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Intervista al Prof Nicolo' Scuderi
Possono oggi etica e chirurgia estetica trovare un punto in comune? Ne parliamo con il Prof. Nicolo' Scuderi esperto del settore
di Germana Pitrola Secondo il pensiero greco, i canoni classici della bellezza sono assimilabili all’armonia, all’equilibrio e alla proporzione. Questi concetti negli ultimi anni sono diventati ideali di riferimento di una societa' votata alla ricerca di un modello di perfezione difficilmente raggiungibile, che spesso non si conforma alle reali potenzialita' dell’individuo e che da' peso sempre maggiore ai consigli e al parere degli esperti. Che la bellezza sia sempre piu' un valore a cui ispirarsi lo dimostrano il grande interesse dato all’arte del mostrarsi in pubblico e il peso che ha finito con l’assumere l’aspetto esteriore nella sua duplice veste di chiave di successo e di
popolarita'. La ricerca di un benessere e di un equilibrio troppo spesso legati a rinunce e costrizioni sfociano in episodi di cronaca, purtroppo non isolati, quali quello accaduto alla modella brasiliana Ana Carolina
Reston, morta di anoressia a soli ventun anni. Qual
e' la tendenza in atto e perche' oggi si punta cosi' tanto all’estetica? Risponde a questa domanda il Prof. Nicolo'
Scuderi, direttore della Cattedra di “Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica”presso l’Universita' “La Sapienza” di Roma e autore del testo: “Un elogio all’imperfezione - Bellezza, perfezione, etica nelle riflessioni di un chirurgo plastico” (Editori riuniti). “Spesso sia i giovani che le persone mature si trovano a dover affrontare problematiche che riguardano il proprio modo di rapportarsi a se' e agli altri, rincorrendo ideali astratti di perfezione con il risultato di non riuscire a raggiungere gli obiettivi desiderati e di sentirsi ancora piu' frustrati e insicuri. Oggi un chirurgo estetico non deve vestire solamente i panni di un tecnico che agisce sulle imperfezioni, migliorandole, ma anche di uno psicologo che cerca di capire quando e se
e' indispensabile un intervento o quando invece e' utile proporre soluzioni meno invasive.
Esiste un concetto di bellezza ideale, e secondo lei e' perseguibile?
La chirurgia plastica non va alla ricerca della bellezza. Questa e' un’interpretazione sbagliata veicolata dai media. La perfezione non esiste e sicuramente non
e' sinonimo di bellezza. Un viso di per se' perfetto non e' necessariamente piu' affascinante. Un serio professionista deve riconoscere le caratteristiche anatomiche della persona che si trova davanti e raggiungere con il suo intervento un risultato armonico. A volte basta poco per migliorare tratti non perfetti attraverso piccole correzioni, che non devono essere necessariamente chirurgiche. Se dovessimo tutti tentare di raggiungere i canoni di perfezione classici, saremmo dei cloni. Molti personaggi del mondo dello spettacolo hanno fatto delle loro imperfezioni dei punti di forza, e questo perche' un volto non deve perdere di significato, di attrattiva e
personalita'.
Che rapporto esiste tra etica e chirurgia estetica?
In alcuni casi il chirurgo deve saper dire di no, aiutando il paziente a capire che esiste un confine tra miglioramento e omologazione e consigliandogli di imparare a vivere con le sue piccole imperfezioni, che possono essere trasformate in punti di forza. Nella professione medica l’etica dovrebbe essere, tra i principi a cui ispirarsi, ai primi posti. Spesso sia i mass media che i casi di malasanita' colpiscono la professione danneggiandola agli occhi dell’opinione pubblica. La continua ricerca del raggiungimento di un ideale utopico, portata all’estremo potrebbe condurre il paziente a un disturbo che prende il nome di
dismorfofobia.
Ci puo' spiegare di cosa si tratta esattamente?
Tradizionalmente le paure dell’essere umano erano: del vuoto, del buio. Oggi nella cosiddetta societa' dell’immagine la vera paura
e' delle forme brutte. La dismorfofobia e' una vera e propria malattia di interesse psichiatrico ed
e' una condizione assolutamente limitante per il paziente che perde interesse per tutto cio' che non
e' collegato con il proprio aspetto. Si manifesta in genere negli adolescenti che hanno da poco superato la
puberta', ma in alcuni casi il disturbo puo' comparire anche in eta' adulta. Qualsiasi intervento estetico su questo tipo di pazienti non ha effetto dal momento che il difetto percepito non
e' reale, ma dipende dalla percezione interna che ne ha il soggetto. Una delle manifestazioni piu' frequenti della malattia
e' l’anoressia. Si pensa di essere troppo grassi, rispetto alla magrezza ideale che si ha nella testa. Le motivazioni a sostegno sono in genere quasi tutte le stesse e riguardano la mancata acquisizione di un senso di sicurezza conferito dal primo agente di socializzazione con cui l’individuo si confronta fin da bambino: la famiglia.
In questi casi cosa dovrebbe fare il chirurgo estetico?
Le posso raccontare del caso di una ragazza di vent’anni, Angela, che si e' rivolta a me per correggere una blefaroplastica di cui non era particolarmente soddisfatta. La paziente nonostante la giovane eta' era piu' volte ricorsa al chirurgo plastico per modificare il proprio aspetto. Mi sono accorto subito che fosse affetta da una dismorfofobia e che qualunque “ritocco” le avessi apportato non sarebbe stato sufficiente a impedirle di ritornare per subire ulteriori interventi estetici. Ho preso a cuore il suo caso e la seguo da ormai tre anni. In cambio di una sua attiva partecipazione alla vita sociale le pratico interventi poco invasivi e controllo periodicamente i suoi progressi attraverso le visite di controllo che esegue presso il mio studio. Questo
e' stato uno fra i casi fortunati che si sono assestati da soli con il tempo, purtroppo altri pazienti non hanno avuto la stessa
fortuna.
Quando si dovrebbe ricorrere al chirurgo estetico secondo la sua esperienza?
Non esistono tempi e modalita' precise o definite. Sia la chirurgia plastica che ha il compito di plasmare le forme nel rispetto della loro migliore
funzionalita', che la medicina estetica che
e' finalizzata all’ottenimento di una forma fisica e di un aspetto gradevoli e appropriati, che ancora la medicina anti-aging che invece cerca di prevenire la perdita di efficienza di alcune parti del nostro corpo, dovrebbero concorrere al benessere fisico e spirituale dell’individuo. Ogni disciplina dovrebbe avere le nozioni delle altre e insieme concorrere a una vera e propria “medicina del
benessere”.
Non pensa che oggi si ricorra eccessivamente al parere dell’esperto?
Ricorrere agli esperti e' diventato ormai quasi un luogo comune. Sono sempre piu' i mezzi di comunicazione di massa che attribuiscono grande autorita' al loro intervento, cioe' di coloro che nella vita hanno studiato approfonditamente un problema e cercato di risolverlo. Chirurghi plastici ed esperti d’estetica cavalcano l’onda televisiva e danno pareri e consigli quasi come se fossero depositari di verita' assolute senza tenere debitamente in considerazione che la societa' cambia in continuazione, evolvendosi. Inoltre spesso gli esperti si occupano di campi troppo ristretti e limitati, dovrebbero saper spaziare di
piu'. Non sarai mai un buon chirurgo plastico se non hai alle spalle una cultura umanistica e se non dialoghi con le persone. Il medico deve avere una visione a 360° gradi, non deve essere solamente l’esecutore materiale di
qualcosa.
Il messaggio che vuole lanciare con il suo libro, non va in controtendenza rispetto alla sua
professione?
Il chirurgo plastico prima di occuparsi di estetica deve ricordarsi che e' un chirurgo e prima ancora che
e' un medico. Il problema dell’etica non si pone al professionista che deve compiere un intervento di chirurgia
ricostruttiva, quale potrebbe essere l’intervento conseguente ad un trauma, che ha causato nel paziente grandi disagi psicologici. Pensiamo alla ricostruzione di un seno amputato a seguito di un tumore. Invece
e' molto piu' difficile stabilire se sia giusto o no intervenire per modificare aspetti della fisionomia di un individuo che cerca di raggiungere un ideale astratto di perfezione per seguire una moda o un capriccio. Il chirurgo non
e' un pittore che puo' correggere nella sua opera un suo tratto se quello che ha creato non lo soddisfa, ma una persona che si trova a dover fare i conti con una materia plastica, che
e' nel contempo viva e dotata di intelligenza, che puo' reagire in maniera differente a seconda di cio' che gli succede. Un consiglio finale che vorrei dare ai giovani che vogliono intraprendere questa professione
e' di non pensare che sia una strada semplice e di imparare a valutare tutti gli aspetti che sono al di fuori della sala operatoria. Saranno dei chirurghi migliori.
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Elogio all’imperfezione
Di recente pubblicazione il libro “Un elogio all’imperfezione - Bellezza, perfezione, etica nelle riflessioni di un chirurgo plastico” (Editori Riuniti 2006, € 14 ). Scritto da Nicolo'
Scuderi, direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica alla Universita' La Sapienza di Roma, il volume cerca di fornire riflessioni, spunti e risposte obiettive a quei problemi complessi e profondi che da sempre ruotano attorno al concetto di perfezione e bellezza. L’etica
e' un tema che sempre piu' emerge nella pratica quotidiana di un chirurgo e Scuderi scrive nell’introduzione: “un grande chirurgo non
e' quello che raggiunge spesso degli ottimi risultati, ma quello che anche nei casi meno fortunati riesce comunque a risolvere alcuni dei problemi”. Il volume
e' corredato da un glossario sulle parole maggiormente utilizzate in chirurgia estetica. |
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