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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Giovani senza rivoluzione

“I ragazzi di Teheran”: una realta' in cui il 70% della popolazione ha meno di 30 anni, e' disoccupato e spesso si droga. Ma guarda all’occidente per sperare

Intervista ad Antonello Sacchetti

 E' la curiosita' l’arma in grado di scardinare paure e timori che vengono da lontano. Gli ultimi anni hanno scatenato, nell’ambito della politica internazionale, posizioni nette e dure che contrappongono blocchi ideologici e culturali. Uno dei piu' fermi appare l’Iran sciita, guidato da un leader che in piu' di un’occasione ha lasciato spiazzati l’intera comunita' mondiale per le sue affermazioni anti-sioniste. Un giovane romano, nel passato collaboratore del nostro giornale, ha dato libero sfogo alla propria curiosita' per un paese che, senza dubbio, e' molto piu' complesso della riproposizione offerta dai nostri media. Antonello Sacchetti ha pubblicato “I ragazzi di Teheran”, una sua versione della societa' iraniana, volta a scavare in un territorio fertilissimo e carico di contraddizioni. 
Partiamo dal sottotitolo del libro: ma il regime iraniano e' davvero in crisi? 
Si', e non e' storia di questi giorni. Sono almeno cinque anni che la Repubblica islamica nata con Khomeini e' arrivata a un punto di non ritorno. L’Iran oggi e' un Paese completamente diverso da quello del 1979, quando la rivoluzione caccio' lo scia'. La popolazione e' raddoppiata ed e' composta al 70 per cento da persone sotto i 30 anni, che non hanno fatto la rivoluzione. La crisi e' soprattutto economica. I prezzi salgono, la disoccupazione e' al 25 per cento. Tra i ragazzi, chi puo', se ne va all’estero. Nonostante la censura, l’Iran e' un Paese fortemente globalizzato. Il paragone con il resto del mondo, attraverso Internet (ci sono oltre 64mila blog di iraniani) e la parabola satellitare, e' quotidiano e impietoso. 
Da dove e' nata l’idea di scrivere un libro sui giovani iraniani? 
Da una fortissima curiosita'. Qualche anno fa avevo letto che in Iran si stava verificando la piu' grande disoccupazione intellettuale della storia. Navigando su internet, ho incontrato tantissimi blogger iraniani che raccontavano una realta' molto diversa da quella che si legge sui giornali. Il mio non e' un reportage nel senso stretto del termine. Anche perche' sono andato in Iran di mia volonta', senza una testata a cui rendere conto. Dei due viaggi (nell’autunno 2005 e nella primavera 2006) ho raccontato soltanto gli episodi piu' significativi. Le interviste e le testimonianze raccolte sul campo sono state il punto di partenza per descrivere la condizione giovanile utilizzando anche libri e documenti ufficiali. Mi incuriosiva sapere come sono strutturati il sistema scolastico e l’universita', come funziona il servizio di leva, cosa si fa nel tempo libero, come sono i rapporti tra i due sessi. Devo dire che e' stata una ricerca molto divertente e con parecchie sorprese. 
Cosa ti ha colpito di piu'? 
C’e' una differenza netta tra dimensione pubblica e dimensione privata. Credo che questa “doppiezza” faccia parte della cultura iraniana e sia solo accentuata dalle imposizioni del regime. Parlerei quindi di ambiguita', non di schizofrenia. L’ambiguita' e' un carattere distintivo della cultura persiana, basta conoscere i poeti lirici come Khayyam e Hafez. Bisogna sempre saper leggere tra le righe, non fermarsi mai alle apparenze. Questo vale anche per la vita quotidiana. Il fatto e' che noi non conosciamo granche' della loro cultura e tendiamo a imporre i nostri canoni al loro modo di vivere. Ma e' un nostro limite, non un loro difetto. 
Nel libro parli anche del problema della droga.
E' un dramma enorme. L’Iran e' il Paese con piu' tossicodipendenti del mondo: circa 4 milioni, con oltre 200mila eroinomani. e' il segnale di un disagio sociale enorme. Tutti gli oppiacei costano pochissimo perche' arrivano dai limitrofi Pakistan e Afghanistan. Una dose di eroina costa l’equivalente di 10 euro. Il governo pattuglia le frontiere, ordina arresti e brucia in pubblico centinaia di tonnellate di eroina ogni anno. Ma la mano dura serve a poco. Adesso sono cominciati anche programmi di prevenzione e di recupero. Per le strade di Teheran ci sono manifesti che invitano a non scambiarsi siringhe in modo da evitare la diffusione dell’Aids. 
E' stato difficile raccontare i ragazzi di Teheran? 
Direi che si e' trattato di un lavoro molto meno complicato di quanto credessi in partenza. Devo riconoscere che ho avuto fortuna, perche' sono potuto entrare nelle case come ospite e non come giornalista. Nel mio secondo viaggio ho vissuto in una famiglia di Teheran, ho partecipato alla loro vita quotidiana. Questa veste non ufficiale ha facilitato molto il mio lavoro. Se fossi stato l’inviato di turno, credo che l’approccio sarebbe stato piu' difficile. In genere gli iraniani parlano molto volentieri del loro Paese, non si creano grossi problemi. Ma se l’interlocutore si presenta armato di registratore e blocco di appunti, qualche timore viene fuori. A me e' invece capitato in piu' di un’occasione che siano stati i ragazzi ad attaccare discorso, a chiedere da dove venivo e come mai ero in Iran. La domanda piu' frequente era: “cosa pensi del mio Paese?” 
E' vero che Ahmadinejad sembra aver perso consenso?
La manifestazione degli studenti a dicembre e' stata una sorpresa per molti. Negli ultimi tre anni il movimento era in piena smobilitazione dopo la delusione del presidente Khatami. E invece e' stata confermata una tendenza storica di questo Paese: i grandi cambiamenti covano anche per molti tempo e poi esplodono in modo fragoroso. Va detto pero' che l’Iran non e' quel monolite che raccontano i media occidentali. All’interno delle diverse anime della Repubblica islamica, il confronto e' spesso acceso. Il problema e' che non e' tollerato il dissenso nei confronti della forma di Stato scelta ormai 28 anni fa. Quale e' il futuro prossimo dell’Iran?Dopo le elezioni (per il Consiglio degli Esperti e per molti grandi Comuni) del dicembre scorso, Ahmadinejad e' in grossa difficolta'. A gennaio il parlamento ha promosso una richiesta di impecheament che difficilmente passera' ma che rivela lo stato d’animo dei gruppi di potere di Teheran. Quasi sicuramente si votera' prima del termine previsto (2009) perche' saranno accorpate presidenziali e legislative nel 2008. Ed e' praticamente impossibile che Ahmadinejad venga rieletto. Da qui all’estate prossima, la Guida suprema della Rivoluzione Khamenei dovrebbe dimettersi, ufficialmente per motivi di salute. La sua e' la carica piu' importante in Iran. Ha il potere di veto su tutte le leggi del parlamento e su tutte le decisioni del governo. Ed e' lui a comandare le forze armate. I miei amici iraniani sono pronti a scommettere che al suo posto salira' la vecchia volpe Rafsanjani, conservatore pragmatico, espressione di quel blocco sociale che non ne puo' piu' dei deliri populistici di Ahmadinejad. Bisognera' vedere se la crisi economica e quella internazionale permetteranno ancora cambi in corsa o se gli iraniani saranno stufi al punto di rimettere in discussione l’intero sistema di potere. Di certo, le minacce di Usa e Israele sono un aiuto per chi vuole che non cambi nulla. In passato, Khomeini sfrutto' la guerra imposta da Saddam Hussein per stroncare il dissenso in nome dell’unita' contro il nemico esterno. Speriamo che la storia non si ripeta. 
I ragazzi di Teheran
I Ragazzi di Teheran

I Ragazzi di Teheran (Edito da Infinito, nella collana Orienti, prezzo 10 euro) e' l’opera prima di Antonello Sacchetti, giornalista e fondatore della rivista telematica www.ilcassetto - l’informazione che rimane. Un’opera che cerca di dare voce a una fetta di popolazione vastissima: i giovani iraniani che non hanno partecipato alla rivoluzione che ha dato origine alla Repubblica Islamica e si ritrovano oggi a vivere un fragile equilibrio fra tradizione e modernita': chador e tagli punk, feste clandestine e preghiere del venerdi', musica rock e misticismo religioso, poesia sufi e blog su internet, disoccupazione, droga e voglia di fuggire all’estero. Da poco pubblicato, le 96 pagine offrono un potente spaccato di una generazione in fermento su cui bisogna puntare per un futuro migliore.


 

 



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