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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Prof. Dr. Roberto Bassi

La soddisfazione della professione medica

Esercitare la professione puo' dare grandi soddisfazioni economiche ma questa e' la ricetta per essere in buona pace con se stessi 

del Prof. Roberto Bassi, Dermatologo, Docente di psicosomatica

Questo articolo avrebbe potuto intitolarsi Dermatologia Psicosomatica o l'etica dell'ascolto. L'editore ha preferito cambiare il mio titolo per attirare la vostra attenzione su alcune cose che gli sono piaciute avendole ascoltate nel mio discorso in apertura del 48° Congresso di dermatologia ospedaliera a Venezia. Le ripeto per i lettori de  ''La Pelle''. Sono la summa di cinquantatre anni di pratica come dermatologo (che lavora ancora!) Qualche anno fa mi capito' di leggere un articolo (breve, ma ricco di contenuti) di Francoise Poot, oggi Presidente della Societa' Europea di Dermatologia e Psichiatria. L'articolo era intitolato ''How to be a happy dermatologist'' (Dermatol. Psicosom. 2004;5:112-113). In sintesi la Poot dice: ''Tanto piu' siamo felici, tanto piu' sono felici i nostri pazienti...''. Mi sono riconosciuto tra i dermatologi ''felici'', almeno per quanto riguarda la professione, che e' tanta parte di noi. Sono noto ai colleghi perche' credo nella psicosomatica e la pratico. Non di questo voglio parlarvi, ma di un concetto assai piu' noto: l'onesta'. Forse e' una cosa poco di moda, a cominciare dai reggitori dello Stato italiano in giu'. Ma, in qualcuno, questa pratica resiste ancora. Non me ne faccio un vanto personale. Ho assorbito questo modo di essere in famiglia, dall'insegnamento e dall'esempio di mio padre, avvocato, e di mio nonno, rabbino. Se la vostra soddisfazione professionale deriva dall'aver fatto molte visite, aver incassato molti quattrini, e dall'aver emesso poche ricevute fiscali, benissimo: sospendete la lettura qui', quanto vi diro' non fa per voi. Se invece volete essere un dermatologo felice, ricordate che l'onesta', nella professione, richiede due presupposti. Il primo e' conoscere la dermatologia, il secondo e' saper ascoltare il paziente. Conoscere la dermatologia non significa fare, all'istante, una diagnosi brillante. Trovare il nome di una sindrome rara puo' essere fatto con calma, alla sera, dopo aver compulsato qualche grosso volume. Significa conoscere a fondo le basi del nostro lavoro, saper sospettare quella sindrome - di cui non ricordiamo il nome, tra le mille descritte - ricordare quali ricerche chiedere al paziente. Il secondo presupposto e' saper ascoltare il paziente. Tanto meglio se da parte nostra vi e' empatia, la capacita' cioe' di comprendere lo stato d'animo e la situazione emotiva di un'altra persona in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale. In ogni caso - senza farci invadere da troppe chiacchere - dovremmo lasciare al paziente l'opportunita' di esprimersi. Tutto qui'. Vi invito a leggere il Trattato di Brigo e Masciello ''Omeopatia. Medicina non violenta'' IV Ed. Lab. Boiron. Che c'entra ora l'omeopatia? Nella prima parte del libro leggerete una serie di fatti che ripugnano alla nostra mentalita' scientifica. Una sostanza, diluita mille o piu' volte, dovrebbe aiutare il malato. Alla fine non si tratta di acqua sporca, come mi diceva un caro collega, ma di acqua purissima... Ma se proseguirete nella lettura, troverete scritto:''Il metodo omeopatico e' basato sopratutto sul dialogo tra paziente e medico, in cui il paziente svolge un ruolo attivo. Il rispetto del suo racconto, l'ascolto diligente, la raccolta completa dei dati, la loro interpretazione, il confronto con l'unita' di misura rappresentata dalla sperimentazione di riferimento condotta sull'uomo sano, la diagnosi operativa che si concreta nella prescrizione dei rimedi, rendono lunghi i tempi della prima visita omeopatica, che generalmente e' di circa un'ora''. Capirete allora perche' spesso il farmaco omeopatico puo' dare delle grosse soddisfazioni! Come scrive Fabrizio Benedetti, grande studioso del fenomeno placebo ''... i risultati confermano che il solo fatto di sottoporsi ad una forma qualunque di terapia giova ai pazienti''. Ascoltare il paziente - e non certo per un'ora - aumentera' la soddisfazione dello stesso, e quindi la sua possibilita' di guarigione o miglioramento, e dunque la nostra soddisfazione. Chi vorra' approfondire questi meccanismi, legga il mio libro sul placebo, di prossima uscita.A tutti voi, giovani dermatologi, il mio augurio di essere dei ''dermatologi felici''.



 

 



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