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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Lettera aperta ai dermatologi

Abbiamo ricevuto questa simpatica lettera che volentieri pubblichiamo pur sapendo che scatenera' feroci polemiche

Prof. Roberto Bassi

Oggi, assai piu' di un tempo, usiamo nei nostri incontri il sussidio visivo. Ogni lettura magistrale, ogni comunicazione viene proposta, ai colleghi presenti, con una serie di immagini, per lo piu' via computer, che vengono illustrate o commentate a voce.
Verba volant...ma le immagini, sia pure per pochi istanti, restano.
Gia qualche anno fa, in occasione di un Congresso Nazionale di dermatologia, ebbi a rilevare un grossolano errore ortografico in una diapositiva. Lo feci notare scherzosamente al Collega (e amico) che aveva parlato, suggerendogli di controllare la dattilografa che preparava le diapositive. 

professor Roberto Bassi

 Il Collega, anziche' scaricarsi elegantemente sulla anonima dipendente, mi rispose, visibilmente piccato, che aveva preparato personalmente le didascalie. Rimasi annichilito, e non dissi piu' nulla. Pensai - in questa occasione - a nomi illustri della dermatologia italiana, che hanno brillato per il loro sapere umanistico. 
Mi basti citare Comel, Flarer, Tosti, e - tra i contemporanei - Panconesi, nonche' molti altri che ometto per brevita'.
Il problema si sta riproponendo in maniera ogni giorno piu' grave. Sono stato attaccato da un esimio Cattedratico, perche', anni or sono, dopo aver chiarito ai partecipanti a un concorso che la prima cosa era il rispetto della lingua italiana, bocciai cinque concorrenti i cui elaborati presentavano evidenti errori di ortografia e di sintassi; e non parlo ovviamente dell’uso delle doppie, che risente talora della provenienza geografica. 
Mi disse il Collega: ”Hai bocciato il mio migliore immunologo!”. Sono assolutamente sicuro che conosceva l’immunologia assai meglio di me, ma ricordai che anche i migliori professionisti devono essere in grado di scrivere correttamente un lavoro, o semplicemente una relazione alla Direzione Sanitaria. Il fatto che il medico in oggetto non avesse alle spalle studi classici, non lo esimeva certo dall’evitare pesanti errori di ortografia. 
Un altro Cattedratico - non si riconoscera' certo in queste righe - mi scrisse, a mano, “Saro' lieto di legere (sic) il tuo articolo”.
Non faccio l’italianista, ne' l’anglista (vistosi gli errori anche nella terminologia inglese); tuttavia mi addolora vedere cosi' storpiata la nostra bella lingua come le altre, quando vengono usate in maniera approssimativa. Francamente dubito di tutto l’impianto della comunicazione, quando constato la sciatteria di chi scrive. Non venite a dirmi, a mo' di giustificazione, che cio' accade in tutti i Convegni scientifici, e che anche alcuni tra i nostri piu' illustri politici non sanno parlare in italiano corretto. 
Amo troppo la dermatologia per vederla cosi' degradata....
Se in ogni Clinica e in ogni Divisione vi e' chi si interessa piu' di micologia e chi di allergologia, e' possibile individuare un collega che conosca decentemente la lingua italiana. 
A questo andrebbero sottoposti tutti i testi scritti, siano quelli del Cattedratico che quelli dell’assistente volontario: in carenza di questa figura, si potra' sempre interpellare la nostra vecchia insegnante elementare...


 

 

 


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