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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 


S. Agata, protettrice della salute del seno

L'asportazione del seno come martirio: dalla storia di S. Agata alla difficile esperienza di migliaia di donne che annualmente subiscono un intervento demolitivo

di Filippo Testa

Durante i primi secoli della predicazione della parola di Gesu', la persecuzione dei cristiani condotta a opera dei vari imperatori Romani fu feroce e spietata. I cristiani erano cercati, stanati, inseguiti e, una volta imprigionati, erano sottoposti a tormenti disumani. Per questi motivi, ancor oggi la Chiesa cattolica venera in maniera particolare le figure di quelle persone che, mediante l'offerta delle proprie sofferenze e finanche della stessa vita, hanno trasmesso l'esempio e la Fede. Di molti di questi sfortunati martiri non conosciamo neppure il nome, di altri, riconosciuti Santi, veneriamo le reliquie e il loro nome e' invocato per proteggersi dai mali del corpo e dell'anima e dalle insidie del creato e della vita. E' il caso di S. Agata, protettrice di Catania, cui si rivolgono le donne che devono essere operate al seno. La storia, ben nota ai Siciliani e' la seguente. Agata nacque nei primi decenni del III secolo a Catania in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio e il vescovo della citta' accolse la sua richiesta imponendole il velo rosso delle vergini consacrate. Il proconsole Quinziano, se ne invaghi' e ordino' che la portassero al Palazzo pretorio. I suoi tentativi di seduzione non ebbero alcun risultato. Agata fu affidata a una cortigiana di facili costumi di nome Afrodisia, affinche' la rendesse piu' disponibile. Trascorso un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, con festini, divertimenti osceni, banchetti; la giovane non cedette e Quinziano imbasti' un processo. Le vennero stirate le membra, lacerata la pelle con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza. Cosi', per deturparne definitivamente la bellezza, le fece strappare i seni con enormi tenaglie. Questo risvolto delle torture, costituira' in seguito il segno distintivo del suo martirio, infatti Agata viene rappresentata con i due seni posati su un piatto e con le tenaglie. Appena mutilata, dopo una visione di S. Pietro, per miracolo fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evito' l'esecuzione. Riportata agonizzante in cella, mori' qualche ora dopo il 5 febbraio 251. Dopo un anno esatto, una violenta eruzione dell'Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arresto': da allora S. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma anche contro le eruzioni vulcaniche e gli incendi. I festeggiamenti durano tre giorni, sempre ai primi di febbraio. La lunga e commuovente processione si conclude con il rientro della sacra effigie presso il duomo, ove viene celebrata la messa. La Santa siciliana, in ricordo del brutale martirio subito, e' stata nominata anche protettrice delle donne operate al seno e il consiglio direttivo nazionale dell'Associazione ANDOS, a sottolineare la simbolica vicinanza tra il martirio di Sant'Agata e quello che ogni donna subisce nel fisico e nel cuore quando scopre un tumore mammario, ha scelto la citta' etnea come sede del proprio incontro annuale. Coordinato dalla giornalista Paola Saluzzi, il convegno si e' svolto mercoledi' 2 febbraio al Monastero dei Benedettini, e quest'anno si e' incentrato sul tema "I canoni di bellezza: da Sant'Agata ai nostri giorni". Ad aprire i lavori Francesca Catalano e Francesco Fazio, responsabili dell'Associazione che hanno tenuto a sottolineare che le donne operate al seno provano tutta una serie di sentimenti che vanno dalla paura a risentimento perche' la malattia si e' accanita proprio su di loro. Non e' facile abituarsi all'idea di avere avuto un tumore e l'ansia puo' ripresentarsi a ogni controllo. ''Il trattamento chirurgico, che sia conservativo o demolitivo e' un'esperienza critica anche per il valore simbolico del seno - ha aggiunto la psicologa romana Maria Malucelli - Il seno e' una parte del corpo che rappresenta la femminilita' e non e' solo una questione di aspetto. Lo sconvolgimento emotivo crea difficolta' a vivere e la perdita richiede un'accettazione della modifica dell'immagine di se'. Solo elaborando il proprio dolore, anche insieme ad altre donne che hanno avuto la stessa esperienza, si migliora la percezione che la donna ha di se', con positive ricadute anche sul piano psicologico''. Dalla psicologia all'arte: questo il percorso proposto dalla Prof. Caterina Conti che ricorrendo a decine di quadri di tutte le epoche ha dimostrato come ''il seno ha sempre rappresentato una metafora della femminilita', del nutrimento e della fertilita'''. Caratteristiche che non devono venir meno - ha aggiunto il chirurgo plastico Pietro Lorenzetti - che ha spiegato come le moderne tecniche operatorie, unite a un lavoro d'equipe possano restituire alla donna operata un'estetica soddisfacente: ''l'importante e' ascoltare la paziente e non prometterle un miracolo come quello di S. Agata, perche' si tratta sempre di un intervento di chirurgia ricostruttiva funzionale. Per quanto riguarda la mia esperienza professionale - ha continuato il Professor Lorenzetti - il colloquio con le pazienti deve essere molto approfondito ed e' fondamentale il loro consenso dopo la spiegazione delle implicazioni che una ricostruzione comporta, anche a livello psicologico''. 





 


 



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