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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 


Ma è cambiato il sole o il clima?

Nonostante tutti dicano che i rischi legati alle radiazioni solari sono sempre più forti, a essere cambiati sono lo strato di ozono stratosferico e il clima

di Ornello Colandrea

Da anni sentiamo parlare dei rischi relativi ai raggi solari. Alcuni concetti si sono diffusi in maniera così importante che è difficile trovare qualcuno che non sappia di cosa stiamo parlando. Eppure, al di là delle frasi fatte o dei luoghi comuni, la materia non è semplice e necessita di informazioni e competenze che non tutti possiedono. Il primo quesito cui si dovrebbe saper rispondere è questo. Rispetto al passato cosa è cambiato nel sole tanto da trasformarlo in un possibile pericolo? Per certo non sono cambiati i raggi Ultra Violetti, radiazioni prodotte per emissione termica dal Sole e da sempre capaci di penetrare nei tessuti biologici, in maniera inversamente proporzionale alla lunghezza d'onda. Essa si rivela quindi, ancor oggi dopo milioni di anni, massima con le radiazioni corte o U.V.C. (200  290 nanometri), intermedia con le U.V.B. (290  320 nm) e minima con le lunghe o U.V.A. (320  400 nm). Non v'è dubbio, poi, che come agli inizi della vita sulla Terra, i raggi meno energetici, quelli A e parte dei B, sono ancora indispensabili per la fotosintesi e si dimostrano responsabili dell'abbronzatura, in quanto attivano la melanina presente nella pelle, ma provocano anche la benefica formazione della vitamina D, indispensabile per l'assorbimento del calcio nell'organismo e la calcificazione dell'osso. In maniera scherzosa, possiamo quindi affermare che, fin qui, nulla sembra cambiato sotto il sole, ma allora perché oggi più che mai dovremmo proteggerci dai sui raggi? Gli scienziati dicono che i motivi sono diversi. Primo, il buco dell'ozono, un gas di colore bluastro e dal caratteristico odore acre, che è normalmente presente nell'aria che respiriamo in concentrazioni nell'ordine di 20/80 microgrammi per metro cubo. A livello stratosferico, l'ozono si riscontra soprattutto oltre i 30 Km di altezza dalla superficie terrestre laddove le radiazioni UV, inferiori ai 242 nm, dissociano l'ossigeno molecolare in ossigeno atomico che si combina rapidamente con un'altra molecola di ossigeno (O+O2 —> O3). A quest'altezza la sua funzione è fondamentale: le neoformate molecole d'ozono assorbono le radiazioni solari con lunghezza d'onda compresa fra 240 e 340 nm, provocando una reazione di fotolisi che restituisce, in un equilibrio dinamico, un atomo e una molecola di ossigeno (O3 —> O2+O) in modo che la concentrazione di ozono resti costante e venga schermato quasi il 90% di radiazioni UV provenienti dal sole. Grazie a questa reazione l'ozono rappresenta il gas che assorbe la maggior parte della radiazione ultravioletta solare, impedendole di raggiungere la superficie terrestre. Circa 30 anni fa fu lanciato l'allarme, la quantità primaverile di ozono nell'atmosfera al di sopra dell'Antartide, era diminuita fra il 1977 e il 1984 di più del 40% e che in corrispondenza del Polo Sud si era creato un ''buco'' nello strato di ozono dell'atmosfera. In altre parole, nella stratosfera (da 10 a 45 km), dove l'ozono forma un necessario e prezioso schermo nei riguardi delle radiazioni solari, che per la loro grande quantità sarebbero nocive per la nostra salute, il calo dell'ozono fra le latitudini comprese fra 30o e 65o, appare oggi un dato costante, con intensità maggiore durante i mesi invernali. È evidente come questa minore concentrazione determini un maggior passaggio delle radiazioni solari ultraviolette (UVB) che sono responsabili oltre dei carcinomi cutanei, specie melanomi, anche dell'aumento delle cataratte soprattutto giovanili e della soppressione del sistema di difesa immunitario. Altro motivo di preoccupazione: il filtro dell'ozono determina i suoi effetti anche sul clima atmosferico, con un riscaldamento medio globale previsto da 1oC a 3,5oC nei prossimi cento anni. Si assisterà quindi a uno spostamento delle fasce climatiche e della vegetazione che forse sarà più rapido delle capacità di adattamento della flora e della fauna, con il futuro collasso di molti ecosistemi naturali. Una maggiore intensità della radiazione ultravioletta sui ghiacci del Polo Sud non potrà, inoltre, che favorire lo scioglimento dei ghiacci e la crescita del livello degli oceani, con consecutiva alterazione dell'equilibrio salino oceanico e forti ripercussioni in termini di evaporazione e di scambio idroigrometrico con l'atmosfera. Questo quadro così preoccupante spiega perché da circa 20 anni si sia deciso di limitare la produzione dei clorofluorocarburi e di altre sostanze in grado di ampliare il buco dell'ozono e perché sia cresciuta nella popolazione la coscienza di una migliore e più costante protezione dai raggi solari. In conclusione, se il sole non è cambiato, gli uomini stanno cambiando il mondo e l'atmosfera che ci circonda e, finché l'impiego di queste sostanze continuerà in maniera incontrollata, sarà meglio continuare a correre ai ripari per evitare il peggio per noi e per la nostra pelle





 


 



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