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E' partito da Palau, piccolo stato insulare dell’Oceania, il conto alla rovescia per l’entrata in vigore del Protocollo di Cartagena sulla
biosicurezza, il trattato internazionale che fissa regole
piu' rigide per il commercio degli Ogm. Il Protocollo, sottoscritto nel 2000 da 66 paesi tra cui l’Italia,
e' costituito da norme sull’utilizzo e sui trasferimenti degli Ogm tra gli Stati, in modo da rendere
piu' sicuro l’uso di questi prodotti e porre un freno all’importazione inconsapevole di organismi geneticamente modificati. L’accordo stabilisce che gli Stati che intendono esportare gli
Ogm, devono fornire informazioni dettagliate sui rischi e sulle
modalita' del loro utilizzo. Si calcola che nel mondo la superficie coltivata a transgenico sia di
piu' di 50 milioni di ettari, mentre il numero delle aziende agricole che hanno attuato coltivazioni transgeniche
e' aumentato nel corso del 2001 e piu' di tre quarti di esse appartengono ad aree povere. Ormai gli Ogm sono una
realta'. Le applicazioni spaziano in tutti i campi e, come e' facile capire, sollevano non poche polemiche sui rischi ad esse correlati. L’anno di comparsa del primo prodotto transgenico in commercio
e' il 1994 e da allora il mercato si e' arricchito di numerose varieta' vegetali resistenti a parassiti ed erbicidi, oppure migliorati dal punto di vista organolettico, nutrizionale e di conservazione. Non sempre,
pero', cio' che e' stato promesso in termini di resa e produttivita' si e' poi realizzato. Un esempio? Il pomodoro
transgenico, modificato per ritardarne la marcescenza e per mantenerlo sufficientemente sodo da sopportare le fasi di raccolta, imballaggio e trasporto,
e' stato ritirato dal commercio perche', contrariamente alle attese, si presentava
cosi' morbido da non poter essere venduto come prodotto fresco. La soia e' la coltivazione transgenica
piu' diffusa al mondo con 25 milioni di ettari. e' stata sviluppata dalla
Monsanto, produttrice di molti erbicidi e di sementi Ogm, per resistere all’azione di diserbanti a base di
glicofosfato. Il dibattito che negli ultimi anni si
e' andato sviluppando, raggiungendo picchi di elevata conflittualita' verte sul quesito: fino a che punto gli Ogm sono convenienti e sicuri? Per alcuni di loro, come il riso, la ricerca
e' volta a creare delle specie arricchite di vitamine, quali il betacarotene. L’obiettivo
e' di fornire, anche alle popolazioni piu' povere del mondo, la dose giornaliera raccomandata di vitamina A in modo da combattere carenze, causa di malattie e
cecita'. Altro caso quello del mais transgenico (mais bt) che, grazie all’inserzione di un gene di un batterio comunemente usato in agricoltura,
e' in grado di secernere un antiparassitario che lo rende resistente agli insetti infestanti.
Cio' potrebbe aumentare i raccolti e ridurre notevolmente la fame in aree del pianeta endemicamente colpite da carestie. I feroci oppositori degli organismi geneticamente modificati dicono
pero' che cio' che non e' stato previsto dagli scienziati, e' che la produzione della tossina rimane costante per tutto il periodo di crescita della pianta, favorendo la comparsa d’insetti resistenti. Non solo. Un recente studio svizzero avrebbe evidenziato che alcuni insetti predatori, che si cibano di parassiti del grano, presentano disfunzioni nello sviluppo e un aumento della
mortalita', come il caso denunciato dalla rivista Nature e riguardante la farfalla Monarca, specie americana di insetto migratore di notevole importanza naturalistica. Ma veniamo in Italia. Nel luglio scorso il mais Bt
e' tornato alla ribalta delle cronache con l’ordine della Procura di Torino di distruggerne 381 ettari, che accusava la multinazionale americana Monsanto di aver venduto semi Ogm non identificabili, contravvenendo
cosi' a ogni accordo internazionale. Cio' ha rinnovato le polemiche che da anni vedono su trincee contrapposte due posizioni molto distanti fra loro: quella degli ecologisti integralisti e quella dei possibilisti, a certe condizioni, nei riguardi della sperimentazione e della commercializzazione dei nuovi prodotti. L’Unione Europea
e' molto attenta al problema e, nel rispetto della liberta' di scelta del cittadino, ha stabilito che sull’etichetta debba essere riportata la dicitura “questo alimento
e' preparato con ingredienti transgenici”, quando la loro presenza risulti in
quantita' superiore allo 0.9%. Com’era prevedibile, la nuova normativa ha sollevato polemiche da parte degli USA, principale fautore delle biotecnologie in agricoltura. Il presidente Bush ha criticato in
piu' occasioni i divieti europei affermando che sono basati su timori infondati, senza alcun riscontro scientifico. L’accusa, giusta o falsa che sia, nasconde un danno di 300 milioni di dollari l’anno, in termini di mancate esportazioni di mais, che insieme a cotone e soia, rappresenta una delle principali colture transgeniche dell’America del Nord. Anche alcuni animali sono stati modificati per ottenere un accrescimento rapido e una maggiore resistenza a malattie e situazioni climatiche. Il salmone ingegnerizzato con un gene di pesce oceanico
puo' diventare piu' grande 3-4 volte il normale e avere anche una voracita' proporzionata alle sue nuove dimensioni. Anche qui non sono mancate le polemiche: ricercatori della Purdue University hanno ipotizzato che l’immissione di 60 salmoni geneticamente modificati in una popolazione di 60.000 esemplari, potrebbe decimarla nel giro di 40 generazioni. Nuove specie di mosche e zanzare sono state create per diversi scopi, ancora sconosciuti e c’e' chi avanza l’ipotesi, mai confermata, che la terribile zanzara tigre, oggetto di campagne di prevenzione in molti comuni italiani, sia frutto di modificazione genetica.
Ma le accuse non finiscono qui: coltivazioni ogm ridurrebbero la
biodiversita', ogni anno si estinguono 30.000 specie viventi, con ripercussioni socio-economiche che non tarderanno a farsi sentire. Per questo, alcune strutture sono corse ai ripari. Il Parco Nazionale della Maiella
e' il primo parco Ogm-free, con il divieto alla sperimentazione, alla coltivazione e all’allevamento di organismi modificati geneticamente, e la richiesta ai produttori locali di non utilizzare semi
transgenici, ne' di allevare bestiame proveniente da allevamenti biotech. Tutto
cio' per la salvaguardia dei prodotti tipici, vanto della tradizione gastronomica italiana, e tra questi la pasta. Merita
pero' aprire una breve parentesi sui vantaggi derivabili dalle biotecnologie applicate in campo medico: in primis la produzione d’insulina, di GH, d’interferone, d’interleuchina, di fattori della coagulazione. Sono anche allo studio numerosi vaccini a base di Ogm e di DNA puro. Recentemente alcuni ricercatori australiani sono riusciti a modificare il genoma della
loglierella, graminacea responsabile del raffreddore da fieno, in modo da renderla, per
cosi' dire, innocua. Sicuramente negli anni a venire si parlera' e si discutera' ancora molto sulle biotecnologie. A noi resta concludere con la convinzione che in natura non esiste un gene buono e un gene cattivo. Tutto
e' nella saggezza umana perche', come affermava Stevenson, non c’e' male nell’atomo, ma solo nelle anime degli uomini.
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