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Medicina ed evoluzionismo
Un approccio evoluzionistico nello studio della biologia e della medicina aiuta a spiegare
l'origine e la natura delle malattie dando risposte nuove a vecchi quesiti
di Fabio Fantoni
Migliaia di congressi, nel corso del 2009, celebreranno il duecentesimo anniversario della nascita di Charles Darwin, uno dei più importanti personaggi della nostra storia moderna. Il famoso biologo e naturalista, nasceva infatti nel febbraio del 1809 nella cittadina di Shrewsbury in Inghilterra e deve la sua fama mondiale alla teoria
dell'Evoluzione. Una teoria suggestiva, che è ancora oggi alla base di una gran parte del moderno pensiero scientifico. Nel corso di due secoli, infatti,
l'evoluzionismo è stato applicato per cercare di spiegare fenomeni
assolutamente diversi tra loro. Si può parlare così di un Darwinismo sociale, biologico, quantistico, economico e, cosa che più
c'interessa da vicino, persino di un approccio evoluzionistico alla medicina.
Quest'ultimo paradigma, che solo negli ultimi decenni sta trovando un suo pieno sviluppo,
è di particolare interesse quando si cerca di inquadrare la natura delle malattie umane dal punto di vista
dell'evoluzione biologica. Infatti la Teoria dell'Evoluzione prova a spiegare non solo
l'origine delle malattie, in quanto dovute a naturali imperfezioni biologiche o a rapporti conflittuali con agenti infettivi, o al fatto che i nostri adattamenti alimentari e comportamentali erano funzionali per i cacciatori/raccoglitori del Pleistocene ma non altrettanto per gli attuali agricoltori o impiegati.
Attraverso il ricorso a principi evoluzionisti si possono inoltre spiegare molti aspetti legati a processi di sviluppo e medicina fetale, a livello soprattutto di maturazione del cervello e della placenta, che sarebbero dotati di meccanismi molecolari in grado di regolare lo sviluppo in funzione
dell'ambiente. I cambiamenti ambientali e sociali hanno indubbiamente migliorato la qualità della vita ma sapere come le specie si modificano nel tempo e si adattano ad ambienti diversi, consente di gettare una nuova luce sul tema della diversa suscettibilità individuale alle stesse malattie, sul perchè alcuni agenti infettivi causano malattie mortali e altri no, perchè sono in continuo aumento malattie quali il diabete,
l'obesità e il cancro; perchè alcuni geni trasmettono nel corso delle generazioni determinate patologie, e ancora, che cosa può giustificare una diversità di risposta a specifici trattamenti in rapporto al genere,
all'appartenenza a gruppi etnici o a popolazioni di origini geografiche diverse. E non sorprende come si pensi che le implicazioni di queste differenze da punto di vista della pratica medica siano considerate molto rilevanti, non solo dal punto di vista culturale, ma soprattutto sotto il profilo clinico, un aspetto già preso in considerazione nel trattamento di alcune forme di ipertensione e di patologie tipicamente femminili legate a stereotipi socialmente condizionati e a nuovi stili di vita, che hanno introdotto nuovi fattori di rischio, quali il fumo o la bellezza a tutti i costi. Perchè non si può ignorare che il progresso economico e sociale, insieme ai cambiamenti culturali e degli stili di vita, hanno modificato i modelli del corpo e della salute costringendo gli individui, nelle varie fasi della loro vita, a ridefinire la propria identità. Senza voler trascurare ciò che un approccio evoluzionistico può dirci sulla genetica e sulla fisiologia
dell'invecchiamento, portando in primo piano che, nella evoluzione della nostra specie, certo non erano previsti i cambiamenti demografici avvenuti negli ultimi due secoli, e che ciò ha fatto emergere una certa incapacità naturale umana di invecchiare in salute, senza una particolare attenzione
all'alimentazione, ai ritmi e agli stili di vita. Ciò dimostra che solo alcuni di noi, i più fortunati, invecchiano in buona forma perchè sono dotati ereditariamente di particolari combinazioni geniche mentre gli altri sono costretti a fare i conti con gli effetti stressanti e i danni che innescano complesse risposte fisiologiche da cui deriva una più rapida senescenza del nostro corpo. Ma ricorrendo al Darwinismo
c'è chi riesce a spiegare come mai reazioni di tristezza e di ansia, indubbiamente adattive dal punto di vista evolutivo in quanto facilitano diversi aspetti della socializzazione umana, possano assumere forme patologiche gravemente debilitanti e quali siano i fattori ambientali che aumentano il rischio degli stati depressivi. Ma non finisce qui. Negli ultimi due decenni anche
l'oncologia ha trovato nel paradigma adattivo dell'evoluzione, per selezione, un modello euristico estremamente efficace per riorganizzare
l'imponente messe di dati sperimentali e clinici. Oggi si pensa, infatti, che la estrema capacità dei tumori di progredire verso una crescente malignità e potenzialità invasiva a spese
dell'ospite, eludendo non solo le sue difese ma anche i trattamenti medici, dipenda da meccanismi di natura evolutiva che entrano in gioco a causa della perdita del controllo genico sulla replicazione cellulare. Ma dove il darwinismo già da il meglio di se, per la sua straordinaria attualità,
è il campo dell'evoluzione di vecchi e nuovi virus emergenti: da quelli dell'influenza che vanno incontro a continui cambiamenti antigenici e a causa della loro variabilità possono attingere a un serbatoio animale praticamente inesauribile, al virus H5N1, uno dei virus
dell'influenza aviaria che si pensa potrebbe adattarsi all'uomo ed essere causa, insieme a una delle sue varianti, a una devastante pandemia. Chissà se Darwin, sviluppando la sua ipotesi, aveva presente quali applicazioni e sviluppi avrebbe potuto avere la sua teoria. Oggi, però, a dispetto delle costanti critiche che da duecento anni gli sono cadute addosso da più aree culturali e religiose, sarebbe felice di sapere che proprio grazie al suo lavoro il pensiero scientifico non ha mai smesso di progredire, in un continuo processo di conoscenza evolutiva, e che stanno cambiando le nostre idea di salute, di prevenzione e di cura, integrando in se informazioni biologiche, storico-antropologiche, culturali e medico-sanitarie.
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