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A queste anomalie si associano un modesto deficit dell’accrescimento, ipotonia muscolare, ritardo dello sviluppo motorio e del linguaggio e, frequentemente, un ritardo mentale moderato o severo. Molto si
e' discusso sulle cause della sindrome di Down, che, come si e' detto, sono a tutt’oggi sconosciute. Sono stati pero' esclusi, sia un ruolo per la razza che l’appartenenza a particolari ceti sociali, cosi' come altri fattori intervenuti durante la gravidanza. A esempio, alcune malattie della madre, carenze alimentari o vitaminiche, alcool, nicotina o uso di droghe, perche' la sindrome sussiste gia' da prima. Tali fattori esterni, infatti, possono apportare danni al bambino, ma non provocare la Sindrome di Down. In termini epidemiologici, anche la connessione tra l’eta' dei genitori e la frequenza della sindrome non
e' piu' considerata assolutamente certa. Una volta si credeva che madri sopra i 35 anni e padri sopra i 50 anni avessero piu' frequentemente figli con Sindrome di Down. Oggi, si
e' visto che il 65 - 80 % di tutti i soggetti Down nascono da madri sotto i 35 anni. Una cosa su cui gli specialisti concordano
e', invece, il fatto che la sindrome e', prima di tutto, un incidente genetico di cui nessuno
e' colpevole. Per i casi di “traslocazione” e a “mosaico”, accanto a un errore spontaneo nella ripartizione cellulare, c’e' forse un fattore ereditario.
Nel 2002 la rivista “Nature” ha pubblicato il risultato di un lavoro internazionale, coordinato dal TIGEM di Napoli, in cui sono stati catalogati tutti i geni (ben 178) del cromosoma 21 e la loro attivita' in relazione al momento dello sviluppo embrionale e al tessuto. Per tracciare la mappa di espressione del cromosoma, sono state analizzate le molecole di
mRNA, le prime a essere prodotte dai geni accesi. Lo studio ha evidenziato un gruppo di geni che si accendono durante la formazione del cuore; 6 geni sono invece attivi durante la formazione del duodeno e 4 del pancreas; 9 geni, individuati nel timo, sembrano responsabili delle anomalie del sistema immunitario. L’attivita' di 2 geni potrebbe essere correlata alla lunghezza degli arti, quella di altri due alla formazione delle falangi.
e' interessante notare che molti geni presenti sul cromosoma 21 sono attivi nel cervello adulto.
Circa il 75 % dei casi di sindrome di Down muore durante lo sviluppo embrionale o fetale. Dei nati, l’85% sopravvive ad 1 anno e il 50% puo' arrivare alla senescenza. Alla nascita, tra il 30% e il 60%,
e' affetto da cardiopatie congenite, ma dal 1974 ad oggi, l’aspettativa di vita di un soggetto Down
e' passata dai 26-27 anni ai 62 anni, accompagnandosi a una serie di problematiche di tipo medico e sociale. Di questo si
e' parlato nei primi giorni di dicembre scorso, nella splendida cornice del Palazzo Ducale a Genova, durante il convegno “Genova, porta d’Europa per la cultura della disabilita'”, promosso dal
CEPIM, l’associazione di famiglie e persone con sindrome di Down.
La manifestazione e' stata l’occasione per fare il punto sulle ultime conoscenze della sindrome e sulle relazioni con altre patologie di estrema importanza. Ecco alcuni dei dati emersi. Le persone Down hanno un’incidenza 20 volte superiore di sviluppare una leucemia, rispetto a una popolazione normale, mentre altri problemi di salute in eta' adulta comprendono, in ordine crescente: malattie polmonari croniche (30%), epilessia (37%), demenza presenile tipo Alzheimer (42%), osteoporosi con conseguente frattura delle ossa lunghe (50%), deficit sensoriali acquisiti (50%) e problemi comportamentali (50%), perdita delle abilita' cognitive (55%-75%). Allo stesso tempo risultano, invece, rari i tumori solidi, quali
neuroblastoma, nefroblastoma, carcinoma della mammella, per la presenza di geni soppressori nel cromosoma 21.
L’insorgenza dell’Alzheimer, della sclerosi laterale amiotrofica, della malattia autoimmune
polighiandolare, dell’omocistinuria e dell’epilessia mioclonica progressiva sembrano essere causate da mutazioni a carico di 14 geni. La causa dei processi degenerativi del cervello
e' ancora poco chiara, ma forse sarebbe indotta da un’aumentata produzione di radicali liberi, associata a una diminuzione degli enzimi e delle sostanze
antiossidanti.
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