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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Giovani che rischiano la vita

Come capire i comportamenti a rischio negli adolescenti. Lo spiega un nuovo libro appena pubblicato

L’adolescenza e' l'eta' in cui il tumulto e la crescita delle emozioni e delle passioni hanno una tipologia radicalmente originale, in quanto sono contrassegnate dall’immediatezza e dalla spontaneita' delle esperienze. Inizia in questo modo il nuovo libro dello psicoterapeuta Umberto Nizzoli che parla delle passioni che si manifestano nell’adolescenza e sembrano radicalmente contrassegnate dalla loro irrevocabile intensita' e dall’esigenza d’assoluto. In questo articolo estrapoliamo alcuni dei concetti che vi vengono sviluppati rimandando gli interessati all’opera completa (Nizzoli U. e Colli C., “Giovani che rischiano la vita. Capire e Trattare i comportamenti a rischio in adolescenza”, McGraw-Hill Editore, 2004, Milano). Nell’adolescenza, ogni movimento emozionale nasconde in se' il desiderio di contatto interpersonale, di relazione, che si confronta non di rado con il deserto, o almeno con il rischio, dell’indifferenza e della non-partecipazione, della neutralita' e dell’impermeabilizzazione da parte del mondo degli adulti che non hanno sempre una formazione psicologica tale da consentire di cogliere, o almeno di intravedere, le ragioni profonde di comportamenti e di vissuti decifrabili non con strumenti freddamente razionali ma, appunto, con il linguaggio delle emozioni (Borgna). Spesso alcuni di questi comportamenti, che costituiscono un alfabeto emozionale dell’adolescente, si manifestano con varie modalita' che mettono a rischio l’incolumita' fisica del giovane, etichettabili come socialmente pericolose. A esempio: dipendenze patologiche (abuso di alcol, ecstasy e altre sostanze psicotrope), violenza verso gli altri (bullismo) o verso se stessi (suicidio), del rapporto con il proprio corpo (disturbi del comportamento alimentare) e dei comportamenti sessuali (rischio HIV). In questo panorama, se un ragazzo che nel segreto mondo della sua stanza si stringe un lenzuolo intorno al collo fin quasi a soffocare puo' passare nel silenzio, cio' non accade quando uscendo dalle discoteche pieno di alcol e altre sostanze psicoattive viaggia a tutta velocita'. I titoli sui giornali lo stigmatizzano, perche' imprevedibile e quindi pericoloso. e' la difficolta' vissuta dagli adulti rispetto alla nuova generazione che li porta frettolosamente a giudicare e a reprimere. Nell’universo del giovane ci sono presenti, pero', diverse persone, come genitori, insegnanti, educatori, psicologi, che, a vario titolo, si relazionano con lui e provano a confrontarsi con quegli aspetti del suo mondo psichico e comportamentale rispetto ai quali puo' sembrare di non avere alcuna risposta o risorsa da mettere in gioco. Sapere rispondere ai comportamenti a rischio adolescenziali parte dall’incontro con l’adolescente che avviene attraverso la voglia di creare relazione e la comprensione della complessita' di un fenomeno in continua evoluzione. Ma cosa sono quindi i comportamenti a rischio e come e' possibile rispondervi? Partiamo da un presupposto: non sempre assumersi un rischio equivale a una manifestazione di disadattamento. Sono gli adulti che, valutando, dall’alto della loro esperienza o della loro saccenza o forse dal freddo delle loro paure, le possibili conseguenze dei comportamenti pericolosi dei giovani, tendono ad assimilarli tout-court tra i comportamenti devianti. Infatti, per qualsiasi adolescente la formazione dell’identita', compito cruciale per lo sviluppo della persona, passa attraverso la sperimentazione dei propri limiti alla scoperta dei quali concorrono i comportamenti trasgressivi e quelli a rischio che facilitano il fare esperienza dei propri confini. Come afferma Crepet: “il rischio e' la tendenza che ha l’adolescente a cercare di raggiungere e, a volte, addirittura di superare il limite personale che la sua testa ha individuato. Un qualsiasi ragazzo inizia a capire qualcosa di se' stesso, quando attraverso un percorso di scoperta disegna nella propria mente una mappa dei propri limiti. Un percorso che non e' standardizzato ed e' diverso per ogni ragazzo, a partire dalle proprie caratteristiche, temperamentali (cioe' determinate geneticamente) e/o acquisite nella crescita, di personalita' (come a esempio, vedi Graglia, in base al proprio orientamento sessuale), sia a partire dalle specificita' dell’ambiente che lo circonda (per esempio l’appartenenza a una minoranza etnica, vedi Landry, Suitela, Hiariej e Colli), sia a partire dagli aspetti della societa' in cui e' immerso, a esempio le spinte e passioni collettive espresse attraverso le tendenze consumistiche e le mode (Ardvisson) o la musica che funge da colonna sonora delle sue giornate (Margaron, Pini, Tomei Albiani Carli). Gli adulti scrutano e criticano, i comportamenti a rischio a causa di una molteplicita' di fattori che vanno dalla difficolta' a capire i giovani, alla paura del nuovo che avanzando li travolge, all’invidia verso le nuove generazioni o, ancora, al bisogno di controllare l’ansia dell’incertezza. e' sicuro che questi attori contribuiscano a ingigantire il timore per le azioni rischiose giovanili, ma, paradossalmente, hanno anche un ruolo rispetto al loro manifestarsi (Fava, Viziello, Pasquato, Deganutti) e ad alimentare la loro frequenza e intensita' (Malagoli, Togliatti). Non possiamo trascurare l’evidenza secondo cui i giovani assumono certi comportamenti a rischio per trasgredire alle regole degli adulti, o semplicemente per stupire o metterli alla berlina, o ancora per differenziarsi da loro in un periodo storico come questo che ha esacerbato le difficolta', anche di natura economica, che caratterizzano il passaggio tra adolescenza ed eta' adulta. Se, seguendo questo ragionamento, possiamo arrivare ad affermare che la ricerca del rischio e' connotata come condotta ordalica (di crescita), al punto che, paradossalmente, deve divenire oggetto delle nostre attenzioni colui che non rischia mai, quando, allora, questi comportamenti diventano devianti e oggetto, quindi, delle nostre preoccupazioni? Questi comportamenti devono diventare oggetto dell’intervento degli operatori quando si manifestano come condotte cronicizzate che, abbandonato il primo carattere episodico con cui si sono presentate, acquisiscono tutta una loro ritualita', frequenza e abitudinarieta' con cui investono la vita del ragazzo assumendo in questa sempre piu' importanza e centralita'. Lo studio delle varie tipologie di azioni rischiose permette al professionista della salute, come all’educatore e all’esperto sociale di agire al meglio nella prevenzione o nella cura, trattenendolo da inutili o iatrogeni etichettamenti laddove il rischio e' funzionale allo sviluppo della normalita'. Lo scopo e' realizzare una condizione in cui la persona sia in armonia con se stessa, goda di relazioni positive, esprima un punto di vista equilibrato, sia autonoma, sappia accogliere i cambiamenti e abbia libero accesso alle sue emozioni potendole liberamente esprimere. 

giovani che rischiano la vita

E diviene quindi fondamentale riconoscere gli elementi per discriminare il rischio adolescenziale potenzialmente evolutivo, che deve essere compreso e favorito, da quello, invece, espressione di sofferenza e di disadattamento rispetto al quale e' necessario intervenire. In tal senso, un passo importante e' imparare a districarsi fra fattori di rischio e di protezione, permanenti o temporanei, che spesso si evidenziano nel singolo o nel suo rapporto all’interno del gruppo di frequentazione (Baraldi). Fare le cose giuste, al momento giusto con le persone giuste significa allora operare per rimuovere gli uni (fattori di rischio) o rinforzare gli altri (fattori di protezione): questa e' la buona pratica in materia di comportamenti a rischio giovanili, che si sviluppa nella relazione dell’adulto (genitore, educatore, professionista della salute) con l’adolescente, allo scopo di favorire l’empowerment delle risorse di quest’ultimo grazie, anche all’adozione di metodologie che considerino sempre piu' il giovane non come un oggetto passivo su cui intervenire ma come soggetto attivo e partecipante. 



 

 

 


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