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Dermatologia nascita e sviluppo di una scienza
Fino all'ultimo quarto del XVIII secolo ogni lavoro
dedicato allo studio delle malattie della pelle dava l'idea di un profondo
caos. Infatti, fino a quel momento, lo studio di tali malattie non era stato
altro che un esercizio filosofico, mentre intorno al 1776 cominciava a
prendere forma la Dermatologia, vera disciplina medica, basata su una
rigorosa metodologia clinica e sulla comprensione dei meccanismi e delle
cause delle malattie.
di Claudio romano Grazie
al nuovo spirito scientifico, che si diffondeva dall'Europa, specialmente
Francia, Inghilterra e Austria, fino agli Stati Uniti d'America, la neonata
Dermatologia si arricchiva in breve tempo di una cinquantina di nuove patologie.
Grande impulso agli studi, come in tutti gli altri campi dello scibile, venne
dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione; in passato i ricercatori, infatti,
potevano basarsi solo su testi manoscritti, rari e dispendiosi, spesso scritti
in latino o mal tradotti. Adesso, finalmente, potevano disporre di un gran
numero di pubblicazioni ben curate, redatte nella lingua dei lettori ed edite in
numero sufficiente per renderle accessibili a tutti. Grazie a questi trattati le
opere di Willan e Bateman, di Cazenave e Sche'del, di Unna, Hebra e Kaposi
segnarono delle tappe fondamentali per l'evoluzione della dermatologia del XIX
secolo. Da notare che tali lavori privilegiavano, di volta in volta, la
morfologia, l'istopatologia e lo studio dei meccanismi patogenetici
evidenziando la necessita' di collocare la dermatologia nel contesto della
patologia generale, tendenza chiaramente espressa negli studi piu' moderni.
Altri elementi favorevoli alla diffusione del sapere e del confronto delle idee,
nel XIX secolo, furono le associazioni dei medici dermatologi e le loro
pubblicazioni. Inoltre, le scuole dermatologiche di Parigi, di Vienna e di
Londra, con l'istituzione ufficiale delle cattedre d'insegnamento,
assicurarono l'istruzione permanente degli studenti di medicina. A fronte,
poi, dei perfezionamenti tecnici dell'ottica, dell'istochimica e della
batteriologia, fondamentali per la comprensione delle patologie cutanee, merita
di essere sottolineata l'importanza di un elemento innovatore per la
letteratura medica dell'epoca: l'introduzione e lo sviluppo dell'iconografia
dermatologica. Il XIX secolo fu anche l'epoca dello sviluppo dei modelli in
cera, nonche' della fotografia, tutt'oggi mezzo insostituibile nella pratica
dermatologica. Infine, la dermatologia intorno al 1880 era ancora molto
impregnata di dogmatismi che definivano a priori quadri nosologici spesso
restrittivi, previsti per contamplare la quasi totalita' delle affezioni
cutanee. Fu, dunque, merito dei primi dermatologi del XX secolo essersi liberati
progressivamente di tale spirito dogmatico e di aver integrato gradualmente le
acquisizioni ricavate dai nuovi metodi di ricerca.
La statua malata
Normalmente le antiche statue greche rappresentano figure di grande bellezza.
In un libro d'arte pubblicato in Germania nel 1921 appariva, invece ,un torso
ellenico, di circa 2.000 anni fa , senza testa e gambe, la cui pelle era coperta
da noduli e lesioni cutanee perfettamente riprodotti . Il fatto ha suscitato la
curiosita' di due ricercatori, Nicolas Ragge e Francis Munier che dopo attente
analisi hanno concluso che la statua , andata perduta durante la seconda guerra
mondiale, non poteva essere una offerta votiva ad Esculapio perche' di regola
questi doni mostravano la parte del corpo guarita mentre una rappresentazione
della patologia era invece inusuale. I due medici ipotizzano pertanto che essa
potesse servire come strumento didattico in una scuola di medicina e che le
lesioni cutanee servivano per le esercitazioni degli studenti. Il problema
rimane aperto per la diagnosi della patologia riprodotta sulla statua. Ragge e
Munier sono propensi ad escludere malattie come la lebbra e la sifilide e
propendono per una malattia ereditaria, la neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) ,
patologia abbastanza comune e considerata molto antica da accurati studi
genetici. La statua di Smirne potrebbe essere ritenuta la prima rappresentazione
iconografica ad uso didattico.
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