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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

UNA MACCHIA SULLO SCUDETTO

 

I giocatori di calcio rappresentano i nuovi idoli di intere generazioni. Fama soldi e successo, ottenuti in maniera rapida e quasi sempre in giovanissima eta'. Nuovi eroi che perdono e vincono le sfide che ogni domenica si rinnovano negli stadi in nome di valori che nella loro semplicita' sembrano riempire gli spazi lasciati vuoti dalla solidarieta', dalla fede e dalla partecipazione politica. Ma attenzione a lanciare mode che possono essere fonte di emulazione e di pericolo

Chi scrive e' un tifoso che da anni aspettava di rivivere l'emozione di uno scudetto. Fino all'ultimo minuto dell'ultima partita dell'Olimpico, insieme ai miei figli e agli amici piu' cari abbiamo fatto scongiuri e aderito a tutti i riti scaramantici che avrebbero dovuto proteggere la nostra squadra dal colpo d'ala di una sfortuna che il romanista sente sempre tragicamente in agguato. Una jella che avrebbe avuto il sapore della beffa dopo un campionato condotto da protagonista e che solo nelle ultime settimane si era rianimato per il tentativo finale di Juventus e Lazio di rimettere tutto in discussione. Il fischio finale e poi la cronaca di una festa che tutti sognavano da mesi ma che nessuno avrebbe mai avuto modo di immaginare: un milione di persone per le strade della capitale, una gioia incontenibile e difficilmente spiegabile nel contesto di un gioco che annualmente proclama un campione e che, tutti dicono, e' sempre piu' un business e questione di soldi. Pianti, felicita', cori, salti, che hanno accomunato per giorni e giorni un popolo e una citta' che migliaia di bandiere e di striscioni hanno tinto di giallorosso, per la curiosita' e la sopresa di quei turisti che hanno avuto la sorte (e la fortuna) di trovarsi qui dopo il 17 di giugno. 

tatuaggi

A Roma non si era mai vista una partecipazione popolare cosi' ampia e spontanea, ne' ai tempi d'oro della politica e del sindacato, ne' quando i giovani lottavano per la loro rivoluzione, contro il nucleare o per il Vietnam. Crisi dei valori forti, della politica e della partecipazione, prevalenza dell'effimero, del vuoto, del disimpegno? Una invasione e una manifestazione di gioia collettiva che fara' discutere a lungo i sociologhi interessati a capire i fenomeni sociali che coinvolgono le masse, ma che non puo' spiegarsi perche' e' una questione di pelle, di cuore e di anima. E di colore per le strade: tantissime le persone con i capelli tinti, le facce divise a meta' di giallo e di rosso, le parrucche posticce e le corazze da gladiatore, il simbolo che quest'anno il tifoso ha scelto per indicare la determinazione della squadra nella ricerca della vittoria. Come per una drammatica sfida all'ultimo sangue in cui non e' importante partecipare, ma vincere per sopravvivere. Una scelta che ha caricato di significato tutto il campionato della Roma, decisa a vendicare la vittoria dell'anno precedente da parte dei cugini laziali e per riaffermare una supremazia cittadina che mancava da diversi anni. 

Ma e' proprio sul simbolo del gladiatore che la mia gioia di romanista ha vacillato, registrando un piccolo incidente di percorso nel comportamento del piu' importante e ammirato componente della squadra: Francesco Totti. Venticinquenne, gioca con la Roma da quando aveva sedici anni e ne e' il capitano indiscusso. I giovani della capitale ne studiano le mosse, i vestiti, i modi di dire. Lo imitano nella capigliatura e se ne infischiano delle caricature televisive che lo fanno apparire ignorante e poco fine. Totti e' "Romano de Roma", il "bimbo de oro", "l'ottavo re", il poster da affiggere sul muro e la bandiera da difendere a ogni costo. In un'intervista all'inizio del campionato, il "simbolo de Roma e della Romanita'", aveva affermato che in caso di vittoria si sarebbe tinto meta' rosso e meta' giallo.

TATUAGGI MINORENNI

La preoccupazione espressa in quest'articolo assume maggiore rilevanza alla luce della recente sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Vicenza nei riguardi del tatuatore Pier Luigi Sciviero accusato di lesioni personali dai genitori di una quattordicenne. La ragazza si era fatta tatuare a piu' riprese sull'ombelico, sull'inguine, su una natica e si era fatto applicare un piercing sulla lingua, con lesioni che, seppure lievissime, secondo l'accusa sarebbero state guaribili in almeno 20 giorni. Il giudice ha considerato non punibile il comportamento del titolare del laboratorio di tatuaggi in quanto ha riconosciuto sufficiente il consenso preventivo agli interventi dato dall'adolescente. 

Una promessa innocente fatta certamente per sconfiggere la scaramanzia ma che tanti ragazzi non hanno dimenticato e in questi giorni hanno messo praticamente in atto. Il problema e' che all'inizio di quest'anno "Tottigol", probabilmente dopo aver visto il film "Il gladiatore" di Ridley Scott, ha alzato la posta dichiarando ai suoi tifosi: "se vinciamo mi faccio tatuare un gladiatore sulla spalla". E da uomo di parola cosi' ha fatto. Due giorni dopo lo scudetto, i giornali hanno raccontato della sua paura dell'ago ma anche del grande coraggio mostrato nel mantenere la promessa. Nelle foto rubate durante la sua vacanza esclusiva in Sardegna, sul braccio destro di Totti e' ben visibile "l'opera d'arte" tanto desiderata, mentre il sinistro si stringe attorno al corpo abbronzato di una giovanissima star televisiva: che come ex di un giocatore juventino assume metaforicamente il valore di preda di guerra. C'e' tutto per suscitare nell'immaginario di ogni ragazzo tante emozioni: l'eroe vittorioso alla fine della drammatica sfida compie il sacrificio dovuto e riceve il suo premio meritato. Ma perche' proprio un tatuaggio? 

tatuaggi

Perche' proporre questa scelta, molto privata, come prova di coraggio e forma di ringraziamento per l'alloro conquistato? Totti e' un adulto e avrebbe potuto farsi tatuare qualsiasi cosa e in qualsiasi momento: perche' legare questa decisione, che tanti giovani stanno gia' emulando, a un momento di gioia cosi' esaltante e coinvolgente? Abbiamo chiesto il parere a un dermatologo, il prof. Sergio Chimenti, notoriamente romanista e membro di un ristretto nucleo di cinquanta soci sostenitori della Roma. e' apparso meno colpito di me da questo fatto pur rammentando che la pratica del tatuaggio va fatta sempre in ambienti che garantiscano l'igiene, la sterilizzazione degli strumenti e la capacita' del tatuatore.

Probabilmente sono un tifoso atipico che nell'euforia della vittoria della propria squadra si perde a guardare una piccola sbavatura che non puo' ridurre la grande gioia vissuta. Mi passera'. Certamente avrei preferito che Totti si fosse semplicemente colorato i capelli o avesse promesso di regalare una giornata del suo salario a favore di qualcuno piu' sfortunato invitando i suoi ammiratori a fare altrettanto. Peraltro il capitano romanista non e' l'unico giocatore a essersi fatto tatuare, una pratica diffusissima nella categoria, e non sara' nemmeno l'ultimo. Eppure per me questa rimarra' una spiacevole macchia su uno scudetto favoloso e meritatissimo. (G.B.)

 



 

 

 


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