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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

L’uomo e il suo futuro (alterabile)

Spoletoscienza: grandi conferenze sui temi piu' attuali della ricerca scientifica, e acceso e controverso dibattito sul destino dell’uomo

di Fabio Fantoni

Sono dieciassette anni che la Fondazione Sigma-tau organizza, all’interno del Festival dei Due Mondi, una manifestazione dal significativo nome di Spoletoscienza. Un grande evento incontro durante il quale vengono illustrate, esaminate e discusse quelle ricerche che stanno per produrre drammatici cambiamento nel destino dell’umanita'. Nei laboratori dei fisici, in quelli della biologia, tra i genetisti stanno nascendo le premesse per un cambio di passo: nanotecnologie, velocita' e quantita' dell’informazione immagazzinata e trasmessa, caratteristiche del web, ingegneria genetica, modificazioni ambientali, tutto sembra indicare l’eventualita' di scenari futuri nei quali il destino dell’uomo subira', al minimo, un processo d’accelerazione prepotente. e' pur vero, magari, che gli storici che guarderanno al nostro tempo fra cinquecento anni non vedranno una fenomenale discontinuita' e anzi potrebbero ricostruire una o piu' linee di stabile permanenza ma non c’e' dubbio che, allo stato presente, la percezione collettiva avverte l’imminenza di una svolta, di una rottura decisa degli equilibri lungamente prodotti dall’evoluzione biologica e culturale. Ed e' una svolta, manco a dirlo, che propone domande alla morale, alla politica e anche all’economia.
Ancora una volta e' il tempo, questo, in cui chi azzarda scenari futuri si trova dentro un limite in cui e' difficile distinguere il prossimo orizzonte scientifico dalla prospettiva ancora fantastica. Quali sono le frontiere della ricerca? Quante e quali scoperte, tra quelle che potranno rivoluzionare il modo di vivere, ci possiamo attendere da qui ad un paio di generazioni? Fare il punto sul futuro prossimo venturo impone anche la ricerca di nuove politiche con le quali affrontare le sfide del XXI° secolo. Un secolo, quello in cui viviamo, che forse non ha ancora individuato una figura tanto visionaria quanto razionale come lo e' stato lo scrittore del Capitano Nemo, Jules Verne, di cui quest’anno si celebra il centenario della morte e che piu' volte e' stato ricordato nel corso dei lavori di Spoletoscienza. Ad aprire i lavori, sabato 9 luglio, l’astrofisico John Barrow, Direttore del Millennium Mathematics Project, dell’Universita' di Cambridge. “Il destino alterato dell’uomo sembra correre incontrollato a cavallo di una cometa - ha affermato Barrow - schivando meteoriti o rischiando l’impatto con immensi corpi che navigano nello spazio attorno al nostro pianeta: sara' forse un Armageddon l’ultima pagina della storia della Terra?”. Altrettanto bizzarro per la nostra mente quanto foriere di interessantissimi sviluppi finanziari e tecnologici e' cio' che e' stato detto da Artur Ekert, Professore di Fisica Quantistica a Cambridge, introducendoci al viaggio nell’infinitamente piccolo: “le nano-tecnologie, sono pronte oggi a farci compiere un nuovo ed epocale salto in avanti. Un destino, un futuro polverizzato in cui la tecnologia dell’informazione quantistica offrira' anche la possibilita' di realizzare computer piu' veloci, orologi atomici piu' precisi, sistemi di posizionamento migliori per la navigazione e molte altre cose affascinanti”. Grandi opportunita', dunque, paragonabili, per dimensioni e struttura, solo a quella che stiamo sperimentando nell’era della globalizzazione attraverso il world wide web. Lo sostiene un altro autorevolissimo e creativo ospite di Spoletoscienza, Harold Thimbleby, della Royal Society-Wolfson Research secondo il quale “la tecnologia dei computers aumenta le nostre possibilita' e puo' essere usata a fini buoni o cattivi. Per centralizzare il potere e introdurre regole piu' complesse nel tentativo di controllare tutto, dalle tasse alla censura; oppure, comunicare piu' liberamente e lavorare insieme, pur trovandoci ai capi opposti del pianeta, per risolvere problemi importanti.” Domenica nella tavola rotonda sul tema dell’estensione dell’umano, i partecipanti Paolo Fabbri, Mauro Ceruti, Remo Bodei e Pietro Corsi hanno posto in evidenza i dubbi, le riflessioni provenienti dal pensiero morale, alla disperata ricerca, oggi, di regole e strategie per la liberta' di scelta, messa duramente alla prova e chiamata a prendere posizione su terreni di spinosa attualita': non solo la simulazione o la replica dell’umano attraverso l’evoluzione delle macchine, ma anche e soprattutto in merito al rapido avanzare delle conoscenze in biologia e genetica. Dunque, non solo bio-chips nel nostro destino, ma come ha insistito Gilberto Corbellini, Ordinario di Storia della Medicina e Bioetica all’Universita' “La Sapienza” di Roma, “e' necessario che il dibattito sulle applicazioni della genetica alla medicina e alla sanita' pubblica sia meno astratto. Quali regole o strategie sono efficaci per favorire l’esercizio della liberta' di scelta quando va nel senso di migliorare la qualita' e incrementare le opportunita' delle vite esistenti e da venire?”. Perche' ormai da piu' parti si parla di Homo Novus: frutto dell’evoluzione di una nuova specie. Il quesito e' infatti inquietante: migliorare la qualita' e incrementare le opportunita' di vita esistenti e da venire, se coniugato all’innalzarsi generale dell’aspettativa di vita, puo' innescare nella mente creativa di alcuni scienziati come l’originale Aubrey de Grey - Department of Genetics, University of Cambridge, UK - il tentativo legittimo di mettersi alla ricerca di realizzabili strategie per l’immortalita'? Lo stesso de Grey, a Spoleto, ha chiarito: “con i progressi della medicina anti aging, saremo sempre un passo piu' avanti rispetto ai nuovi problemi dell’invecchiamento, e le imperfezioni delle nostre terapie ringiovanenti verranno eliminate prima che possano toccarci. Ho chiamato questo fenomeno “velocita' di fuga del prolungamento della vita”. Affascinato ma certo non completamente convinto delle tesi di de Grey, si e' dichiarato lo storico della medicina e bioetico statunitense Sherwin Nuland che si e' chiesto: “ Vogliamo davvero vivere in eterno?
Di ricerca genetica ha parlato un altro statunitense, Gregory Stock, Professre della UCLA School of Public Health, che ha sottoposto all’attenzione del pubblico di Spoletoscienza le piu' recenti e promettenti tecniche di miglioramento genetico: “la difficolta' maggiore non sara' quella di decidere se usare la clonazione, lo screening genetico o qualsiasi altra tecnologia specifica, ma se abbiamo il coraggio di accettare le possibilita' che ci offre il futuro o vogliamo tirarci indietro spaventati e lasciare che se ne occupi qualcuno piu' coraggioso di noi in altre regioni del mondo. La prossima frontiera non sara' lo spazio, ma noi stessi”. Ma la scienza non e' solo spettacolarizzazione del fare scientifico, cosi' a dare sostanza e corretta informazione sullo stato dell’arte in biologia e genetica nell’affrontare le malattie che affliggono l’umanita', ci hanno pensato i biologi cellulari Giuseppe Macino e Giulio Cossu. per il primo “la sequenza dei genomi di molti organismi ha messo a disposizione degli scienziati centinaia di migliaia di geni, ma per la stragrande maggioranza non ne ha rivelato la funzione. La scoperta dei piccoli RNA e' arrivata al momento giusto perche' sta aiutando i genetisti a capire le basi molecolari delle malattie genetiche”. Il secondo, direttore dell’istituto di ricerca sulle cellule staminali al San Raffaele di Milano, mettera' al corrente di quante e quali possibilita' abbiamo, realmente, di ricostruire o riparare i nostri organi lesionati. “Studi dell’ultimo decennio hanno dimostrato la presenza di cellule staminali e quindi la potenzialita' di rigenerare sia nel sistema nervoso che nel cuore. Resta il fatto che un danno grave al tessuto nervoso o al miocardio non viene riparato e questo fatto rappresenta la principale causa di morte dei paesi industrializzati”. 



 

 

 


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