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Tango, la malinconia di Buenos Aires
Una danza, un paese e una citta' unici al mondo. Le cui storie e origini si intrecciano dando vita a una grande leggenda
di Barbara Di Chiara
Pochi paesi al mondo sono stati fieri protagonisti di un movimento di immigrazione proveniente dall’Europa, imponente come quello che ha riguardato durante il secolo scorso l’Argentina, e in particolar modo la sua capitale,. E pochi paesi al mondo hanno fatto un punto di forza di questo inevitabile e unico mix di caratteri, desideri, sentimenti e connotati fisici. Stando ai racconti delle centinaia di migliaia di greci, jugoslavi, turchi, ma soprattutto italiani che sono approdati nel Novecento in Argentina, l’immediata possibilita' di integrazione donata senza alcuno sforzo, ma anzi in modo sorprendentemente naturale,
e' rimasta costante, anche se a periodi diversi e' corrisposta un’affluenza piu' o meno massiccia. Gli anni compresi fra i due conflitti mondiali sono stati quelli che hanno visto la fuga di piu' persone in cerca di miglior sistemazione e di tranquillita' in questi luoghi. Il risultato
e' un grande e sincero spirito cosmopolita che si respira in ogni angolo del paese, tanto che qualcuno ha addirittura definito questa parte di continente americano come una parte d’Europa in America Latina.
Tolleranza, generosita' e un’incorreggibile inclinazione a cogliere i piaceri della vita: questa
e' l’Argentina, ma non ci si affretti a giudicare tutto questo come un sintomo di
superficialita'. Gli animi dei nativi, i cosiddetti porteños, discendenti dei cittadini del porto aperto sul Rio de la Plata (diversi dai
bonaerenses, gli abitanti della metropoli) sono per antonomasia segnati nel profondo anche da un’atavica sensazione di malinconia e da un grande coraggio insito, che gli deriva dalle inesauribili antiche lotte con la natura, col clima e con gli
indios.
Ma Buenos Aires, che alcuni chiamano la Broadway o la Parigi del Sud America, nonostante la grave crisi economica che negli ultimi anni ha colpito il Paese,
e' ancor oggi arte, teatri, monumenti, musei, biblioteche, a tratti anche lusso e sfarzo, e riserva al turista sorprese infinite: dal vecchio quartiere San Telmo, dove si trovavano il porto e le abitazioni dei
porteños, al quartiere Palermo, legato al nome di Jorge Luis Borges, che qui nacque e che lo amo' per la grande presenza di zone verdi, passando per la famosa
Boca, con le sue case di legno colorate o decorate con murales, tutto richiama, come in un pittoresco “quadretto” da contemplare in un attimo, mediante un istantaneo colpo d’occhio e senza eccessiva
razionalita', l’altrettanto impalpabile identita' del popolo di cui parliamo. Un viaggio lontano, ma non impossibile, da programmare con cura anche avvicinandoci a uno dei suoi simbolo per eccellenza: il tango. In tante citta' italiane infatti, seppure vittima di quell’inesorabile bastardizzazione che colpisce tutte le cose belle di un paese quando vengono importate in altri, sono state aperte tante scuole di tango, e sempre piu' giovani sono colpiti dal fascino della piu' famosa danza argentina e della sua forza ipnotica. Originario dell’Africa nera, esportato verso la fine del XIX secolo dagli schiavi nelle colonie portoghesi d’America, dove lo trasmisero ai creoli argentini, i “compatridos”, i bulli del porto, che se ne impadronirono e lo fecero proprio, il tango veniva improvvisato nei postriboli, nelle taverne, nei bar, dove al suono di orchestrine improvvisate, composte da chitarra, flauto e violino, marinai, scaricatori, cacciatori lasciavano alle loro spalle frustrazioni e nostalgie degli affetti e degli amori lontani, abbandonandosi alle sensuali movenze. Solo piu' tardi si aggiunse lo strumento per eccellenza, una sorta di fisarmonica chiamata
bandoneo'n.
L’anima del tango si configura come un “pensiero triste che si balla”: fatto di ira e
felicita', odio e passione, movimenti anelanti a una sessualita' profondamente bramata, ma mai concretamente saziata. Proprio l’evidente carnalita' e la forte sensazione di aderenza alla realta' valsero al tango, in poco tempo, l’acquisizione di uno spazio sociale ed economico, giungendo al suo apice agli inizi del 1900 grazie all’opera di Carlos
Gardel, detto Carlitos. Fu lui a perfezionarne la tecnica, conquistando salotti e platee con il suggestivo sposalizio fra musica e figurazioni corporee, che mettono in mostra il dolore, la solitudine e l’incertezza dell’esistenza. E fu da qui che, grazie al progressivo innalzamento del tango a simbolo dell’identita' argentina, questo popolo inizio' a riconoscersi come un’unita'. Nel 1914 il duo Gardel-Razzano debutto' nel cabaret Armenoville di Buenos Aires.
Un trionfo che valse l’incisione di “Mi noche Triste”, il primo di quasi ottocento brani composti da Carlitos e dedicati al tango. Secondo i puristi,
pero', le scuole di ballo moderne, tentando di standardizzare i passi, hanno sottratto al tango il suo carattere di interpretazione estemporanea, soprattutto degli stati d’animo, e l’improvvisazione. Questa sterilizzazione ha portato, anche in Italia, alla trasformazione del tango argentino in una serie di anonime esecuzioni di sequenze-base, povere di potenzialita' espressiva. E questo anche nell’accompagnamento musicale: persino un orecchio non particolarmente esperto si potrebbe facilmente accorgere della abissale differenza fra la produzione europea della prima meta' del secolo e quella sfornata negli anni d’oro del tango sul Rio de la
Plata. Resta il fatto che il tango colpisce e fa sognare l’immaginario collettivo mondiale da tanti anni: lo apprezzano in tutti i continenti, lo ballano tutte le razze, i settori sociali, le classi anagrafiche.
E si stanno moltiplicando in tutto il Vecchio Continente le milonghe, i luoghi dove gli appassionati si riuniscono a ballare sotto l’occhio vigile del
musicalizador, una sorta di disk-jockey che ha il compito di fiutare le preferenze del pubblico danzante e di scegliere una tanda (serie) di brani, separati da una cortina, un brano non tanghero che serve per rimandare le coppie ai tavoli e a rimescolarle. Una consuetudine prettamente italiana, tipica delle sale di liscio, che unita pero' al
cabeceo, cenno del capo per invitare a ballare, dopo alcuni sguardi d’intesa, la donna adocchiata, fa delle serate nelle milonghe un’esperienza interessante. Per non parlare dei numerosi festival a tema organizzati per celebrare il tango argentino. In attesa dell’opportunita' di un viaggio nella sua unica vera patria.
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