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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Tsunami

I paesi sconvolti dal maremoto erano descritti come angoli di paradiso. Ma la stessa natura li ha trasformati in luoghi di morte e distruzione. Perche' l’uomo ha difficolta' ad accettarlo? 

di Danilo Panicali

Puo' la natura essere controllata? Il recente sconvolgimento naturale, comunemente denominato tsunami, abbattutosi in tutta la sua furia distruttrice nel Sud-Est Asiatico sembrerebbe fornire una risposta negativa al nostro quesito. Da sempre l’uomo si trova a dover fronteggiare calamita' naturali che lo colgono del tutto impreparato e che sembrano gettarlo in un baratro fatto di paure e incertezza sul futuro, quasi che solo nella prevedibilita' del domani vada riposta totalmente la nostra percezione di tranquillita'. Ed effettivamente siamo abituati a considerare la natura, nella sua duplice accezione di ambiente nel quale viviamo e di macro-sistema terra, come un qualcosa di assoggettabile e trasformabile in base alle nostre piu' comuni necessita' ed esigenze. Eppure, e sta qui la grave mancanza che spesso sembra farci precipitare giu' dall’altare di onnipotenza che ci siamo costruiti, essa rimane non controllabile. L’uomo catalogatore e assoggettatore non puo' nulla dinanzi a quelle dinamiche proprie di un sistema privo di regole che nel suo caos fondamentale trae origine e fondamento. E allora, dinanzi a fenomeni che non ci aspettiamo e che causano migliaia di vittime, subentra lo sconcerto. Quell’ansia che forse accomuna i primi esseri viventi all’uomo che stabilisce e segue regole figlie della modernita'. L’incertezza sfocia nello sconforto e troppo spesso le cause di tale irrequietezza vengono imputate a entita' metafisiche, a orribili vendette verso un modo di essere che troppo spesso ha ignorato valori fondamentali quali vita, eco-sistema, convivenza. Certo e' che rimettere tutto a un’entita' superiore sembra sempre piu' una necessita' psicologica per chi di colpo acquisisce consapevolezza della propria inettitudine e soprattutto della propria piccolezza di fronte a qualcosa che si e' incapaci di affrontare. Pare subentrare in taluni casi, fenomeno visibile da tutti, una quasi disperata ricerca a posteriori di legittimazioni redenzionistiche, che prendono il nome di aiuti umanitari, carita', sforzi comuni, tutto nel tentativo, spesso peraltro coronato da successo, di rimettere le “cose a posto”. Ignorando, o meglio chiudendo gli occhi dinanzi all’unica verita' sottesa al continuo affannarsi dell’essere umano: non sempre esistono dei perche'. Spesso fenomeni come quelli delle valanghe, dei maremoti, delle eruzioni sono semplicemente imprevedibili perche' privi di una logica ordinale. L’argomento, va da se', risulta alquanto complesso e soprattutto di difficile discernimento per chi ha fondamentalmente impostato tutta una serie di leggi, utili e necessarie per la propria esistenza, sul semplice rapporto di causa effetto. Bisognerebbe scordarsi, o almeno non essere convinti, che il progresso ci ha permesso di raggiungere un grado di controllo sul mondo fenomenico tale da garantirci sempre e comunque delle certezze. Con questo non si vuole affermare che nessuna previsione sia possibile e che nessuna certezza sia raggiungibile, altrimenti, molto probabilmente, verrebbero meno anche alcuni fattori essenziali del vivere stesso e l’ansia del domani ci sopraffarebbe. La tragedia dello Tsunami ci ha dimostrato che, anche quelli che le agenzie di viaggio reclamizzano come paradisi naturali possono tramutarsi in inferni naturali. Diceva bene, quindi, il poeta quando scriveva che “nel domani non v’e' certezza”. Il progresso scientifico sembra non avere confini, ma forse non basta piu' autoesaltarsi del fatto che siamo in grado di conoscere la temperatura esatta di Saturno, o i componenti dell’atmosfera di Marte, se dimentichiamo i problemi che ci riguardano piu' da vicino. Forse il credere nella scienza totipotente ci garantisce una certa sicurezza psicologica, un effimero benessere interiore, ma questa presunzione non deve farci dimenticare che tale onnipotenza puo' tramutarsi, di colpo e inaspettatamente, in sensazione d’impotenza alla prima avvisaglia di qualcosa che ci sorprende e non sappiamo evitare. Forse, nell’affannosa ricerca di dare una spiegazione “logica a tutto”, l’uomo ha dimenticato che scienza e religione sono solo semplici escamotage per poter affrontare meglio il domani e nascondere quelle paure, figlie di un primordiale retaggio, fatto di superstizioni e divinita' ancestrali, che da sempre si celano nei recessi della nostra mente.



 

 



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