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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

L' intelligenza e' delle donne

Il tempo ha ridimensionato il valore delle teorie per cui gli uomini sarebbero piu' intelligenti delle donne, ma resistono troppi luoghi comuni

della dott.essa Gabriella La Rovere 

A prendere in considerazione soltanto la parola, si dovrebbe dedurrre che l'intelligenza appartiene al genere femminile. Furbescamente, infatti, riconoscendo che il termine e' un sostantivo femminile singolare si dovrebbe definire cio' gia' sufficiente a chiudere ogni discussione sul fatto che questa caratteristica e' piu' presente nelle donne che negli uomini. Eppure questo dibattito, che potrebbe anche svilupparsi partendo da solide valutazioni scientifiche, quando trova spazio sui giornali, viene spesso banalizzato dal ricorso a splendidi esemplari di ''oca giuliva'', cui mai corrispondono altrettanti esempi di maschietti dal cervello poco funzionante. Eppure, come tutte ben sappiamo, ce ne sono: eccome se ce ne sono, sembra solo pero' che siano un'eccezione alla regola! Per gli alchimisti esisteva un'intelligenza femminile e una maschile che ascendono autonomamente per realizzare gli scopi dell'anima e dell'animus. La mente femminile si metterebbe in azione per soddisfare i bisogni spirituali dell'anima; quella maschile per quelli materiali in modo da poter evolvere nelle energie femminili e quindi nella dimensione spirituale. Da cio' gli innumerevoli esempi di intolleranza sfociati spesso nella caccia alle streghe, cioe' contro quelle donne che avevano avuto l'ardire di addentrarsi nella comprensione e gestione della sfera piu' spirituale. Kant affermava che il bel sesso ha tanta intelligenza quanto quella maschile: soltanto che si tratterebbe di un'intelligenza piu' profonda, espressione che nelle sue idee, in questo caso ignorate, equivaleva a sublime. Ma la causa di molti guai ricade sul prof. Petronio Zecchini che, nel 1771, cercando l'intelligenza femminile nell'anatomia della donna, non si fermo' al cervello, ma scese fino all'utero, considerandolo l'organo responsabile del pensiero femminile. E' a seguito di questa banalita', infatti, che si diffusero una serie di luoghi comuni sulle modalita' uterine di sviluppo del pensiero e delle emozioni delle donne. Fortunatamente questi tempi sono ormai lontani e anche nella comunicazione le cose stanno cambiando: appare così che le tante donne che oggi raggiungono il successo, giustamente, non sono il frutto di una selezione naturale, ma piu' semplicemente il risultato di scelte lavorative e professionali, in cui uno degli elementi principali e' proprio l'intelligenza. Questo termine deriva dal latino e si compone di due parole: intus (all'interno) e legere (cogliere, leggere). In definitiva, per i nostri antenati, l'intelligenza e' la capacita' di penetrare all'interno delle cose per cogliere e capirne l'essenza profonda. Una interpretazione molto riduttiva, perche' l'intelligenza non e' solo la facolta' di comprendere, ma e' anche l'insieme di tutte le capacita' umane che permettono di adattarsi all'ambiente, di apprendere, di formulare ragionamenti e di rapportarsi all'altrui pensiero. A tutto cio' vanno aggiunte altre forme di intelligenza, solo a volerne nominare alcune: la creativita', la fantasia, la saggezza, le abilita' sociali e umane. Negli anni ‘60-'70, in linea con i primi cambiamenti sociali, furono introdotti i concetti di intelligenze multiple e di intelligenza emotiva. La prima teoria prevede la distinzione di sette tipi di intelligenza, localizzati in parti differenti del cervello. L'intelligenza emotiva e' invece un mix di empatia, autocontrollo, sensibilita' e attenzione e molti tendono ad attribuire a questa forma di intelligenza l'aggettivo femminile. Ben altra cosa e' l'intelligenza orizzontale, che spazia ad ampio raggio senza pero' picchi di eccellenza e di emotivita'. 
Anche a seguito di questa semplice analisi cio' che non si capisce e' come si possa immaginare che dei semplici test possano bastare a misurare il Quoziente d'Intelligenza di un individuo. A ben vedere, infatti, considerato il loro limitato valore, questi sono soprattutto strumenti che servono alle riviste per stimolare la curiosita' dei lettori o alle aziende per giustificare la selezione del personale. Secondo la maggior parte degli scienziati, infatti, non e' in realta' possibile catalogare in maniera empirica l'intelligenza attribuendole un numero su una scala numerica. Un'altra annosa questione e' se l'uomo possa ereditare l'intelligenza come ogni altro fattore genetico. Pur ammettendo che in qualche maniera esista un elemento trasmissibile, indubbiamente anche l'ambiente influisce sullo sviluppo di capacita' intellettive intrinseche. E' il caso di soggetti con ritardo mentale nei quali lo stimolo continuo e costante puo' portare allo sviluppo e al potenziamento di abilita' intellettive. 
Uno studio specialistico porta a esempio il caso di Temple Grandin, considerata ritardata che pure e' diventata una progettista di attrezzature per il bestiame, riconosciuta a livello mondiale. Il suo e' considerato un classico esempio di intelligenza verticale, cioe' di espressione univoca in uno specifico ambito, espressa tramite l'eccellenza e l'originalita' all'interno del gruppo sociale di cui si fa parte. Un genio costruito in quanto il soggetto si e' dimostrato ricettivo a tutto quanto le veniva fornito in termini di apprendimento ed esperienza, senza timore per se' o per il gruppo. Probabilmente cio' avviene perche' l'intelligenza sta nell'andare oltre la semplice comprensione, nel cercare di vedere al di la' dell'orizzonte, nel non aver paura di esplorare nuovi ambiti, sicuri di uscirne arricchiti. In conclusione, ritornando al quesito iniziale: l'intelligenza e' un concetto maschile o femminile? Ci accorgiamo che anche in questo campo nella storia dell'umanita' si e' realizzata l'eterna contrapposizione tra maschio e femmina, che vuole il primo piu' logico e semplice e la seconda piu' emotiva e complicata. E, come appare evidente dai fatti, ancora una volta l'uomo ha prevalso, imponendo modelli di comportamento e di valutazione dei risultati fondati sull'utilita' delle scoperte, sulla economicita' delle soluzioni, sulla materialita' a scapito della spiritualita'. E' così che nella nostra societa' il valore assunto dall'economia e' quasi sempre stato considerato superiore a quello della poesia, quello della guerra su quello dell'amore e della pace. 
In realta' , noi donne, come sono andate veramente le cose lo sappiamo: non e' stato e non sara' sempre facile per un'intelligenza maschile stare dietro a quella femminile e per questo l'uomo ha creato, come una forma di personale difesa, le sue presupposte teorie di superiorita' maschile. Completamente false.



 



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