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Scriveva il compianto antropologo americano Stefen Jay Gould che il sapere
progredisce solo attraverso lo scambio continuo fra culture diverse, una forma
di ibridizzazione reciproca che permette il miglioramento delle conoscenze di
entrambi i mondi d’origine. Un ragionamento decisamente diverso da quello che
nella medicina ha favorito l’affermarsi di branche ad alta specializzazione
che raramente comunicano e interagiscono fra loro. Fa eccezione la Dermatologia
Pediatrica, nata a meta' fra due discipline che condividono tutta una serie di
patologie che coinvolgono principalmente i bambini e spesso richiedono una
gestione interdisciplinare. Per il 2° Congresso Nazionale della Societa'
Italiana di Dermatologia Pediatrica, tenutosi a Rimini, sono arrivati oltre 1000
medici provenienti da tutta Italia, afferenti alle due specialita', che per tre
giorni hanno partecipato a un’intensa attivita' scientifica arricchita dalla
partecipazione di alcuni fra i piu' importanti esperti nazionali e
internazionali. Star d’eccezione il giapponese Kawasaki, scopritore dell’omonima
Malattia, che ha riferito sulle ultime acquisizioni in materia rispondendo alle
tante domande provenienti dal pubblico. Al di la' di queste importanti presenze,
le radici del successo della manifestazione vanno ricercate in almeno tre
ragioni di fondo: in primo luogo il grande seguito, la credibilita' e la
simpatia che Fabio Arcangeli gode tra i dermatologi e i pediatri italiani. e' stato lui l’animatore di una manifestazione che ha origini antiche e che ha
sempre trovato nella costa romagnola, pronta ad accogliere al meglio gli ospiti
con le sue strutture turistiche e congressuali, una preziosissima alleata.
Infine, a questo tipo di Congressi ci si viene, e si ritorna volontieri,
soprattutto per la possibilita' di apprendere ogni volta cose nuove e pratiche,
su malattie dermatologiche che sulla pelle infantile presentano caratteristiche
peculiari che rendono piu' difficile la diagnosi. Una difficolta' che i pediatri
vivono nella propria pratica quotidiana, ancor piu' oggi che la societa'
multietnica e alcune malattie considerate quasi scomparse propongono quesiti
sempre piu' complessi. Qualche anno fa i dermatologi vivevano con ansia questa
forma di trasferimento di conoscenze, valutandola come un rischio per la propria
sfera di competenze, ma oggi lo sviluppo di una dermatologia pediatrica forte e
autorevole, con i suoi punti d’eccellenza sparsi un po' ovunque sul territorio
nazionale, ha reso possibile una collaborazione non solo a parole ma anche nei
fatti, di cui la SIDerP e' una testimonianza concreta.
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