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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Il cervello: neuroni e psicoanalisi

La conferenza del Premio Nobel per la medicina Eric Kandel ha suscitato grande interesse e afflusso di pubblico giovane

di Fabio Fantoni

 E' straordinario. Pensare a oltre millecinquecento giovani e meno giovani attendere snodati in una fila lunga almeno un centinaio di metri per entrare un venerdi' pomeriggio in una delle magnifiche sale dell’Auditorium romano, non per ascoltare un concerto ma… un adorabile ottantaduenne statunitense con tanto di papillon rosso che argomenta allegramente in merito alla sovra espressione del recettore genico D2 nel corpo striato del cervello dei ratti quando si suppone provino ansia o depressione. Non ci sono altre parole che… straordinario! Incredibile cioe' la qualita' e la quantita' di interesse e partecipazione dimostrata dal pubblico per l’ultimo Festival delle Scienze edizione 2007, cui ha partecipato il premio Nobel per la Medicina nel 2000, Eric Kandel. “Accompagnato” da due tra i piu' autorevoli neuroscienziati italiani, Alberto Oliverio e Piergiorgio Strata, Kandel, premiato per la scoperta dei meccanismi della memoria con i quali fissiamo i nostri ricordi, ha aperto un nuovo anno di appuntamenti con la cultura scientifica a cura di Fondazione Sigma-tau, con la sua conferenza sul “Il cervello psicoanalitico”. Il tema ribadisce con forza il continuo lavoro di raccordo tra psicoanalisi e neurobiologia che Kandel, nato a Vienna nel 1929 e poi trasferitosi negli States con doppia formazione di studi in neuroscienze e psichiatria, non si e' mai stancato di portare avanti nella sua vita. Nei primi anni ’60 aveva infatti gia' deciso di diventare psicoanalista, ma i suoi interessi neurobiologici ebbero il sopravvento anche se egli riconosce che i suoi interessi per la memoria cosciente e inconscia derivarono da “una prospettiva della mente che mi venne aperta dalla psichiatria e dalla psicoanalisi”. Studente nell’Harvard College scelse i corsi di storia e letteratura “per capire il mio passato europeo”. In quel periodo, grazie all’amicizia con altri ebrei viennesi, figli di psicoanalisti allievi di Freud, egli decise di diventare psicoanalista e, come si usava allora, entro' nella New York University School of Medicine per studiare medicina. Nella comunita' psicoanalitica americana vi era gia' qualcuno che pensava fosse necessario conoscere la biologia della funzione cerebrale e cosi', grazie alla flessibilita' del sistema universitario americano e all’incoraggiamento di alcuni docenti illuminati, Kandel inizio' a lavorare nel laboratorio di neurofisiologia della Columbia University. In breve tempo ottenne registrazioni con elettrodi impiantati nell’ippocampo di ratto, struttura capace di memorizzare eventi diversi, diventando, dopo un periodo di lavoro al National Institute of Health, un “neurofisiologo competente”. Oggi, egli commenta cio' dicendo: “Sono stato estremamente fortunato”. Ma negli anni Sessanta, nonostante le eccezioni sopra ricordate, gli psicoanalisti rifiutavano di pensare in termini biologici. Avevano poca dimestichezza con la psicofarmacologia e scoraggiavano in genere ogni tipo di studio che fosse diverso da un processo di apprendimento derivato dal rapporto con i pazienti. Nel 1965, anche se gli piaceva lavorare con i pazienti ed era considerato un buon psicoterapeuta, Kandel prese la decisione di dedicare tutto il proprio tempo alla ricerca di laboratorio. E in quegli stessi anni egli inizio' a usare, come modello animale, l’Aplysia californica, un lumacone marino capace di reagire agli stimoli esterni in modo facilmente misurabile mostrando fenomeni di assuefazione e sensitizzazione, oltre a essere provvisto di un sistema nervoso molto semplice (possiede solo alcuni grandi neuroni). Kandel deve molto a questo organismo tanto semplice poiche', gli studi sulla memoria effettuati su di esso lo portarono trentacinque anni dopo, nel 2000, dritto dritto verso il Nobel a Stoccolma. Ma come si lega il complesso lavoro di ascolto dello psicoanalista - e che ancora oggi viene iconizzato con il lettino sul quale si sdraia il paziente -, la teoria e pratica freudiana e le arrembanti messe di dati che emergono dall’avanzamento delle ricerche in neuroscienze? Per Kandel, l’impatto del pensiero psichiatrico sulla ricerca neurobiologica, ha come perno l’idea che, se una psicoterapia funziona, essa deve agire a livello degli stessi circuiti neuronali e sinapsi sulle quali agiscono i farmaci. Tornando al modello animale dell’Aplysia, nell’assuefazione, che e' la forma piu' primitiva di apprendimento, vi sono modificazioni a lungo termine di queste strutture che si manifestano come diminuita eccitazione sensomotoria, mentre nella sensitizzazione vi sono variazioni opposte dovute all’aumento della facilitazione presinaptica e incremento del rilascio di neurotrasmettitori in risposta all’esposizione a uno stimolo nocivo. Il tutto permette di concludere che quanto consideriamo come mente e' una espressione della funzione del cervello. Queste posizioni - sviluppate da Kandel e recentemente condivise da significativi rappresentanti della ricerca scientifica nell’ambito delle neuroscienze - hanno influenzato (e continuano a influenzare) molti psichiatri clinici, mettendo spesso in crisi le loro tradizionali ottiche organiciste e riduzioniste e spingendoli ad adottare un nuovo approccio integrato: una nuova prospettiva, teorica e clinica, che punti alla coniugazione e alla complementarieta' tra psicoterapia e farmacoterapia. In altre parole, secondo Kandel l’insegnamento della psichiatria si dovrebbe fondare sulla neurobiologia secondo i seguenti principi generali: 1. Tutti i processi mentali sono neurali. 2. Geni e proteine da essi codificate determinano le connessioni neurali.3. L’esperienza modifica l’espressione genica.4. L’apprendimento modifica le connessioni neurali. 5. La psicoterapia modifica l’espressione genica. Oggi - coclude Kandel - le neuroimmagini di funzioni regionali cerebrali, la neurochimica in vivo e la conoscenza delle connettivita' permettono agli psichiatri di mettere l’occhio dentro la scatola nera che e' stato fin qui il cervello. In definitiva, se mettere assieme psichiatria e neurologia era prematuro al tempo di Freud, ora sembra non lo esserlo piu'.

 

 



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