura di - 20°C con 60KM orari di vento corrisponde a -50°C in assenza di vento. Il nostro corpo, come tutti i solidi immersi in un gas (aria) perde calore per irraggiamento, convezione ed evaporazione, specie quando si e' sudati o bagnati. Se non c'e' vento, l'aria agisce da isolante e il raffreddamento per convezione e' minore, mentre la presenza di movimenti d'aria favorisce questo processo, rimovendo l'aria calda piu' vicina al corpo. La perdita di calore per evaporazione e' tanto piu' efficiente quanto piu' la pelle e' bagnata, quanto piu' vento c'e' e quanto piu' e' bassa l'umidita' dell'aria. Il freddo causa la restrizione dei vasi sanguigni, con conseguente disidratazione, e si ha gia' una pelle secca, si e' ancora piu' a rischio. Si determina un circolo vizioso in cui all'aumento di spessore dello strato corneo, segue una maggiore TEWL e disidratazione cutanea, e infine danneggiamento della funzione di barriera epidermica che rende possibile il passaggio in entrambi i sensi di sostanze chimiche, gas, ed elettroliti. Le pelli grasse hanno una protezione naturale dovuta all'eccesso di sebo che le rende maggiormente resistenti agli agenti atmosferici. Quando si parla di inquinamento, generalmente ci si riferisce a sostanze gia' presenti in natura le quali, pero', a causa dell'attivita' dell'uomo, aumentano sino ad alterare gli equilibri naturali. Un fenomeno cosi' subdolo perche', come diceva Toto' a proposito della nebbia, non si vede e non si tocca, prodotto in particolare dal traffico automobilistico e dalle industrie. Nella lista nera ci sono circa 86 mila sostanze chimiche fra cui composti arcinoti per la loro tossicita' e cancerogenicita': diossine, PCB, ftalati, DDT, pesticidi organoclorurati, etc. In Italia numerosi studi hanno evidenziato che a causa degli antiparassitari gli agricoltori si ammalano di cancro alla cute, ai reni, all'intestino, ai polmoni. I limiti dei pesticidi nei cibi sono fissati per singolo principio attivo. Per cui si possono avere frutti avvelenati da diversi tipi di pesticidi, in concentrazioni molto basse e tutti nei valori limite, e quindi regolarmente immessi sul mercato. Questi contaminanti chimici sono stati chiamati EDC(Endocrin Distrupting Compounds), perche' l'organismo umano li confonde con ormoni: alla lunga dunque sono in grado di compromettere le funzioni regolate dagli ormoni, quali ad esempio quella riproduttiva. Altro gruppo di sostanze dannose per la salute e per la cute sono gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA) che insieme alle Nnitrosammine e l'ossido nitrico, sono molto presenti anche nel fumo di sigaretta. Della prima classe fa parte il benzo- a-pirene-7,8-diidrodiol-9,10-ossido, comunemente noto come benzopirene. Le seconde, sono una classe molto eterogenea, nel tabacco ne sono presenti piu' tipi, tra cui la piu' importante e' la 4- metilnitrosoamino-1-(3-piridil)-1-butanone (MNAPB), sostanza cancerogena in molte specie animali. Le nostre cellule possiedono un sistema per inattivare le sostanze dannose, costituito dal complesso proteico del citocromo p450, modificando le sostanze nocive in modo che possano essere degradate o eliminate senza arrecare danno. Questo sistema e' molto efficiente e utile in diverse situazioni, come a esempio nel metabolismo dei farmaci, mentre in altri casi le modificazioni prodotte sulle molecole possono originare nuovi composti piu' tossici di quelli di partenza. E' il caso proprio di alcuni dei cancerogeni, gia' tra cui quelli gia' indicati per il fumo di sigaretta. Ad esempio, il benzopirene dopo le modificazioni effettuate all'interno delle cellule da parte del citocromo p 450 si trasforma in una molecola cancerogena, chiamata BPDE (benzo-a-pirene- 7,8-diol-9,10-epossido). Anche le nitrosammine e in particolare Il BPDE esplica la sua azione legando il DNA. In questo modo si formano i cosiddetti ''addotti del DNA'', cioe' delle molecole di DNAche sono legate in maniera irreversibile alle molecole di BPDE. Anche la MNAPB si comporta in maniera analaga. All'interno del nostro corpo si trasforma in ioni piridil ossibutil o in altri ioni, carichi positivamente, in grado di legarsi stabilmente al DNA mediante alchilazione, dando luogo anch'essi ad addotti del DNA. I BPDE e gli ioni piridil ossibutil possono avere due destini: legare il DNA oppure essere ulteriormente modificati da un altro enzima, che li rende in questo caso innocui. Non tutti i soggetti possiedono tutti gli apparati per questa seconda operazione efficienti: quindi esistono persone maggiormente esposte all'accumulo di addotti del DNA. L'accumulo di addotti in alcuni siti critici del nostro genoma, (come a livello di oncogeni e oncosoppressori), conduce a modificazioni importanti che possono manifestarsi con comportamenti anomali delle cellule. Una delle conseguenze piu' drammatiche e' la trasformazione di una cellula normale in una cellula tumorale, che presenta la caratteristica di proliferare in maniera incontrollata e, nei casi piu' estremi, di spostarsi dalla propria sede e invadere altri tessuti. La proliferazione incontrollata delle cellule e' la base della formazione dei tumori. E' stato dimostrato che queste modificazioni irreversibili del DNA che si verificano in seguito all'inalazione di fumo da tabacco sono in grado di danneggiare un gene che codifica per una proteina chiamata p53. Questa proteina ha una funzione fondamentale nel nostro organismo perche' controlla che le cellule all'interno del nostro corpo si comportino normalmente. Quando questo non avviene, come quando si manifestano delle caratteristiche tumorali, p53 interviene e induce il suicidio della cellula dissidente, prevenendo l'insorgenza dei tumori. Le proteine che nel nostro organismo hanno funzioni analoghe vengono classificate come oncosoppressori proprio perche' bloccano sul nascere i tumori. In pratica, nonostante i numerosi controlli a livello di DNA ogni tanto succede che si verifichino delle mutazioni che trasformano le cellule da normali in tumorali. Per fortuna esiste un ulteriore sistema di controllo, quello di p53 che provvede all'eliminazione di queste cellule anomale. Il BPDE e' in grado di danneggiare proprio il gene che determina la sintesi di p53: con successiva alterazione nel ciclo cellulare, e possibile proliferazione cellulare incontrollata. Ma non solo il fumo di sigaretta, anche i raggi ultravioletti sono responsabili di formazione di radicali liberi che a lungo andare se non opportunamente eliminati possono indurre mutazioni. Prima fra tutte anche in questo caso la mutazione di p53 con l'induzione di tumori cutanei del tipo epiteliomi basocellulare e spinocellulare. Anche nei confronti del melanoma e' stata implicato un ruolo di un altro gene oncosoppressore p16, che cosi' come p53 ha la funzione di regolare il ciclo cellulare. Quando mutato p16 perde la funzione di controllo con susseguente ciclo cellulare incontrollato. Due parole ancora su un particolare tipo di inquinamento che sembra crescere maniera proporzionale all'enorme sviluppo tecnologico che segna il nostro tempo: l' elettrosmog, con i suoi effetti a lungo termine, dovuti ad una esposizione prolungata all'elettricita' e ai campi elettromagnetici che si determinano in prossimita' dei ripetitori per telefonia, dei telefonini di una normale TV a colori, di un frigorifero ecc. ecc. Perche' dovrebbe far male alla pelle? La risposta sta ancora una volta nella produzione dei famigerati ''radicali liberi'', un processo normale nel nostro organismo, che viene arginato da sistemi ''scavenger'', che favoriscono l'eliminazione degli stessi. Qualsiasi alterazione qualitativa o quantitativa dei meccanismi di eliminazione, o qualsiasi eccesso nella produzione di radicali liberi, porta un'alterazione della naturale omeostasi. E qui pensiamo di aver dato la risposta a uno dei quesiti principali che c'eravamo posti all'inizio dell'articolo: il denominatore comune ai danni che le cellule cutanee subisco dalle aggressioni ambientali sta proprio nel meccanismo dell'ossido-riduzione biologica che determina alterazioni nel DNA della cellula stessa. E non e' strano quindi se il fotoinvecchiamento condivide con il fumo di sigaretta la classica fenomenologia clinica dell'ispessimento cutaneo, la formazione di solchi e rughe marcate perilabiali e perioculari, il colorito della cute opaco e spento. Dal punto di vista istologico, infatti molto simili appaiono sia l'atrofia dell'epidermide che la vasocostrizione a livello arteriolare con conseguente impoverimento di fibre collagene, fibre elastiche e acido jaluronico a livello dermico. Per concludere, alla luce di quanto detto, potrebbe sembrare banale il suggerimento del dermatologo di applicare regolarmente a livello cutaneo creme protettive, ma invece e' importante insistere proprio su una protezione adeguata: Forse l'unico strumento capace di aiutarci attivamente a difendere la nostra pelle dalle aggressioni dell'ambiente.




 

 

 


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