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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 


Benvenuto Giannotti

Resta un vuoto non solo a Firenze

Il Prof. Benvenuto Giannotti parla della prematura scomparsa del collega Paolo Carli dell'Universita' di Firenze 

Ho conosciuto Paolo nel 1984, quando e' venuto a chiedermi la tesi di laurea: ha avuto cosi' inizio un lungo percorso di collaborazione e di amicizia che si e' interrotto solo con la sua scomparsa. Mi sono ben presto reso conto delle sue potenziali capacita', confermate durante gli anni della specializzazione che hanno messo in evidenza la lucidita' di ragionamento, la razionalita' del modo di operare, la correttezza del comportamento. 

Ho deciso allora di coinvolgerlo nell'organizzazione di una campagna di educazione sanitaria e di un servizio per la diagnosi precoce di melanoma che stavo progettando. Il ''progetto melanoma'' si e' poi ampliato, grazie anche alla capacita' di Paolo di elaborare nuove iniziative caratterizzate da una spiccata originalita' e dalla competenza acquisita nei settori dell'epidemiologia e della statistica.
 Paolo svolgeva la sua attivita' con un entusiasmo e una convinzione che unitamente alla indiscussa serieta' e alla grande capacita' di stabilire rapporti umani hanno determinato il successo dei numerosi studi multicentrici e interdisciplinari dei quali ha costituito il nucleo propulsivo. Con il suo spirito critico costruttivo e grazie alla grande esperienza acquisita Paolo ha anche apportato un personale contributo ai criteri di valutazione ed alle modalita' operative della dermatoscopia. I risultati della sua attivita' di ricerca hanno facilmente trovato accoglienza nelle pagine di autorevoli riviste internazionali e gli hanno aperto le porte di tanti convegni in Italia e all'estero: ricordo con quale soddisfazione lo vedevo discutere con sicurezza e autorevolezza sempre maggiori con esperti italiani e stranieri. 
La stima di cui godeva derivava non solo dal suo rigore intellettuale e metodologico, ma anche dal suo rigore etico. Paolo era sempre disposto a mettere in discussione le sue opinioni scientifiche ma non le sue convinzioni morali, esprimendo il suo pensiero con determinazione e franchezza, senza infingimenti o ambiguita' diplomatiche e senza indulgere a compromessi. Recentemente, in occasione di un convegno, Paolo e' stato definito un uomo coraggioso: una dote che ha dimostrato nell'affrontare i drammatici eventi della sua malattia, sopportata con grandissima dignita' e con la riservatezza che gli era propria. Neppure nelle fasi finali si e' arreso, e ha mantenuto i suoi contatti di lavoro affidandosi all'unico modo di comunicare di cui poteva ormai disporre, il mezzo informatico. Dedico questo ricordo di Paolo alla sua famiglia, in particolare ai figli Bernardo e Vittoria dei quali mi parlava spesso con tanto affetto: vorrei che insieme all'immagine paterna conservassero anche l'immagine di un uomo di non comuni doti intellettuali ed umane del quale sento e sentiro' profondamente la mancanza. 

 

 



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