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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Quale futuro attende Gaia?

L'ambientalismo immagina per il nostro pianeta scenari pieni di catastrofi climatiche, energetiche e demografiche. Qual e' il ruolo della ricerca, della tecnologia e della politica? Se ne e' parlato durante Spoletoscienza

di Fabio Fantoni

L'attenzione dell'opinione pubblica e' oggi sempre piu' presa dal cambiamento del clima. Ma il futuro prossimo venturo della nostra specie e del nostro pianeta dipende ancor piu' dall'approvvigionamento energetico, dallo sviluppo di tecnologie emergenti e dalla regolazione demografica, che rappresentano altrettante sfide per la ricerca scientifica come per l'elaborazione di una consistente e credibile politica planetaria. Non si tratta solo di una disputa fra scienziati - scettici o catastrofisti che possano apparire - ma di temi di grande impatto politico e geopolitico che evidentemente risentono della qualita' delle nostre istituzioni e degli scenari relativi ai conflitti e alle contese territoriali, su scala mondiale e regionale. Ambiente, energia, biotecnologie sono i temi che hanno distinto l'edizione 2006 di Spoletoscienza, una manifestazione giunta, quest'anno, alla sua diciottesima edizione, e il cui programma ''Indagine sul Futuro di Gaia'' voleva indicare una ricognizione sui cambiamenti climatici e ambientali che si stanno verificando anche per colpa dell'uomo. Organizzato come sempre dalla Fondazione Sigma-Tau in collaborazione con Limes, rivista italiana di geopolitica, il 15 e il 16 luglio 2006 nell'ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto, si e' tenuto un serrato confronto introdotto e coordinato dal giornalista Gianfranco Bangone, direttore della rivista di scienza Darwin, e da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, e che ha visto la partecipazione di numerosi scienziati internazionali. Le conclusioni della giornata sono state affidate a Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell'Ambiente. Il titolo del Convegno, a distanza di quasi quarant'anni, si riferiva all' ''ipotesi Gaia'', elaborata da James Lovelock insieme a Lynn Margulis, e poi trasformata in un pensiero sistemico che guardava e guarda al pianeta Terra come a un organismo auto-regolante, un sistema fatto della totalita' degli organismi viventi, che co-evolve nel tempo. Solo che, oggi, a dispetto della fiducia attribuita dall'opinione pubblica allo strapotere tecnologico raggiunto, o della baldanza con la quale ci immaginavamo oramai al riparo da carestie e pestilenze, saremmo, ahime', ''come Napoleone a Mosca, con troppe bocche da sfamare e risorse in via di rapido esaurimento''. Diagnosi impietosa quanto suggestiva, suggerita dalle emergenze: ambientale, energetica, demografica, e dai cupi scenari di cui sono piene le pagine dei giornali, le immagini televisive, le fictions cinematografiche: … ma e' proprio tutto buio laddove non luccica? Altra domanda: perche' all'orizzonte futuro scorgiamo sempre disastri? C'e' forse qualcosa di seduttivo nella silhouette della catastrofe? Queste le domande per cui si sono cercate risposte scientifiche durante i lavori di Spoletoscienza. Originali teorie e studi inediti sono stati presentati e discussi al pubblico da uno dei piu' autorevoli climatologi statunitensi, Roger Pielke Sr., Senior Research Scientist dell'University of Colorado at Boulder, secondo il quale le previsioni metereologiche non sono del tutto affidabili: ''una delle condizioni necessarie per avere delle previsioni climatiche a lungo termine corrette e' che tutti i processi climatici e tutti i principali fenomeni che riguardano le terre emerse, l'atmosfera, gli oceani e i ghiacci continentali siano correttamente inclusi nei modelli climatici. Cosa che attualmente, non avviene. Gli studiosi del clima, per esempio, hanno un bassissimo livello di comprensione scientifica del ruolo che svolgono le piccole particelle atmosferiche, dette aerosol, sui processi di formazione delle nuvole e delle precipitazioni, nonche' del loro influsso sul riscaldamento globale. Gli scienziati non sono neanche in grado di valutare adeguatamente il peso che esercitano sul sistema climatico le enormi modificazioni che gli uomini operano sulla terra. Questi limiti della scienza del clima significano che una previsione corretta delle condizioni atmosferiche medie dell'Italia o di qualsiasi altro paese nei prossimi decenni non e' ancora possibile''. Aseguire Tom Wigley, Senior Scientist at the National Center for Atmospheric Research del Colorado, che nel suo intervento dedicato a Effetto serra ed energia, nel presentare le tecnologie emergenti ai fini del problema energetico planetario, ha detto che ''la stabilizzazione delle concentrazioni di anidride carbonica non puo' essere ottenuta con la tecnologia attuale e conseguentemente, per risolvere il problema del riscaldamento del globo e' necessario un massiccio sviluppo di nuove tecnologie mirate alla produzione di energia priva di carbonio''. Battaglie, quella dell'approvvigionamento energetico e della distribuzione delle acque potabile, che non si giochera' sul solo versante dei mutamenti climatici e ambientali, ma anche sul controllo delle nuove frontiere genetiche in agricoltura e piu' in generale alimentare, come ha sottolineato nel suo intervento un altro tra i massimi esperti del settore presente a Spoletoscienza 2006, Marteen Chrispeels, professore nella Division of Biological Sciences, dell'University of California a San Diego. Non solo. Quale impatto ambientale porteranno con se' i grandi cambiamenti demografici cui stiamo assistendo? Francesco Billari, docente di demografia alla ''Bocconi'' di Milano, tra i protagonisti di Spoletoscienza, si e' detto convinto che: ''al contrario di quanti prevedevano una bomba demografica, la popolazione mondiale iniziera' a calare nel corso del XXI secolo. I timori per l'ambiente legati al numero d'esseri umani sono probabilmente ingiustificati, mentre avere figli diverra' forse un privilegio. Insieme alla crescita economica, la distribuzione geografica e la composizione della popolazione contribuiranno pero' a incrementare potenzialmente l'impatto ambientale, enfatizzando la necessita' di miglioramenti tecnologici per controbilanciare il loro effetto''. Assente a Spoleto ma piu' volte citato James Lovelock, gigante dell'ambientalismo, che nel suo recente libro ''The revenge of Gaia'', ancorche' consapevole dell'inevitabilita' del ''global warming'', si dice ancora convinto che sia possibile salvare ''almeno una parte della civilta' umana''. Imprevedibilmente, e con grande sorpresa e dispetto degli ecologisti che ne hanno fatto un'icona del pensiero, tra gli strumenti adatti a contenere le perdite Lovelock propone, e con una certa forza, l'opzione nucleare: l'energia nucleare, in sostanza, come soluzione ai vincoli di Kyoto. ''Non vedo l'energia nucleare come una panacea ma come parte essenziale di un portfolio di risorse energetiche'': il tempo stringe, argomenta Lovelock, e per l'immediato futuro non c'e' alternativa alla fissione nucleare. Gli anni, forse pochi, che ne riceveremo in residuo regalo dovranno essere rapidamente utilizzati per sviluppare nuove tecnologie tali da emanciparci dai fumi soffocanti dei carburanti fossili e dai rischi delle scorie radioattive. Strano ad immaginarsi ma, anche se con prospettive piuttosto diverse, molti degli ospiti della diciottesima edizione di Spoletoscienza sono stati concordi sul punto: per salvare il pianeta dai guasti della tecnologia… ci vorra' ancora piu' tecnologia! Tecnologia nuova, flessibile, adatta al mutare del nostro planetario organismo. Ci vorra' anche grande consapevolezza e umilta', qualita' - e' ancora Lovelock a ricordarlo - tipica del vero scienziato: ''un buon scienziato e' colui il quale sa che nulla e' certo; che tutto e' questione di probabilita''': consapevolezza che sembra sfuggire a molti commentatori e giornalisti scientifici. ''Indagine sul futuro di Gaia'' avrebbe potuto avere come sottotitolo: previsioni e progetti di chi si misura con una possibile alterazione del destino dell'umanita'. Energia, ambiente, biotecnologie, demografia, questi gli ingredienti offerti al pubblico in un piatto ricco di stimoli e suggestioni. Un'edizione, quella appena conclusa, che ha visto il primo dei Festival della Scienza nato in Italia, diventare maggiorenne ma che al pari dei bambini non smette mai di fare domande: continuando a dare ragione a Claude Levi'-Strauss, per il quale la ricerca efficace non sta tanto nel trovare le risposte giuste ma nel porsi le domande appropriate.




 

 

 


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