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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012 |
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I segreti del popolo della foresta Cecilia Migali Quali meccanismi regolano lo sviluppo e la bassa crescita dei pigmei? E perche' le loro caratteristiche somatiche e il colore della pelle sono diverse dagli altri africani?
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| La foresta e' la nostra casa: se lasceremo la foresta o se la foresta morira', anche noi moriremo. Noi siamo il popolo della foresta”. Sono le parole con cui
Moke, un anziano Mbuti, parla della sua tribù di Pigmei. Piccoli, vivaci e pacifici, hanno sempre vissuto in totale simbiosi con la natura indomita della foresta, all’interno della quale sanno mimetizzarsi alla perfezione e dalla quale traggono il loro quotidiano sostentamento. I Pigmei sono un antichissimo popolo nomade africano la cui presenza puo' essere rintracciata sin dall’alba della storia: gli egiziani del secondo millennio a.C. li definivano “danzatori degli Dei” per l’abilita' nel movimento e di loro ci parla anche Omero nell’Iliade. Il nome pigmeo deriva, infatti, proprio del termine greco “pygmâios” alto un cubito, cioe' piccolo. e' proprio la statura l’elemento più caratterizzante: gli uomini sono alti in media 140 cm e le donne 130 cm. Pur vivendo nell’Africa tropicale, presentano caratteristiche somatiche completamente diverse da quelle degli altri africani, del tutto uniche: la pelle infatti non e' nera, bensi' bruno-rossastra e il volto maschile presenta una pelosita' diffusa. Secondo alcuni studiosi essi rappresenterebbero il residuo etnico di un lontano incrocio tra gialli e neri. e' facile comprendere come la storia di un popolo cosi' particolare abbia da sempre affascinato gli studiosi di genetica. Una delle tematiche sulla quale si e' concentrato l’interesse dei genetisti e' proprio quella che riguarda la loro bassa statura. Quale meccanismo regola lo sviluppo dei Pigmei? Quale fattore determina e limita la loro crescita'? Secondo i risultati delle ricerche sui Pigmei della Repubblica Centrale Africana, realizzate durante gli anni ‘80 dal Professor Luigi Luca Cavalli-Sforza e altri scienziati, la risposta sembrerebbe contenuta nel fattore denominato IGF I “Insulinlike Growth Factor”. Questo fattore, probabilmente determinante nella crescita di ogni essere umano, sarebbe notevolmente ridotto nei Pigmei e la carenza nella produzione dell’IGF I potrebbe essere dunque una delle motivazioni più accreditate per spiegare l’enigma genetico di questa etnia. Ma come vivono questi singolari uomini della foresta e di cosa si nutrono? I Pigmei abitano nelle huttes, capanne di forma semisferica fatte con rami e foglie: nelle capanne, costruite dalle donne, non c’e' alcun mobile ne' suppellettile: persino il letto si riduce a una o due grandi foglie di banano stese a terra nel punto centrale della capanna, dove di notte si alimenta un piccolo fuoco e attorno al quale dormono tutti i componenti della famiglia. Si nutrono principalmente di animali - maiali, scimmie, topi - e di prodotti raccolti, come bruchi, larve trovate nei tronchi morti, tuberi, funghi. Infine grande importanza ricopre il miele, considerato “liquore di vita”: la raccolta del primo miele di stagione e', infatti, preceduto da rituali collettivi. Strano a dirsi per una cultura cosi'ddetta “primitiva”, ma il valore sociale supremo dei Pigmei e' la persona-individuo al cui servizio e' posta la famiglia nucleare, cosi' come al servizio di questa e' posta la famiglia allargata o il parentado. Ancora più strano e' pensare che in una societa' cosi' lontana dal progresso socio-economico e dalla lotta per l’uguaglianza dei sessi, viga spontaneamente la parita' dei diritti tra uomo e donna, pur nella diversita' delle funzioni e attivita'. L’uomo, infatti, non ha diritto di decidere o imporre la sua volonta' sulla donna e le decisioni sono prese di comune accordo, in mancanza del quale ognuno dei due agisce secondo il proprio parere. E se i rapporti uomo-donna sorprendono l’osservatore occidentale, che dire del sistema politico e giuridico? La massima autorita' politica dei pigmei e' il capo villaggio, un uomo che si distingue per saggezza di vita, grazie alla quale gode di autorita' “morale” e stima presso tutti gli abitanti del villaggio. Egli elargisce consigli, ma non ha il potere di dare ordini. Per risolvere diatribe e ingiustizie esiste invece il tribunale, che poi non e' altro che l’assemblea di tutto il villaggio, alla quale partecipano tutti, anche i bambini. I giudizi sono pronunciati comunitariamente, sotto la guida “morale” dei capifamiglia. Altro tratto sorprendente e interessante che sottolinea la natura pacifica di questo popolo e' che nel giudizio si cerca sempre la riconciliazione delle parti in conflitto, in base al principio che il torto o la ragione non si trovano mai totalmente da una sola parte. Cosi' oltre al risarcimento della parte lesa, si richiede anche un’azione per la pacificazione. La riconciliazione viene infine festeggiata con un banchetto in cui anche la parte lesa contribuisce con del cibo. E per quanto riguarda la religione? Più che di religione, si potrebbe parlare di religiosita': i Pigmei non hanno, infatti, luoghi di culto, ne' persone addette al culto, ne' alcun tipo di istituzione o di struttura religiosa. Le preghiere sono piuttosto espressioni spontanee di richiesta di aiuto e di omaggio a Dio e agli Antenati. A presiedere e' il capo villaggio, il capo caccia, il più anziano o chiunque voglia farlo. In sostanza i pigmei hanno una religiosita' naturale, spontanea e semplice: credono in un rapporto personale con Dio ritenuto un’entita' superiore presente realmente, la cui massima rappresentazione e' la foresta. Oggi, pero', questa foresta e con essa l’indipendenza e la cultura dei Pigmei sono in grave pericolo: la causa principale - avvertono l‘Associazione per i Popoli Minacciati (APM) e il WWF - e' il feroce disboscamento attuato da molte imprese europee di legname: basti pensare che il 90% della foresta nel sud della Repubblica Centro Africana e' stato ceduto a compagnie di legname europee che disboscano in maniera incontrollata. L’habitat naturale viene profondamente alterato e i Pigmei per sopravvivere sono costretti ad allontanarsi dal loro ambiente, per cercare di integrarsi all’interno dei moderni villaggi con altre etnie africane più evolute. La convivenza non e', pero', purtroppo paritaria e quelli che un tempo erano i sovrani incontrasti della foresta, sono oggi sottomessi e sfruttati come mano d’opera a basso costo. |
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