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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Il laser nel restauro

Alle applicazioni del Laser più conosciute in oculistica, dermatologia, odontoiatria e chirurgia, si aggiunge oggi quella nel campo dei Beni Culturali, dove viene utilizzato per la pulitura delle superfici. 

della dott.ssa Marina Daga

L’intervento di pulitura delle opere d’arte è una delle operazioni più sofisticate e rischiose dell’aspetto conservativo. Tentativo estremo di procedere selettivamente alla decontaminazione dell’oggetto dagli agenti di degrado, oltreché all’eliminazione di elementi antiestetici. Gli operatori più accorti accolgono generalmente con entusiasmo le innovazioni della tecnologia, dalle quali, peraltro, nell’ultimo decennio sono venuti grandi risultati. Ogni oggetto prodotto dalle passate culture è di per sé unico e che errori di conservazione che possono causare danni irreversibili, sono da ritenersi oggi meno perdonabili, dato che la conoscenza dei fenomeni e dei processi fisico-chimici in essi presenti può essere quantificata con estrema precisione. Il Laser acquista un notevole interesse proprio per la capacità di rimuovere in modo selettivo, rispetto ai materiali originari di un manufatto, le presenze estranee che li minacciano. Allo stesso tempo però è estremamente difficile valutare oggettivamente l’efficacia di questo strumento per le incognite e la quantità di fenomeni presenti tra i quali eventi termici, chimico-fisici e meccanici. La prima applicazione del Laser nel campo dei Beni Culturali fu effettuata a Venezia nel 1972 presso il laboratorio di restauro della Misericordia e il Museo della Ca’ d’Oro: si tratta delle prime prove di pulitura tramite impulsi Laser a Nd:YAG. In queste prove si cercò di dimostrare che il fascio Laser fosse in grado di vaporizzare la “crosta nera” - prodotto di trasformazione superficiale del materiale nel quale si includono polveri e prodotti di inquinamento - senza apportare danni al substrato lapideo. Il metodo sembrò subito molto promettente e di grandi potenzialità, ma era ancora penalizzato da una serie di inconvenienti tecnologici, non ultimi l’elevato costo e la poca versatilità. In questi ultimi anni Enti e Istituti di ricerca hanno approfondito la comprensione dei fenomeni e le pericolosità presenti nei processi di pulitura. Oggi il Laser viene utilizzato ampiamente sia nel settore del restauro architettonico che in quello dei Beni Mobili, per esempio la pulitura di tele e tessuti preziosi. I vantaggi rispetto ai metodi tradizionali di pulitura sono riassumibili in diversi punti. C’è l’assenza di contatto fisico diretto con la superficie e quindi si possono trattare superfici particolarmente fragili e in alterato stato di conservazione, senza intervenire con il preconsolidamento: è possibile infatti rimuovere strati di materiale senza interessare la superficie dell’oggetto usando parametri di processo appropriati. La rimozione dell’alterazione avviene in modo progressivo, interessando spessori di pochi m per impulso: l’operatore controlla direttamente l’azione del Laser e può interrompere la pulitura in qualsiasi momento e a qualsiasi livello selezionato. Infine l’elevata precisione del fascio Laser permette di operare su superfici estremamente ridotte. Spesso l’uso del Laser viene adottato quando la pulitura con qualsiasi altro metodo è difficile o può portare a esiti insufficienti rispetto agli obiettivi da raggiungere. Un interessante esempio applicativo è offerto dall’intervento conservativo (1998) delle preziose lunette del portale centrale e del portale di sinistra, decorate da Benedetto Antelami, (ca 1150 - 1230) e della sua scuola, nella facciata della Basilica di Sant’Andrea a Vercelli. Intervento eseguito da Anna Brunetto, tra le prime restauratrici in Italia ad avvalersi di tale strumento (A. Brunetto, L’utilizzo della strumentazione laser per la pulitura delle superfici nei manufatti artistici, Il Prato, Padova 2004). L’opera policroma rappresenta il Martirio dell’Apostolo Andrea. La sua superficie si presentava ricoperta da un primo strato di deposito di particellato atmosferico e da uno strato più compatto di ossalati, così consistente da non rendere possibile la lettura policroma dell’opera. Il risultato ottenuto da una prima campionatura di pulitura, con test eseguiti con metodi di tipo tradizionale chimico, non aveva dato risultati soddisfacenti. Inoltre le decorazioni venivano indebolite nella loro consistenza, con il rischio di perdite del pigmento. La pulitura delle superfici in arenaria bianca è stata eseguita con Laser a Nd: YAG2, a un’energia dell’impulso variata in dipendenza dello spessore dell’incrostazione. Sulle parti decorate, l’operazione diveniva molto più difficoltosa. In alcuni casi si è dovuta mascherare la decorazione con un piccolo cartoncino sagomato di colore bianco in maniera da non inviare sulla superficie un irraggiamento superiore al necessario e non provocare un assottigliamento del pigmento. La superficie veniva inumidita con acqua deionizzata, per renderla otticamente più scura, consentendo così un effetto ablativo maggiore e mirato. Sulle decorazioni invece il raggio laser è stato inviato direttamente sulla superficie. Il lavoro è indicativo e significativo di quanto sia difficile parametrizzare in modo standard un intervento di pulitura con il laser e di come sia indispensabile che il restauratore sia costantemente concentrato a seguire gli effetti della radiazione sulla superficie sulla quale opera, perché l’estrema variabilità dell’aspetto e della natura dei depositi e delle incrostazioni da eliminare cambiano dunque i meccanismi e i risultati dell’azione del Laser. Considerarlo una “gomma da cancellare” fa i conti con una serie di problemi e circostanze presenti anche nel più semplice caso di pulitura. Fra tutti la conservazione delle policromie e il rispetto delle patine, oggetto entrambi di possibili alterazioni sotto le sollecitazioni termiche del raggio laser. Il percorso da seguire da parte della ricerca è ancora lungo, sia per la garanzia di una maggiore efficienza della strumentazione, sia per una più completa e attenta analisi di ciò che può verificarsi durante l’operazione. 

arte e Politica: una riforma per la valorizzazione e l’innovazione 
Dopo la rapida approvazione del “Codice per i Beni Culturali” e la riforma del Ministero per i Beni e le Attività culturali, emerge una nuova struttura amministrativa riformata sia a livello centrale che locale. Chiediamo al Vice Ministro per i Beni e le Attività culturali, On. Antonio Martuscello, quali siano stati i principi promotori di tale riforma e quale sviluppo avrà il Ministero alla luce di tali cambiamenti.
“Partendo dalla consapevolezza dell’immenso valore del nostro patrimonio storico artistico come leva per il rilancio economico e come fonte di promozione del made in Italy nel mondo, abbiamo concepito questa riforma con gli obiettivi di dar vita a un’amministrazione più radicata sul territorio, più efficiente, collaborativa con le realtà locali, e soprattutto più attenta e vicina ai bisogni dei cittadini. Per esempio, la riforma del Ministero prevede, tra l’altro, la possibilità per le Province, che fino a oggi erano sprovviste di sedi di soprintendenza, di creare uffici provinciali sul territorio. Questo, naturalmente, agevola i rapporti con il pubblico e il confronto con gli enti locali e il mondo dell’associazionismo. Sostanzialmente, si è ritenuto di suddividere l’amministrazione in quattro dipartimenti: beni culturali in senso stretto, le attività culturali (come ad esempio lo spettacolo), e lo sport.
Ma la novità assoluta è la creazione di un settore dedicato alla ricerca e all’innovazione, perchè per ben conservare il passato si deve guardare al futuro. Anche il Codice dei Beni Culturali, che ha accorpato migliaia di norme in un testo semplificato e accessibile a tutti, si inserisce in questo nuovo contesto e rende più chiaro il rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione”. 
È possibile, secondo lei, conciliare la necessità di tutela e conservazione del patrimonio storico artistico italiano con le richieste economiche del paese che vorrebbero tale patrimonio una risorsa economica, un giacimento culturale, da rendere produttivo e utile. 
“Certamente. Lo sviluppo economico non è antitetico ma anzi è collegato alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio. Una delle innovazioni introdotte da questo governo, quella che ha creato maggiore scalpore, riguarda la possibilità di dare in concessione ai privati la gestione dei musei, siti archeologici, dimore storiche e così via. Una strada che noi abbiamo intrapreso ma, sotto il controllo, la tutela e la responsabilità artistica del soprintendente. Si è trattato di una scelta significativa per una migliore valorizzazione e gestione, anche sotto il profilo economico del bene culturale; obiettivi che, però, non sono assolutamente slegati dai concetti di tutela e salvaguardia”. 
Il grosso nodo del Ministero rimane la questione dei finanziamenti, ridotti ulteriormente dalla Finanziaria 2005 e dai tagli antideficit del luglio scorso. 
Come saranno rivolte le azioni del Ministero sia nel reperimento di fondi per la tutela, sia nella valorizzazione del patrimonio per innescare quel circuito virtuoso che favorisca uno sviluppo economico e culturale?
“Consapevoli che dalla spesa per la cultura dipendono due risorse strategiche del futuro del nostro paese, quali la promozione del turismo culturale e quella mondiale del brand Italy, è stata creata, per trovare più risorse, la società Arcus per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo che gestisce una quota, circa il 5%, dei fondi stanziati dalla legge obiettivo per la grandi opere. Questo consente di legare lo sviluppo delle grandi infrastrutture alle esigenze della tutela del nostro patrimonio artistico e paesaggistico”. 
Quali sono le principali direttive strategiche che il ministero ha in animo di seguire per promuovere i valori culturali italiani all’estero. 
“Intanto, l’Italia ha ottenuto un significativo riconoscimento dall’Unesco e coordina a livello mondiale gli interventi di salvaguardia del patrimonio culturale nelle zone ritenute a rischio. 
Abbiamo, nel corso di questa legislatura e in particolare durante il semestre di presidenza italiana dell’Ue, potenziato le relazioni bilaterali con molti paesi europei, avviando importanti iniziative di scambio culturale. Ma non solo. Mi piace ricordare anche i proficui rapporti che abbiamo intrecciato con la Cina. Trovo che il restauro della Città proibita a Pechino sia l’aspetto più prestigioso di una lunga serie di collaborazioni tra i due paesi”.



 

 



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