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Alla ricerca della fonte della giovinezza
Il mito di Gilgamesh nasce dalla paura della vecchiaia e della morte. Una costante alla base dei tanti miti sull'eterna giovinezza
di Patrizia Necci
Miti sull'eterna giovinezza si trovano nella letteratura di ogni epoca e di molte
civilta' come un filo conduttore che continua a ripresentarsi. L'impulso che spinge alla ricerca di qualcosa che faccia restare giovani in eterno nasce dalla paura del decadimento dovuto alla vecchiaia che porta inevitabilmente alla morte. E proprio da questa paura della morte, vista come il passaggio in un
aldila' in cui c'e' solo vuoto, oblio, che l'uomo cerca di fuggire. La nascita dei racconti mitici
e' il tentativo di conquistare cio' che si crede possa mantenere la pienezza della vita come riflesso di una profonda invidia verso gli dei immortali. Che sono in grado di concedere
l'immortalita' anche agli umani ma solo come gesto di
generosita' o d'amore, perche' solo a essi appartiene l'eternita'. Ma l'uomo non ci sta e nella letteratura mitologica e nella classica rappresentazione iconografica della ricerca dell'eterna giovinezza, due sono le strade
piu' utilizzate: l'acqua e l'albero della vita con i suoi frutti. Spesso queste due immagini si incrociano, si sovrappongono diventando una sola. Nelle culture e nelle tradizioni popolari di tutto il mondo l'acqua
e' sempre stata vista come elemento straordinario, magico, capace di purificare e generare. L'acqua che sgorga ha un valore sacro
perche' esce dalla terra che e' la madre divina e feconda, ma capace di distruggere tutto per permettere all'uomo, benedetto dagli dei, di far nascere un nuovo genere umano (classico esempio: il diluvio universale). Proprio dalla
capacita' generatrice o rigeneratrice prendono avvio molti miti in cui il protagonista va alla ricerca della fonte dell'eterna giovinezza, di fiumi, laghi sacri o piante bagnate da queste acque. Fra i
piu' antichi, l'Epopea di Gilgamesh: alcune tavolette in argilla ritrovate nei siti archeologici lo fanno risalire al 3000 A.C. e se ne trovano riferimenti in
piu' di una civilta' del Mediterraneo a dimostrazione di come tale mito fosse molto diffuso. Gilgamesh re di
Uruk, in Mesopotamia, e' figlio di una dea e del re precedente: e' forte, coraggioso, bellissimo ma tiranno, tanto che il suo popolo chiede alla dea Madre di mandare
Enkidu, l'uomo primordiale che vive nella foresta con gli animali selvatici, per sconfiggerlo. Lo scontro
e' inevitabile, il grande re viene sconfitto ma tra i due si stabilisce una amicizia
cosi' profonda da affrontare insieme una serie di imprese da cui escono sempre vittoriosi. La fama e la gloria che raggiungono
e' cosi' grande che gli dei decidono di punirli: Endiku deve morire. Di fronte alla morte dell'amico Gilgamesh si dispera, poi ricorda che prima o poi
dovra' seguire lo stesso destino e allora fugge perche' non vuole morire. E' terrorizzato, il suo unico pensiero diventa quello di trovare un mezzo che gli consenta di eludere la morte. Mentre vaga ricorda la storia di un suo antenato, l'unico sopravvissuto al Diluvio e che ha il dono
dell'immortalita', vuole parlargli, scoprire il suo segreto. La strada per raggiungere l'isola remota in cui il suo avo vive con la moglie
e' piena di pericoli ma nulla ha il potere di fermare Gilgamesh, neanche l'Oceano della Morte. Il centenario
pero' gli spiega che egli non conosce il mistero della vita e della morte perche'
l'immortalita' gli
e' stata donata dagli dei. Per il Re, la disperazione e' totale: tutti gli sforzi non sono serviti a niente. Impietosita, la moglie del suo antenato gli svela che in fondo al mare si trova una pianta magica simile al biancospino che una volta assunta trasforma il vecchio in giovane. Gilgamesh riesce a trovarla ma si distrae e un serpente, attratto dal profumo della pianta, gliela sottrae. Subito la sua vecchia pelle ringiovanisce sotto lo sguardo desolato del re che comprende che quella era veramente la pianta dell'eterna giovinezza. A Gilgamesh non resta che tornare al suo regno ormai consapevole di non potere sottrarsi al destino di ogni uomo ma, fortunatamente,
e' diventato piu' saggio e un sovrano migliore. Questo mito si conclude come molti altri: la ricerca, seppure inutile, trasforma chiunque l'affronta
perche' e' nel superamento delle prove di coraggio che si ottiene la gloria e la fama che rendendo immortali.
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