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Una vita fra Eros e Thanatos
A 150 anni dalla nascita ricordiamo Sigmund Freud: ebreo e austriaco,
combinazione che segno' la vita di una delle piu' brillanti menti dell'umanita'
della Dott.ssa Gabriella La Rovere
Sigmund Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiburg da una modesta famiglia. Il
padre e' un mercante ebreo; la madre e' piu' giovane di vent'anni e ha gia'
due figli grandi, di 20 e 23 anni. Dopo di lui seguiranno 5 sorelle. e' un
ragazzo avido di sapere: le sue letture preferite sono Goethe, Schiller,
Shakespeare, Omero, ma fra i suoi primi ricordi il racconto fattogli dal padre
sull'emarginazione e le frustrazioni subite in quanto ebreo. Costretto da
problemi economici a lasciare la facolta' di Scienze, nel 1873 s'iscrive a
medicina e presto vince una borsa di studio che lo porta a Trieste, dove si
dedica allo studio delle gonadi e del sistema nervoso delle anguille. Si laurea
a 25 anni e comincia a esercitare la professione di medico, prima nel reparto di
psichiatria e malattie nervose dell'Ospedale Generale di Vienna, e poi a
Parigi, alla Salpetriere, da Charcot, famoso neurologo, noto per i suoi studi
sull'ipnosi e l'isteria. Il 14 settembre 1886 Freud sposa Martha Bernays.
Avra' sei figli nell'arco di nove anni e per mantenere la famiglia si dedica
anche all'attivita' privata. Rimane subito colpito dal caso di Anna O. una
ventenne, colta e intelligente, affetta da gravi disturbi isterici quali
paralisi motoria, alterazioni della vista e dell'udito, tosse nervosa, afasia
e anoressia, il cui blocco e' determinato da un conflitto tra qualcosa che vuole
esprimersi (pulsioni) e qualcosa che ne contrasta l'espressione (coscienza) e
che rimuove, relegando nell'inconscio i pensieri e i desideri inaccettabili.
Per forzare la barriera operata dalla rimozione, Freud propone la tecnica delle
associazioni libere, la cui regola fondamentale consiste nell'incitare il
paziente a dire tutto quello che gli viene in mente senza tralasciare nulla,
anche cio' che sembra irrilevante o poco pertinente. Inizia cosi' a raffinare la
tecnica dell'analisi e a definire quello che egli chiamera' transfert:
riedizione di sentimenti di amore e/o odio nei confronti di persone del passato
che vengono trasferiti sull'analista. Per lo scienziato austriaco il transfert
diviene lo strumento piu' efficace per rendere piu' accessibile all'analista
il passato del paziente: esso e' positivo quando il paziente si innamora dell'analista
e collabora per guarire al solo scopo di compiacerlo. Mentre e' negativo se si
verifica un'aperta ostilita' nei riguardi del terapeuta. Asua difesa, l'analista
pero' non deve lasciarsi coinvolgere emotivamente dal paziente perche' il suo
compito e' solo quello di tradurre il linguaggio dell'inconscio, in modo da
renderlo piu' comprensibile. In seguito, il paziente dovra' riappropriarsi del
suo passato e dei desideri che ha rimosso. Per aiutarlo in questo cammino, l'analista
deve conoscere se' stesso profondamente, cosi' nel 1895 Freud comincia la
propria autoanalisi mediante l'elaborazione dei sogni, mentre nel trattamento
dei pazienti egli trova conferma alle tecniche elaborate con la sua autoanalisi,
resa possibile anche grazie all'amicizia epistolare con Whilhelm Fliess,
durata 15 anni e che assume i caratteri del transfert. Ma proprio grazie all'autoanalisi
che arrivano le scoperte piu' sconvolgenti: spesso i racconti di seduzione delle
sue pazienti sono immaginari e le esperienze ricordate nel corso dell'analisi
non necessariamente hanno avuto luogo nonostante la psiche le riconosca come
vere. Nel 1905 approfondendo le sue intuizioni scrive i ''Tre saggi sulla
sessualita''' in cui sostiene che la sessualita' umana e' fondata sulla ricerca
del piacere e che tale obiettivo viene perseguito gia' dall'infanzia, momento
in cui la sessualita' si organizza intorno a particolari zone erogene e con
pulsioni localizzate che determinano le tre fasi dello sviluppo sessuale umano
(fase orale, anale e genitale) che si correlano alla crescita fisica dell'individuo.
Le prime due sono autoerotiche, e solo quando la libido si instaura nella zona
genitale, il desiderio si rivolge a un oggetto diverso da se' e comincia quella
dinamica che Freud chiama complesso di Edipo. Nel 1906 inizia la sua amicizia
con Jung, piu' giovane di lui di 20 anni, un sodalizio che gli offre la
possibilita' di far uscire la psicanalisi dall'ambiente ristretto di Vienna.
La fondazione della Societa' Viennese di Psicoanalisi e il 1° Congresso di
Psicologia Freudiana a Salisburgo sono del 1908, in seguito Freud e Jung saranno
invitati in America a tenere delle conferenze. L'intesa tra i due e' molto
forte tanto che Freud considera Jung suo figlio maggiore, degno successore nel
movimento psicanalitico. Cosi' durante il 2° Congresso della Societa' insiste
affinche' il giovane ne divenga presidente.
Dal 1911 Freud inizia un difficile lavoro di sistemazione teorica della
psicanalisi, che chiama metapsicologia, e la sua teoria originale si arricchisce
di altre importanti intuizioni sulle forze dinamiche che costituiscono la vita
psichica e le pulsioni. Il medico austriaco scrive che la mente umana si dibatte
tra il principio del piacere e il principio di realta'. In base al primo si
tende a ottenere tutto immediatamente tramite una scarica motoria, mentre il
principio di realta' puo' deviare quella scarica in vista di un'eventuale
meta, piu' sicura e meno illusoria. Giungono poi gli studi sul conscio, il
preconscio e l'inconscio. Definisce l'inconscio il luogo del rimosso, una
regione della mente dove e' presente un linguaggio del tutto differente da
quello della coscienza, costituito da contenuti psichici non elaborati
verbalmente, che possono accedere al preconscio e al conscio solo verbalizzati.
Il preconscio infatti regola l'attivita' del pensiero cosciente, selezionando
l'accesso delle rappresentazioni, senza deformarle, mentre il conscio riceve
informazioni sia dall'interno che dall'esterno e i suoi contenuti risultano
dalla loro interazione. Altri concetti sviluppati dal padre della psicoanalisi
sono l'Es, l'Io e il Super-Io. Cercando di semplificare un discorso molto piu' complesso possiamo dire che per Freud
l''Es
e' analogo all'inconscio,
ma non e' solo il luogo del rimosso. e' il substrato su cui si costruisce la
personalita'. Esso si scontra con la razionalita' dell'Io. e' governato dal
principio del piacere. L'Io e' simile, ma non sovrapponibile, al conscio.
Viene definito da Freud ''servo di tre padroni'' (costrizioni del mondo
esterno, pulsioni dell'Es, Super-Io) ed e' governato dal principio di realta'.
Il Super-Io, infine, nega la soddisfazione delle pulsioni per l'azione di
norme morali introiettate. e' l'erede del complesso di Edipo e si forma
tramite l'interiorizzazione della figura paterna e quindi dei comandi e dei
divieti che impersona. Ma torniamo alla cronaca della vita: il 1913 e' l'anno
della rottura con Jung che nel libro ''Trasformazioni e simboli della libido'',
si dichiara convinto che la sessualita' non abbia un ruolo cosi' importante,
sostituendo alla parola libido quella d'energia mentale. Freud accusa il
vecchio allievo di ipocrisia e mancanza di coraggio. Mentre l'uomo freudiano e'
potenzialmente malato, preda di pulsioni sessuali che minacciano l'equilibrio
psichico, l'uomo junghiano e' per natura sano e si ammala solo quando per
pigrizia o accidente si discosta dal suo vero destino. Nel 1919 Freud scrive ''Al
di la' del principio del piacere'', dove accanto alle pulsioni sessuali
riconosce l'esistenza della pulsione di morte. Egli giunge a questa
conclusione osservando la coazione a ripetere in cui il soggetto ricerca
ossessivamente situazioni spiacevoli e dolorose, tendendo all'involuzione, per
ripristinare la situazione di pace, libera dalle tensioni, che esisteva prima
della nascita.
e' il principio del Nirvana, rifiuto per la vita e desiderio di assenza di
pulsioni presenti nell'inconscio di tutti gli esseri viventi. Nella realta'
psichica le pulsioni si presenterebbero ambivalenti, caratterizzati dalla
contemporanea presenza dei principi di vita e di morte: Eros e Thanatos. Quando
la pulsione di morte soffoca quella di vita il risultato e' la melanconia. Nel
febbraio 1923 Freud accusa i primi sintomi di un cancro della mascella.
Nonostante i dolori, egli conserva la sua vitalita', rifiutandosi di assumere
analgesici. Accanto a se', in un rapporto sempre piu' stretto, ha la figlia Anna
che diventa la sua compagna, la sua segretaria, la sua assistente.
Nel 1930 riceve il premio Goethe. Nel 1933 i nazisti prendono il potere in
Germania e, sebbene in pericolo, Freud decide di rimanere a Vienna. Se ne
allontanera' 5 anni dopo, trasferendosi a Londra dove morira' il 23 settembre
1939. Dai suoi scritti si intuisce come l'essere ebreo e austriaco siano due
condizioni difficili ma essenziali per comprendere tutta la sua esistenza e l'intera
produzione intellettuale. Una combinazione che secondo Freud stesso lo aveva
reso piu' forte, in grado di sopportare la solitudine, l'emarginazione e le
accuse.
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