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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

La storia del fabbro morso dal cane

L’interesse di Louis Pasteur per la medicina origina da una esperienza della sua infanzia. Settanta anni dopo lo scienziato scoprira'  il vaccino antirabbico

della dr.ssa Gabriella La Rovere

Louis Pasteur e il suo amico Jules Vercel stavano giocando vicino a casa. Furono spaventati da alcune grida. Si voltarono e videro degli uomini del villaggio aiutare un uomo ferito che barcollava verso il negozio del fabbro. Il torace nudo mostrava i terribili segni dei morsi del lupo. Louis, che allora aveva otto anni, corse insieme all’amico verso il negozio del fabbro. A bocca aperta fisso' il grosso mantice ravvivare la fiamma ed entro pochi minuti una barra di ferro divenne rossa incandescente. Il fabbro la prese e la premette sul torace del poveretto. Disgustato dall’odore della carne bruciata e con ancora nelle orecchie le urla di quell’uomo, Louis corse verso casa. Quell’autunno otto persone furono morse dal lupo che terrorizzava le campagne intorno al paese di Arbois. I morsi dell’animale causavano una terribile malattia, chiamata rabbia. A quei tempi non si sapeva molto di questa patologia. Si pensava che bruciare le ferite con un ferro arroventato potesse fermare la progressione della malattia. Ma molte persone morivano ugualmente, con la bava alla bocca e incapaci di bere l’acqua. Come uccideva la rabbia? Come poteva essere fermata? Una domenica, mentre passeggiavano nelle campagne di Arbois, lo chiese al padre Jean-Joseph, un conciatore che non aveva avuto la possibilita' di continuare gli studi ma che era stato al seguito di Napoleone Bonaparte distinguendosi come soldato e meritando la Croce della Legion d’Onore. Il pover’uomo, che aspirava che il figlio diventasse insegnante, gli rispose che avrebbe trovato le risposte a scuola, dove avrebbe dovuto tenere sempre alto l’onore della famiglia applicandosi negli studi. In realta' Louis non sembrava andare cosi' bene a scuola e mentre il suo insegnante di matematica, monsieur Renand, parlava, non gli prestava la minima attenzione. Troppe cose al di fuori di quell’aula lo incuriosivano e la sua mente cercava soluzioni alle molte domande che affollavano la sua testa e che coinvolgevano anche la sua famiglia. 
Louis aveva i suoi quaderni pieni di tanti quesiti, ma monsieur Renand non era certo in grado di dargli risposte. Non avrebbero potuto farlo neanche i medici dell’epoca che come non sapevano far guarire dai morsi del lupo ignoravano anche perche' sua sorella minore, Josephine, era cosi' debole e tossiva sempre. E non avevano una spiegazione sul perche' sua sorella Emilie, ogni tanto era preda di tremori e scosse, cadendo a terra. Il giovane Pasteur fu notato pero' dal preside, Monsieur Romanet, che lo vedeva sempre passeggiare da solo e non partecipare ai giochi dei suoi compagni. Parlandogli si accorse che Louis non era per niente ritardato, ma che la sua mente cercava di dare un senso alle domande che lo affliggevano. Fu cosi' in una delle loro conversazioni che gli spiego', in maniera estremamente moderna, che cosa fosse la cultura, che non consisteva nel memorizzare nozioni cosi' come gli era richiesto dai suoi insegnanti, ma la conoscenza profonda dei fatti, in modo da arrivare alla soluzione dei problemi e poterli condividere con gli altri. Louis ne rimase estasiato. Questo era proprio cio' che sperava di ottenere dalla scuola. Ma uno studente doveva guadagnarsi dei buoni voti per poter andare all’Universita'. 
Ormai tredicenne, si butto' a capofitto nello studio e cosi', lo studente, che tutti consideravano ritardato, vinse molti premi e fu ammesso ad una Scuola di preparazione per l’esame di ammissione alla Normale Superiore di Parigi, che era stata fondata da Napoleone allo scopo di formare futuri insegnanti. In una fredda giornata dell’inverno del 1838, pioggia e nevischio accolsero l’arrivo di Pasteur a Parigi dove pero' non riusci' ad ambientarsi, cercando di studiare, insonne per la nostalgia di casa. Confuso torno' ad Arbois, convinto che questo fallimento non lo avrebbe mai fatto diventare un insegnante riprese a studiare e nel 1843 fu ammesso alla Scuola Normale. I suoi insegnanti notarono subito una predisposizione per le scienze, nonostante eccellesse anche in altre materie. Non soffriva piu' di nostalgia ed era affascinato dagli studi. La sua prima scoperta riguardo' i cristalli. Al microscopio, Louis si accorse che seppure sembrano identici possono riflettere la luce in maniera diversa. Questa scoperta lo entusiasmo'. Nel gennaio del 1849 trovo' un lavoro all’Universita' di Strasburgo e alla sera, ne discuteva con la moglie, che ben presto divenne cosi' esperta di chimica e biochimica, da aiutarlo a scrivere le note dei suo esperimenti. Nel 1854 passo' a dirigere il nuovo dipartimento di scienze dell’Universita' di Lille diventando, a 32 anni, il piu' giovane preside di universita' in Francia. 
Un giorno guardando al microscopio i lieviti provenienti da tinozze di fermentazione si accorse che erano degli esseri cosi' piccoli visibili solo al microscopio, differenti da altri bastoncini che invece chiamo' germi e che impedivano la fermentazione. La sterilizzazione uccise tutti i microbi ma all’aria ben presto essi si moltiplicarono. Decise di scoprire da dove venivano i germi e come fermarli. Nel 1862 Louis finalmente fu eletto all’Accademia della Scienza e presentato all’imperatore Napoleone III, che lo aiuto' a soddisfare il suo desiderio di venire a capo delle cause delle malattie dandogli un laboratorio piu' grande. Negli stessi giorni la figlia ventenne Cecile moriva di febbre tifoide e qualche tempo dopo uno stroke cerebrovascolare gli provoco' una paralisi. Le condizioni di salute migliorarono presto, era vigile e poteva parlare, ma non riusciva a muoversi. All’eta' di 47 anni aveva ancora tante cose da fare prima di morire, anche se la sua gamba e il braccio sinistro rimasero leggermente paralizzati. Nel 1870 anche suo figlio Jean-Baptiste si ammalo' di febbre tifoide, e in ospedale, rimase scioccato dall’odore nauseabondo delle ferite aperte. Anni di lavoro l’avevano convinto che i germi causavano le malattie e la sporcizia dell’ospedale favoriva la loro moltiplicazione. Ma i dottori, non vollero ascoltarlo: poteva essere un famoso scienziato ma non aveva studiato medicina! Si iscrisse allora all’Accademia di Medicina. Era il 1873. Immediatamente propose che i dottori lavassero le mani e gli strumenti che dovevano utilizzare prima di ogni intervento, e raccomando' camere operatorie sterili e camici puliti, ma molti dottori francesi si rifiutarono di ascoltarlo, tranne uno scozzese, Joseph Lister, che seguiva attentamente le sue ricerche, aveva costatato come con l’aria le ferite si infettassero ed era convinto che i germi descritti da Louis dovessero essere la causa. 
La maggior parte dei medici francesi credeva ancora infatti che la generazione spontanea fosse responsabile della comparsa dei germi nelle ferite. Prima che Louis riuscisse a convincerli, un’altra malattia si pose all’attenzione del grande scienziato: l’antrace, all’epoca diffusissima tra le pecore. 
Trovo' il germe responsabile e seguendo l’esempio di medico inglese, Edward Jenner, che aveva fermato con successo un’epidemia di vaiolo, inietto' 25 pecore e 6 mucche con una dose leggera di vaccino da lui preparato e due settimane dopo una seconda dose, piu' forte. Dopo altre due settimane inietto' negli animali i germi dell’antrace dimostrando di poterli proteggere. Gli allevatori cominciarono a usare il vaccino di Pasteur con grande successo, ma alcuni animali continuavano comunque a morire perche' il preparato non era puro. Un giorno un dottore gli chiese il suo aiuto per la rabbia, l’idea fissa della sua infanzia. Louis sapeva che la rabbia interessava i meccanismi cerebrali cosi' i suoi assistenti asportarono il cervello da cani morti per rabbia e iniettarono la sostanza cerebrale nei cani sani che in breve manifestarono i sintomi della malattia. Dopo la loro morte, al microscopio il germe era talmente piccolo da non essere visto. Una serie di esperimenti dimostro' che i germi della rabbia diventavano piu' deboli in aria molto asciutta e che iniettati in cani e conigli non provocavano la malattia. Aveva trovato un vaccino che preveniva la rabbia, ma sapeva bene che era impossibile vaccinare ogni cane o lupo, mentre era piu' pratico trovare un modo per curare la malattia, dopo che un animale o una persona veniva infettata. Pasteur sperimento' una serie di iniezioni, ognuna un po' piu' forte della precedente e con grande gioia scopri' che questa sequenza di iniezioni preveniva negli animali la manifestazione clinica della malattia. Poteva funzionare sull’uomo? Nel giugno del 1885 un collega gli chiese di aiutare una bambina di 10 anni affetta da rabbia. E se fosse morta, come le pecore, a causa di dosi impure del vaccino? Decise lo stesso che avrebbe provato a salvare la vita della bambina. Il giorno seguente dopo solo due iniezioni, la bambina era gia' morta. Aveva fallito. 
Esamino' il cervello della piccola, e inietto' i conigli con il tessuto contenente i microbi della rabbia, uccidendoli rapidamente. Penso' che la rabbia era a uno stadio troppo avanzato per salvare la bambina. Un mese dopo, gli fu condotto un bimbo di nove anni, appena morso da un cane rabbioso. Senza le iniezioni sarebbe comunque morto e Louis accetto' di curarlo, tenendoselo a casa. Furono fatte 13 iniezioni in 10 giorni, ognuna piu' forte della precedente. L’ultima iniezione conteneva la forma piu' forte della rabbia, in grado di uccidere un animale in 7 giorni. Il bambino sopravvisse, il suo trattamento antirabbico funzionava se applicato in tempi rapidi. Nonostante le tante critiche piovutegli addosso a causa di diversi insuccessi, alla fine del 1886 avrebbe salvato piu' di 2500 persone. Intanto aveva avuto un altro ictus e, a dispetto della sua salute, insisteva ad essere portato al suo laboratorio. L’ennesimo attacco lo uccise a settembre del 1886. Fu sepolto nella cantina del Pasteur Institute, il laboratorio di ricerca che aveva fondato.



 

 

 


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