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Clima, poverta' e malaria
Si torna a parlare di malattie dimenticate ma mai scomparse in aree del mondo dove il cambiamento del clima influisce sulle condizioni sociali e di salute della popolazione
della dott.ssa Gabriella La Rovere
Ogni giorno muoiono nel mondo 25.000 persone per malattie quali colera, febbre gialla, poliomielite, patologie tutte associate all’acqua. Inoltre, nonostante la
siccita', la peggiore degli ultimi 50 anni, che colpisce numerose regioni del globo, dall’Africa all’Amazzonia, si sta ricominciando a parlare di endemia della malaria. L’acqua ferma di migliaia di pozze e piccole lagune, derivanti dal prosciugamento dei fiumi e dei laghi, ha ridato vita a questa malattia che uccide oltre duemila bambini africani al giorno. In maniera piu' eclatante si
e' detto che e' come se ogni giorno cadessero sette grandi aerei di linea carichi di passeggeri. Qualsiasi frase ad effetto puo' essere utile per svegliare dal torpore la comunita' internazionale. Forse per questo o forse no, Bill Gates ha donato 200 milioni di euro per la realizzazione di tre progetti, tra cui la produzione dei farmaci per combattere la malaria, attualmente insufficienti tanto da provocare uno scandaloso mercato di prodotti antimalarici contraffatti. In particolare in molti di questi farmaci ci sono quantitativi di principi attivi troppo bassi per l’eradicazione dell’infezione, che favoriscono la pericolosa insorgenza di una resistenza che rappresenta, di fatto, una delle cause della recrudescenza della malaria. La
clorochina, farmaco di scelta per l’infezione acuta, non
e' piu' in grado di curare la maggior parte delle infezioni malariche, che colpiscono le aree endemiche della Terra. Cio' nonostante continua a essere largamente impiegata nelle zone rurali dove
e' venduta come farmaco da banco ad un prezzo basso. I pazienti che usano la clorochina si sentono meglio nel giro di 24 ore e risultano liberati dai sintomi dell’infezione nell’arco di 72 ore. Questo induce a una precoce sospensione, con rischio elevato di
reinfezione. La permanenza per lunghi periodi del parassita a contatto con concentrazioni non efficaci di
clorochina, favorisce la selezione di mutanti resistenti a questo farmaco. Altra causa di recrudescenza malarica
e' la sospensione dei programmi di controllo del vettore, basati sull’impiego del DDT. La scoperta della permanenza al suolo per lungo tempo dell’insetticida, con prevedibili conseguenze sulla salute pubblica, ha indotto una forte pressione sociale contro il suo uso. In aggiunta, le degradanti condizioni politiche, sociali ed economiche, con il susseguirsi dei conflitti locali, creano le condizioni di poverta' favorevoli per l’espansione epidemica della malaria. Sono anche state chiamate in causa particolari situazioni climatiche di certe regioni. Sembra documentato che le ondate epidemiche, che si sono verificate anni addietro nel Rajastha e nelle isole di
Giava, siano dipese da fenomeni monsonici di inusuale violenza. La ricerca farmaceutica sembra purtroppo segnare il passo, e molta attenzione si sta determinando nel campo della medicina naturale e tradizionale. Dal 1967 il governo della Repubblica Popolare Cinese ha intrapreso un programma di studio sistematico delle piante indigene impiegate nella Medicina Cinese. Tra queste vi era un’erba, dall’odore pungente, chiamata
qinghao, identificata secondo la tassonomia occidentale come artemisia annua. Gia' nel 340 d.C. la pianta fu consigliata come febbrifugo. Nel 1972 alcuni ricercatori cinesi sono riusciti ad isolare un composto puro: l’artemisinina. Si tratta di un lattone triossanico
sesquiterpenico, che contiene un ponte perossidico il quale, essenziale per l’attivita' antimalarica della molecola,
e' raro in natura. L’azione dell’artemisinina e' di liberare radicali liberi che si comportano in maniera differente dagli altri ossidanti
perche', invece di agire con l’ossigeno e produrre anione superossido o radicale
idrossile, danno luogo a radicali liberi contenenti carbonio, a seguito di una reazione catalizzata dal ferro dell’eme. Si pensa che anche i prodotti derivanti dalle interazioni delle artemisinine con l’eme possano alchilare le proteine del parassita, uccidendolo. La pianta, appartenente alla famiglia delle Composite,
e' caratterizzata da un fusto di un paio di metri di altezza, dal quale partono rami alterni, muniti di foglie alterne, profondamente divise e lunghe. I fiori, gialli e nodosi, sono disposti in un disco. L’impollinazione
e' favorita dagli insetti o dal vento, con un comportamento che e' inusuale tra le Composite. Grandi speranze sono riposte in questi studi, ma ci vorra' ancora molto tempo prima che il prodotto raggiungera' la farmacia, se si considera, infatti, che la parte della pianta in cui si accumula l’artemisinina non
e' ancora stata individuata con precisione.
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