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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

Chi ha paura della scienza?

L'utopia della conoscenza cede il passo alla paura del progresso scientifico e tecnologico aprendo dibattiti di natura etica 

di Fabio Fantoni

Un rapporto costruttivo tra scienza e societa' e' la condizione imprescindibile per uno sviluppo di politiche di ricerca e innovazione efficaci. Questa consapevolezza ha dato luogo al proliferare di iniziative di comunicazione e di sensibilizzazione nel campo della cultura scientifica. Allo stesso tempo diversi Istituti hanno iniziato a registrare gli atteggiamenti verso la ricerca e le sue istituzioni, gli orientamenti su specifici settori e ambito scientifico-tecnologici facendo emergere per l'Italia un quadro che offre numerosi spunti di riflessione. Di questo si e' parlato nel classico appuntamento con Spoletoscienza, la manifestazione organizzata da ben vent'anni dalla Fondazione Sigma-Tau nell'ambito del Festival di Spoleto. ''Il recente - Gli Italiani e la Scienza. Primo rapporto su scienza, tecnologia e opinione pubblica in Italia, realizzato da Observa Science in Society, - ha detto Massimiliano Bucchi, Professore di Sociologia della Scienza all'Universita' di Trento, ha messo in luce come gli italiani dimostrino un certo interesse verso la scienza, soprattutto se presentata in tv e nei quotidiani: due terzi leggono almeno sporadicamente articoli che parlano di scienza e tecnologia nella stampa quotidiana; l'80% segue programmi televisivi sulla scienza e piu' di uno su due legge di tanto in tanto una rivista di divulgazione scientifica. Meno diffusa e' la frequentazione di musei e mostre scientifiche - che riguarda poco piu' di un italiano su quattro - e di festival e altre manifestazioni pubbliche; ma una domanda di maggiori opportunita' di incontro con gli scienziati caratterizza un italiano su due''. Il livello di alfabetismo scientifico degli italiani non sarebbe quindi particolarmente elevato, ma vicino alla media europea: tre intervistati su quattro identificano ad esempio il DNA come elemento caratteristico degli organismi. ''Un numero non trascurabile di italiani pero' - continua Bucchi - condivide un giudizio critico sia sulla permeabilita' della ricerca nei confronti degli interessi economici, sia sulla trasparenza delle procedure di reclutamento. Ancor piu' diffusa e' la sensazione che la ricerca italiana sia penalizzata da un eccessivo condizionamento della politica. La ricerca scientifica e' una priorita' in materia di investimenti pubblici per un italiano su sei - dopo assistenza sanitaria, istruzione e lotta alla criminalita', ma nettamente davanti a trasporti e viabilita'. Nel complesso, gli atteggiamenti degli italiani verso la scienza possono essere riassunti in quattro tipi prevalenti. L'Antiscientista disinformato e' poco attento a contenuti e questioni scientifiche e in generale scettico nei confronti della scienza, di cui sottovaluta i benefici ed enfatizza le implicazioni negative. Piu' diffuso tra i meno istruiti e i piu' anziani, e' un tipo che caratterizza il 26,8% della popolazione italiana. Lo Scientista informato e' il tipo piu' interessato e fiducioso nei confronti della scienza. Si espone spesso a contenuti scientifici nei media e frequenta con una certa costanza musei e altri eventi dedicati alla scienza. Prevalente giovane, maschio e molto istruito, da' conto del 13,6% della popolazione italiana. Il Pragmatico informato (15,8%) ha una visione perlopiu' utilitaristica della scienza, che apprezza soprattutto per le sue implicazioni pratiche. Anche lui si espone con regolarita' ai contenuti di carattere scientifico proposti da media e visita musei, eventi e manifestazioni sulla scienza. Un quinto dei pragmatici informati e' concentrato nella fascia di eta' 20-29 anni ma rispetto agli ‘scientisti' il grado di istruzione prevalente e' piu' basso: il 75% di chi si riconosce in questo profilo si e' fermato alla licenza media o al diploma di maturita'. Infine, il Critico ottimista (che da solo copre il 43,8%) e', per l'appunto, ottimista sulle implicazioni della scienza, ma perplesso soprattutto sulle attuali logiche organizzative della ricerca. Sei su dieci sono di sesso femminile e il livello di istruzione non e' particolarmente elevato. Un dato che colpisce subito e' l'elevata diffusione dei due tipi piu' critici, che insieme assommano a oltre il 70% del totale: in altre parole, pur se su basi assai diversificate, sette italiani su dieci esprimono orientamenti critici almeno su alcuni aspetti della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica. ''Eppure la scienza e la tecnologia - ha aggiunto Mauro Ceruti, Professore di Filosofia della Scienza all'Universita' di Bergamo - attraversano la nostra vita in modo continuo e pervasivo. E' da esse, ormai, che dipende il nostro modo di osservare le cose, nonche' l'imma­ginario fiabesco del quale i nostri figli e nipoti si alimentano. Per tutto il ventesimo secolo la conoscenza scientifica non solo si e' enormemente estesa, ma e' anche cambiata sul piano qualitativo: e' stata l'eta' delle rivoluzioni scientifiche. Non solo sappiamo molto di piu', ma lo sappiamo in modo diverso. Cio' ha avuto conseguenze radicali sul modo di guardare ai problemi cruciali: il nostro rapporto con la natura e con il cosmo, ma anche la nostra identita' di individui e la nostra identita' di specie. Le scienze e le tecnologie della cognizione e dell'informazione hanno trasformato il modo di concepire il cervello e la mente, ma anche il modo di vivere e di comunicare. Oggi, per la prima volta, - ha continuato Ceruti - la tecnologia vive e si sviluppa quasi in piena autonomia dalla scienza, al punto da autogenerarsi. Lo sviluppo tecnologico si avvicina ora, per alcuni versi, all'evoluzione biologica, che avviene per rapida proliferazione di alternative. Soprattutto le tecnologie dell'informazione e le biotecnologie oggi si evolvono passo dopo passo, con una miriade di prodotti disordinati e scollegati, senza che siano disponibili teorie o approcci in grado di trarre un bilancio su possibilita' e limiti di questi sviluppi. Il punto e': l'attuale tecnoscienza e' governabile politicamente e sostenibile eticamente? Ritenere che la tecnoscienza si autogoverni automaticamente, significa sostenere che la tecnica «prodotta» dall'uomo, «produca» la direzione dello sviluppo dell'individuo e della specie. Se invece pensiamo che la tecnoscienza debba essere governata, dobbiamo soffermarci sugli ambivalenti rapporti tra tecnoscienza e vita. Nell'eta' moderna siamo stati abituati a pensare che la scienza ci desse la verita' - ha concluso Ceruti - in forma neutra, e che noi, usando la nostra liberta' come vaglio, la potessimo indirizzare nella direzione del bene: questa convinzione non e' piu' sostenibile. Ma la ricerca nel campo della clonazione, per esempio, e' di per se' neutra? Continuare a trattare la tecnologia, asetticamente, rischia di renderci solo subalterni a essa. La sfera della responsabilita' umana si e' enormemente estesa ma una responsabilita' cosi' ampia non puo' essere delegata ad alcuni, ma deve essere compartecipata in una cittadinanza planetaria. Il futuro della scienza e' indissolubilmente legato al futuro della democrazia. La tolleranza, lo spirito critico, la messa alla prova delle ipotesi, la possibilita' che ogni ipotesi, anche se apparentemente debole o eccentrica, possa essere sottoposta ad esame, sono i valori della mentalita' scientifica e della mentalita' democratica. Senza democrazia della conoscenza non puo' esserci democrazia politica. Utilizzare internet o sapere cos'e' il genoma non basta a salvare da barbarie e da fondamentalismi arcaici. L'illusione che il progresso sia un processo lineare capace di confinare e di espellere cio' che sarebbe ''superato'', per sempre e automaticamente, e' svanita. La scienza non e' un'impresa coerente e monolitica: viviamo non di progressi lineari, ma di conflitti e tensioni. Prendere coscienza delle diversita' e degli intrecci che attraversano anche i saperi scientifici, e' un presupposto indispensabile per ogni discorso sul ruolo della scienza nella formazione del cittadino. Esiste un collegamento preciso tra la democrazia cognitiva e l'utilizzazione della scienza come strumento per rafforzare i valori democratici nella nuova situazione planetaria. Le scienze e le tecnologie oggi entrano capillarmente in tute le pieghe dell'esistenza, dai momenti comuni della vita quotidiana fino alle soglie estreme della nascita e della morte''.



 



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