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In televisione un programma sulle malattie rare
dott.ssa Gabriella La Rovere
La riflessione di chi ha tentato di portare in TV un programma sulle malattie rare, andato in onda
all'interno di ''Explora - la tv delle scienze''
Da troppo tempo lo scontro politico sul controllo della Rai sembra aver distolto l’attenzione del pubblico su un fatto incontrovertibile: i programmi televisi stanno diventando sempre piu' banali e meno interessanti. Non
e' sbagliato dire, come ha gia' fatto qualcuno prima di me, che la televisione italiana sembra essersi cristallizzata in programmi totalmente demenziali allo scopo di far divertire la gente, distogliendola, per non dire anestetizzandola, dai veri problemi, che siano dentro i nostri confini o meno. Negli anni abbiamo assistito, impossibilitati e forse incapaci di reagire, all’inondazione mediatica di format, tutti simili tra loro seppur diversi nei titoli, in cui ci veniva data l’opportunita' di scegliere chi premiare o meno. Un semplice SMS per sentirci potenti. Corsi e ricorsi storici, verrebbe da dire. Qualche secolo fa era sufficiente un pollice verso per ottenere lo stesso tipo di divertimento. La situazione va avanti cosi' da tempo, nonostante i cambiamenti al vertice della politica, dei Consigli di amministrazione e, di conseguenza, della televisione di Stato. Spesso ci si chiede che fine abbiano fatto gli autori di programmi, considerati ormai storici, o con un termine piu' moderno, trasmissioni cult. Possibile che non ci siano degni eredi? Possibile che non si sia tramandato l’insegnamento di come la comunicazione puo' felicemente coniugarsi con il concetto di innovazione? In realta' ho il sospetto che autori bravi in giro ce ne siano, ma che gli ideatori di programmi nuovi, utili, si nascondano in attesa di tempi migliori. Nel frattempo scelgono formule che non hanno colore, o quanto meno preferiscono che i contenuti appaiano poco fastidiosi al potere, quasi scontati ma necessariamente innocui, perche' non essendo figli o amici di qualcuno che conta, fanno del cervello un uso consapevole, inchinandosi ai compromessi. Ma si sa, anche loro hanno famiglia e devono campare. Cosa succede invece a chi pensa di avere una buona idea per un programma e vuole rompere il muro di gomma che circonda la sede RAI di Viale Mazzini? Di solito
e' costretto a bussare a innumerevoli porte e puo' anche capitare che alla fine venga ricevuto. Il loro entusiasmo fa sorridere il dirigente di turno, che probabilmente si complimentera' perche' gli rammentera' se' stesso a vent’anni, quando anche lui credeva ancora alla meritocrazia. Quasi sconsolato e con fare paterno, spieghera' all’incredulo aspirante autore che in RAI si produce poco direttamente perche' a farlo ci pensano societa' esterne, leggi
Endemol, Magnolia ecc. ecc. Ma se proprio si vuole provare, un piccolissimo spazio si puo' ancora trovare in settori sperimentali quali i canali satellitari, che pero' hanno un duplice problema: non hanno budget e sono visti da pochi sfigati. Va bene lo stesso: non sono i soldi che motivano chi crede ancora in alcuni valori. Per dimostrare che il programma
e' buono, si puo' produrre anche senza compensi una qualche puntata che, immancabilmente verra' mandata in onda a notte fonda. Questione di giorni e il sogno s’infrange e la motivazione
e' sempre la stessa: ''il programma non tira e il contenuto non interessa
nessuno''.Una sentenza che in televisione suona come una condanna a morte. Questa storia non
e' un esempio di fantasia, ma un copione che si ripete, in maniera piu' o meno simile, continuamente. Con un epilogo che talvolta ha ancora di piu' del fastidioso. Non sono pochi gli autori, infatti, che davanti alla tv si accorgono che quel loro programma che mesi prima era stato giudicato poco interessante e non avrebbe fatto ascolto, viene riproposto con un altro nome, qualche apparente cambiamento ma con uno schema perfettamente simile al proprio. La prima emozione
e' lo sbalordimento, a cui fa seguito, in lento crescendo, la rabbia per quello che al minimo andrebbe denunciato come un furto di idee. Andare in tribunale per difendere il frutto del proprio ingegno? Dio ce ne scampi: con la lentezza della giustizia italiana si rischia oltre il danno anche la beffa. Meglio allora consolarsi pensando, alla fine, che il proprio programma, che era nato dalla volonta' di portare qualcosa di nuovo e di utile per gli spettatori, in televisione c’e' arrivato. Tutto l’impegno profuso
e' alla fine pur servito a qualcosa.
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