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Quale futuro attende Gaia?
L'ambientalismo immagina per il nostro pianeta scenari pieni di catastrofi
climatiche, energetiche e demografiche. Qual e' il ruolo della ricerca, della
tecnologia e della politica? Se ne e' parlato durante Spoletoscienza
di Fabio Fantoni
L'attenzione dell'opinione pubblica e' oggi sempre piu' presa dal
cambiamento del clima. Ma il futuro prossimo venturo della nostra specie e del
nostro pianeta dipende ancor piu' dall'approvvigionamento energetico, dallo
sviluppo di tecnologie emergenti e dalla regolazione demografica, che
rappresentano altrettante sfide per la ricerca scientifica come per l'elaborazione
di una consistente e credibile politica planetaria. Non si tratta solo di una
disputa fra scienziati - scettici o catastrofisti che possano apparire - ma di
temi di grande impatto politico e geopolitico che evidentemente risentono della
qualita' delle nostre istituzioni e degli scenari relativi ai conflitti e alle
contese territoriali, su scala mondiale e regionale. Ambiente, energia,
biotecnologie sono i temi che hanno distinto l'edizione 2006 di Spoletoscienza,
una manifestazione giunta, quest'anno, alla sua diciottesima edizione, e il
cui programma ''Indagine sul Futuro di Gaia'' voleva indicare una ricognizione
sui cambiamenti climatici e ambientali che si stanno verificando anche per colpa
dell'uomo. Organizzato come sempre dalla Fondazione Sigma-Tau in
collaborazione con Limes, rivista italiana di geopolitica, il 15 e il 16 luglio
2006 nell'ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto, si e' tenuto un
serrato confronto introdotto e coordinato dal giornalista Gianfranco Bangone,
direttore della rivista di scienza Darwin, e da Lucio Caracciolo, direttore di
Limes, e che ha visto la partecipazione di numerosi scienziati internazionali.
Le conclusioni della giornata sono state affidate a Corrado Clini, direttore
generale del Ministero dell'Ambiente. Il titolo del Convegno, a distanza di
quasi quarant'anni, si riferiva all' ''ipotesi Gaia'', elaborata da James
Lovelock insieme a Lynn Margulis, e poi trasformata in un pensiero sistemico che
guardava e guarda al pianeta Terra come a un organismo auto-regolante, un
sistema fatto della totalita' degli organismi viventi, che co-evolve nel tempo.
Solo che, oggi, a dispetto della fiducia attribuita dall'opinione pubblica
allo strapotere tecnologico raggiunto, o della baldanza con la quale ci
immaginavamo oramai al riparo da carestie e pestilenze, saremmo, ahime', ''come
Napoleone a Mosca, con troppe bocche da sfamare e risorse in via di rapido
esaurimento''. Diagnosi impietosa quanto suggestiva, suggerita dalle emergenze:
ambientale, energetica, demografica, e dai cupi scenari di cui sono piene le
pagine dei giornali, le immagini televisive, le fictions cinematografiche: …
ma e' proprio tutto buio laddove non luccica? Altra domanda: perche' all'orizzonte
futuro scorgiamo sempre disastri? C'e' forse qualcosa di seduttivo nella
silhouette della catastrofe? Queste le domande per cui si sono cercate risposte
scientifiche durante i lavori di Spoletoscienza. Originali teorie e studi
inediti sono stati presentati e discussi al pubblico da uno dei piu' autorevoli
climatologi statunitensi, Roger Pielke Sr., Senior Research Scientist dell'University
of Colorado at Boulder, secondo il quale le previsioni metereologiche non sono
del tutto affidabili: ''una delle condizioni necessarie per avere delle
previsioni climatiche a lungo termine corrette e' che tutti i processi climatici
e tutti i principali fenomeni che riguardano le terre emerse, l'atmosfera, gli
oceani e i ghiacci continentali siano correttamente inclusi nei modelli
climatici. Cosa che attualmente, non avviene. Gli studiosi del clima, per
esempio, hanno un bassissimo livello di comprensione scientifica del ruolo che
svolgono le piccole particelle atmosferiche, dette aerosol, sui processi di
formazione delle nuvole e delle precipitazioni, nonche' del loro influsso sul
riscaldamento globale. Gli scienziati non sono neanche in grado di valutare
adeguatamente il peso che esercitano sul sistema climatico le enormi
modificazioni che gli uomini operano sulla terra. Questi limiti della scienza
del clima significano che una previsione corretta delle condizioni atmosferiche
medie dell'Italia o di qualsiasi altro paese nei prossimi decenni non e' ancora
possibile''. Aseguire Tom Wigley, Senior Scientist at the National
Center for Atmospheric Research del Colorado, che nel suo intervento dedicato a
Effetto serra ed energia, nel presentare le tecnologie emergenti ai fini del
problema energetico planetario, ha detto che ''la stabilizzazione delle
concentrazioni di anidride carbonica non puo' essere ottenuta con la tecnologia
attuale e conseguentemente, per risolvere il problema del riscaldamento del
globo e' necessario un massiccio sviluppo di nuove tecnologie mirate alla
produzione di energia priva di carbonio''. Battaglie, quella dell'approvvigionamento
energetico e della distribuzione delle acque potabile, che non si giochera' sul
solo versante dei mutamenti climatici e ambientali, ma anche sul controllo delle
nuove frontiere genetiche in agricoltura e piu' in generale alimentare, come ha
sottolineato nel suo intervento un altro tra i massimi esperti del settore
presente a Spoletoscienza 2006, Marteen Chrispeels, professore nella Division of
Biological Sciences, dell'University of California a San Diego. Non solo.
Quale impatto ambientale porteranno con se' i grandi cambiamenti demografici cui
stiamo assistendo? Francesco Billari, docente di demografia alla ''Bocconi''
di Milano, tra i protagonisti di Spoletoscienza, si e' detto convinto che: ''al
contrario di quanti prevedevano una bomba demografica, la popolazione mondiale
iniziera' a calare nel corso del XXI secolo. I timori per l'ambiente legati al
numero d'esseri umani sono probabilmente ingiustificati, mentre avere figli
diverra' forse un privilegio. Insieme alla crescita economica, la distribuzione
geografica e la composizione della popolazione contribuiranno pero' a
incrementare potenzialmente l'impatto ambientale, enfatizzando la necessita'
di miglioramenti tecnologici per controbilanciare il loro effetto''. Assente a
Spoleto ma piu' volte citato James Lovelock, gigante dell'ambientalismo, che
nel suo recente libro ''The revenge of Gaia'', ancorche' consapevole dell'inevitabilita'
del ''global warming'', si dice ancora convinto che sia possibile salvare ''almeno
una parte della civilta' umana''. Imprevedibilmente, e con grande sorpresa e
dispetto degli ecologisti che ne hanno fatto un'icona del pensiero, tra gli
strumenti adatti a contenere le perdite Lovelock propone, e con una certa forza,
l'opzione nucleare: l'energia nucleare, in sostanza, come soluzione ai
vincoli di Kyoto. ''Non vedo l'energia nucleare come una panacea ma come
parte essenziale di un portfolio di risorse energetiche'': il tempo stringe,
argomenta Lovelock, e per l'immediato futuro non c'e' alternativa alla
fissione nucleare. Gli anni, forse pochi, che ne riceveremo in residuo regalo
dovranno essere rapidamente utilizzati per sviluppare nuove tecnologie tali da
emanciparci dai fumi soffocanti dei carburanti fossili e dai rischi delle scorie
radioattive. Strano ad immaginarsi ma, anche se con prospettive piuttosto
diverse, molti degli ospiti della diciottesima edizione di Spoletoscienza sono
stati concordi sul punto: per salvare il pianeta dai guasti della tecnologia…
ci vorra' ancora piu' tecnologia! Tecnologia nuova, flessibile, adatta al mutare
del nostro planetario organismo. Ci vorra' anche grande consapevolezza e umilta',
qualita' - e' ancora Lovelock a ricordarlo - tipica del vero
scienziato: ''un buon scienziato e' colui il quale sa che nulla e' certo; che
tutto e' questione di probabilita''': consapevolezza che sembra sfuggire a
molti commentatori e giornalisti scientifici. ''Indagine sul futuro di Gaia''
avrebbe potuto avere come sottotitolo: previsioni e progetti di chi si misura
con una possibile alterazione del destino dell'umanita'. Energia, ambiente,
biotecnologie, demografia, questi gli ingredienti offerti al pubblico in un
piatto ricco di stimoli e suggestioni. Un'edizione, quella appena conclusa,
che ha visto il primo dei Festival della Scienza nato in Italia, diventare
maggiorenne ma che al pari dei bambini non smette mai di fare domande:
continuando a dare ragione a Claude Levi'-Strauss, per il quale la ricerca
efficace non sta tanto nel trovare le risposte giuste ma nel porsi le domande
appropriate.
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