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Medicina e cucina del Medioevo
La storia della medicina e' spesso legata a fenomeni sociali e a
trasformazioni culturali che nulla hanno a che fare con la pratica clinica
della dott.ssa Gabriella La Rovere
Nel Medioevo la pratica medica, ferma ai principi ippocratici, subiva il peso
di pessime condizioni igieniche ed alimentari. L'alta morbilita' di quel
periodo era legata ai regimi alimentari poveri e alle pessime condizioni
igieniche. Non esistevano sistemi di fognatura e l'igiene personale non era
minimamente curata, da cio' il diffondersi delle epidemie. Secondo la religione,
inoltre, il fatto che le malattie fossero all'ordine del giorno, porto' a
considerare il morbo come una caratteristica dell'umanita' peccatrice. Le
epidemie diventavano un mezzo con cui Dio puniva i suoi figli. Eppure e' in
questo periodo che si assiste alla nascita di un nuovo sistema di assistenza
sanitaria che modifico' l'accesso alle cure, la figura del medico, le
metodologie di diagnosi e trattamento. Secondo gli indirizzi del Concilio di
Orleans del 571, i monaci iniziarono a organizzare ospizi lungo le vie di
pellegrinaggio (accoglienza od Hospitalis) e a poco a poco si formo' una rete
ospitaliera che attraversava l'intera Europa, seguendo soprattutto gli
itinerari dei pellegrinaggi. Questi edifici erano dotati di un infirmarium
(infermeria) con una sala per i malati gravi, un giardino per la coltivazione
delle piante medicinali e un locale dotato di armarium (armadio di libri o
specie di proto-farmacia). I pazienti degli Hospitalia erano curati e assistiti
dai monaci che praticavano l'arte medica, ma allo stesso tempo provvedevano
alla sua conservazione mediante la copiatura dei testi. Per le terapie venivano
usate le erbe. Come testo di riferimento c'erano il De simplicium
medicamentorum temperamentis et facultatibus di Galeno e il De materia medica di
Dioscoride. Va riconosciuto pero' che la tradizione dell'uso delle erbe e' pero' di origine pagana, passata in un secondo tempo ai monaci. I medici erano
pochi. Fino al XII secolo, ad eccezione di quella di Salerno, non ci furono
scuole dove si insegnasse la medicina. Secondo le teorie dell'epoca, lo
stomaco era visto come una sorta di pentolone in cui venivano cotti gli alimenti
e questo ha acceso la mia curiosita' su come l'alimentazione influenzasse la
vita quotidiana, sociale ed economica di un'epoca che solo erroneamente viene
considerata un periodo buio nella civita' umana. Cosa bolliva nelle pentole dei
nostri antenati medievali e cosa mangiavano? Occorre distinguere una cucina dei
poveri, quella dei ricchi e quella dei conventi. La cucina medievale faceva
ampio uso di cereali, privilegiando quelli minori quali orzo, spelta, miglio e
sorgo. Segale ed avena rappresentano proprio due invenzioni medievali. Nell'Alto
Medioevo fece la sua comparsa il grano saraceno, un'erba che non richiede
molto per la coltivazione e che veniva utilizzata per la preparazione di
gallette e pappe. I legumi venivano usati soprattutto nella cucina povera. Si
preferivano le fave, e poi i fagioli, la cicerchia, i ceci e i piselli. Per
quanto riguarda il pane, la sua colorazione, dipendente dalla quota di grano
presente, era indice di differenziazione sociale. Ai poveri era destinato il
pane piu' scuro, con poco grano, mentre i signori consumavano solo pane bianco,
a base di frumento, percio' piu' delicato. Ma il colore non era l'unica
differenza tra classi sociali. I ricchi e il clero potevano permettersi il pane
fresco tutti i giorni, mentre nelle popolazioni piu' povere il prodotto veniva
preparato una volta alla settimana. Superfluo ricordare che il pomodoro non era
ancora conosciuto (sarebbe arrivato secoli dopo dalle Americhe) ma
importantissima era la coltivazione della vite. Con la crisi dell'Impero
Romano, il vino aveva subito un crollo dei consumi e cio' aveva avuto
ripercussioni anche sull'economia, tant'e' che l'imperatore Teodosio
introdusse la pena di morte per chi avesse estirpato una pianta di vite. Ma a
partire dal V secolo si assistette a un'inversione di tendenza grazie all'attivita'
dei monasteri dove il vino veniva usato, non solo nelle celebrazioni liturgiche,
ma anche come medicamento. E per questo motivo che capitava di vedere la vite
coltivata all'interno delle mura della citta' per preservarla dai
danneggiamenti. Verso la fine dell'anno 1000, in seguito all'affermarsi
della potenza islamica, in alcune parti dell'Europa si ripresento' una fase di
declino della sua coltivazione. Il Medioevo si caratterizzo' anche per periodi
di grande carestia. Fu percio' molto importante la conservazione degli alimenti.
Questi potevano essere essiccati, affumicati, immersi nel grasso animale o
vegetale, messi sotto sale. Tra i vari metodi di conservazione il piu' diffuso
era la salagione. Il sale rappresentava un bene prezioso, non solo per l'alimentazione
e la conservazione, ma anche per tutta una serie di attivita' artigianali, quali
la conciatura delle pelli, la lavorazione dei metalli e del vetro. Di qui la sua
grande importanza economica, causa di sanguinose guerre. In questo periodo si
faceva molto uso della carne, soprattutto di maiale. Con il passare del tempo si
aggiunse quella dei bovini, considerati piu' preziosi, perche' solitamente usati
per il lavoro nei campi e per il traino. Altrettanto diffuso era l'allevamento
del pollame, riservato alla maggior parte della popolazione, mentre l'uso
della cacciagione era caratteristico dell'aristocrazia. Il pesce, invece, era
un alimento della cucina monastica, con una motivazione piu' religiosa che
gastronomica. In epoca medievale, infatti, nell'arco dell'anno erano
tantissimi i giorni definiti di magro, in cui era assolutamente vietato mangiare
carme. Data la difficolta' di far arrivare pesce fresco dal mare sulle tavole
dei monaci, era utilizzato soprattutto pesce di acqua dolce, pescato nei corsi d'acqua
oppure allevato nelle peschiere presenti in ogni monastero, oppure salato ed
essiccato. Si faceva anche grande uso di verdure, sia coltivate che selvatiche:
molto popolari i cavoli che venivano mangiati sia crudi che cotti. E poi patate,
barbabietole, pastinache, carote, sedano, lattuga, ravanelli, scalogni, aglio e
cipolla. Molto utilizzate erano pure le erbe aromatiche. La maggior parte della
popolazione faceva, per lo piu', uso di frutta secca. La tavola dei ricchi
manifestava tutta la sua opulenza nel banchetto, che poteva durare piu' giorni,
e cio' era un modo per ostentare il proprio rango. e' solo alla fine del IX
secolo che si diffonde l'abitudine di servire un menu' composto da piatti
salati e dolci. Nella sequenza delle portate, si partiva dal cibo piu' leggero,
dato dalla frutta e dall'insalata. Si proseguiva con minestre o brodetti, poi
pesci e carni arrostite. Era la volta dei tramezzi, il cui scopo era quello di
porsi tra una portata e l'altra, concedendo una pausa ai commensali che erano
soliti alzarsi da tavola per fare altro, tipo piccole battute di caccia, tornei,
passeggiate, mentre l'intrattenimento era affidato a saltimbanchi, buffoni,
giocolieri. Ameno che non ci si trovasse in tempo di Quaresima, la portata piu'
importante era considerata l'arrosto. Si continuava con una varieta' di
dolciumi e si terminava con formaggi, frutta secca o candita. E poi altri dolci,
serviti con un vino dolce e speziato, chiamato ippocrasso (*). A questo punto ci
si trasferiva in un altro ambiente, dove venivano serviti altro vino e spezie
(zenzero e coriandolo), allo scopo di favorire la digestione e depurare l'alito.
Per quanto riguarda le comunita' religiose, si sa che i pasti erano due nell'arco
della giornata, salvo nei periodi di digiuno, in cui mangiavano una volta al
giorno. Durante il pasto non si parlava, ma si ascoltava la lettura delle Sacre
Scritture. Se nei conventi la cucina privilegiava i cibi vegetali, cereali,
legumi, pane e mele, perche' trarre piacere dal cibo era considerato l'anticamera
del vizio e si pensava che la sovrabbondanza del cibo causasse un'eccessiva
produzione di umori, direttamente collegata con l'eccitazione sessuale, non
tutto il clero si nutriva in maniera frugale: alla corte pontificia le cose
andavano diversamente. Esistono molti scritti che documentano la preparazione
dei piatti per il Pontefice Paolo II, un buongustaio che pare sia morto per un'indigestione
di meloni, di cui era particolarmente ghiotto ma altri Pontefici dell'epoca
hanno lasciato traccia del loro passaggio nella storia della gastronomia.
Gelasio I ha legato il suo nome alle crepes. A Bonifacio VIII si deve l'istituzione
della cucina segreta, deputata unicamente alla preparazione dei piatti per il
Pontefice. Il Medioevo pero', e' anche il periodo in cui rinasce una spiritualita' che si richiama ai principi originali della Chiesa e diventano
frequenti i pellegrinaggi verso Roma, Gerusalemme, Santiago di Compostella.
Nella bisaccia il pellegrino portava pane, carne secca, formaggio stagionato,
aglio e cipolla come medicinali. Il suo pasto era molto frugale, costituito da
un tozzo di pane e un bicchiere di vino. Talvolta la dieta si arricchiva di
zuppa di legumi e verdure e di carne di maiale. L'acqua, attinta dalle fontane
o nei torrenti, era trasportata in una piccola zucca svuotata.
(*) L'ippocrasso
era un vino rosso, dolcificato e aromatizzato con spezie grosse, quali zenzero,
pepe, cannella, e di spezie sottili, quali chiodi di garofano, noce moscata e
macis. Non c'era una ricetta specifica ed ognuno lo preparava secondo una
personale formula.
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