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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

Ricerca e aiuti a favore dei bambini

L'Ulcera del Buruli e' una patologia diffusa soprattutto in Africa ma che potrebbe arrivare anche da noi. Meglio conoscerla

del Prof. Giorgio Leigheb Clinica Dermatologica - Novara

Uno degli argomenti trattati a Rossano Calabro durante l'ultima edizione del Congresso Nazionale dei Dermatologi della Magna Grecia, organizzato con successo dal Prof. Gregorio Cervadoro, ha riguardato l'Ulcera del Buruli (UB), patologia infettiva emergente, presente soprattutto in Africa Centro-Occidentale, ma con diffusione pressoche' cosmopolita. Una Tavola Rotonda e' stata dedicata alla malattia col duplice scopo di farla conoscere ai dermatologi (perche' non si esclude che, prima o poi, venga anche diagnosticata in Europa) e inoltre per affiancare all'interesse scientifico i valori della solidarieta' umanitaria. C'e' infatti l'intendimento della Commissione dell'ADMG dedicata all'UB a operarsi in Africa per dare un aiuto ai pazienti, soprattutto bambini, affetti da questa terribile malattia. Ma cos'e' l'UB? Si tratta di un'infezione provocata dal Mycobacterium ulcerans (M.u.), un bacillo del gruppo delle Micobatteriosi, patogeno ambientale particolarmente diffuso in zone a distribuzione focale in Africa tropico-equatoriale occidentale, dove si segnala il maggior numero di casi. La malattia e' presente in oltre 32 Paesi del mondo. Gli epicentri africani sono localizzati in aree paludose in Ghana, Costa d'Avorio, Benin, Congo. In America Latina e' descritta in Guyana e Peru', in Asia, in India e Indonesia. Interessante la presenza di focolai in Australia, non solo nel Queensland, ma anche a sud di Melbourne, quindi in area a clima temperato. Come ci si contagia? La questione e' ancora aperta. Probabile il contagio transcutaneo ambientale, possibile la trasmissione entomologica. A tale proposito sono risultate vettrici del M.u. in Africa alcune cimici d'acqua e in Australia zanzare del genere Aedes. Il contagio interumano e' raro. La malattia colpisce soprattutto i ragazzi al di sotto dei 15 anni, forse piu' esposti a contatto con le fonti di infezione. Dopo una incubazione di settimane compare un nodulo dermo-ipodermico a notevole componente edematosa, asintomatico. La lesione puo' evolvere in placca, sempre circondata da massivo edema centrifugo. In una fase successiva compare un'ulcera a margini sottominati, fondo necrotico e notevole tendenza all'estensione. Il processo, piu' frequentemente localizzato agli arti inferiori o superiori (ma talora al viso o al tronco), sempre asintomatico, ha carattere espansivo fino ad interessare vastissime superfici. Lo stato generale rimane buono. La malattia cronicizza e a seconda dell'assetto immunologico del soggetto diventa aggressiva e destruente, talora con formazione di altre lesioni che si ulcerano, in vicinanza o a distanza della lesione primitiva. In pratica l'infezione si estende per metastatizzazione potendo interessare anche i muscoli, le ossa e le articolazioni. Qualora le difese immunitarie lo consentano subentra una fase di cicatrizzazione con formazione di escare e cicatrici retraenti, causa di gravi invalidita' permanenti. e' ormai accertato che il danno iniziale provocato a livello dermo-ipodermico e la progressione della malattia siano determinati dalla tossina prodotta dal M.u.: il micolattone, un polipeptide macrolide ad azione necrotizzante e inibente la fagocitosi, quindi i processi difensivi del malato. La diagnosi si pone in base ad anamnesi (provenienza da zone endemiche), aspetto clinico e ricerca del M.u. su striscio o biopsia e colorazione Ziehl-Neelsen. Poco utilizzata la coltura, spesso indispensabile la PCR. Purtroppo in rapporto alle scadenti condizioni igieniche e al ritardo nel sottoporsi a visita medica, molti pazienti giungono all'osservazione in fase troppo avanzata per prevenire gli esiti cicatriziali. Dopo vari tentativi terapeutici, l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (WHO) ha proposto l'associazione di streptomicina e rifampicina per 2 mesi, eventualmente integrata da intervento chirurgico per asportare i tessuti necrotici e favorire la riepitelizzazione. Nel Centro Iperbarico di Allada in Benin, ospedale per la diagnosi e cura dell'UB ''Le Luxembourg'', si ricorre a trattamento adiuvante con ossigenoterapia iperbarica grazie a un impegno del Rotary Club. Col patrocinio della WHO ogni anno ha luogo a Ginevra un Convegno Internazionale dedicato all'UB ove si incontrano rappresentanti di tutte le nazioni colpite dal flagello per segnalare le rispettive situazioni sanitarie. In tale occasione si riuniscono anche tutti i ricercatori che si occupano dello studio dell'epidemiologia, della patogenesi e delle nuove terapie proposte. Molti progressi si sono fatti. Basti citare la conoscenza del genoma del M.u., l'identificazione dei vari tipi di micolattone, l'utilizzazione della PCR per ricercare il M.u. in possibili vettori dell'infezione, gli studi immunologici nei pazienti, i notevoli miglioramenti terapeutici. Cosa si puo' fare e cosa si ripromette la ADMG? e' indubbio quanto sia nobile e generoso lo sforzo che si e' proposta l'Associazione istituendo la Commissione per l'UB, per alleviare le sofferenze dei malati. Molte sono le organizzazioni di volontariato a livello internazionale che si dedicano alla malattia: l'Associazione Follereau, Medici Senza Frontiere, il Rotary Club International, ANESVAD in Spagna. Difficile e' avere idee originali e dare aiuti fattivi per una realta' che interessa una cosi' vasta popolazione di malati (si parla di decine e decine di migliaia anche se, purtroppo in Africa i censimenti sono impossibili!). Due sono i suggerimenti che vengono proposti da parte di chi vive le vicende della malattia anche sul campo. Da un lato occorre aiutare a creare strutture sanitarie locali e potenziare le poche gia' esistenti fornendo mezzi diagnostici e terapeutici indispensabili. Importante e' anche favorire un risanamento igienico ambientale nelle aree note come sede di endemia: molte comunita' isolate nella savana trarrebbero grande miglioramento dalla costruzione di pozzi d'acqua potabile di cui ora non dispongono. Importante e' anche una energica missione di educazione sanitaria nelle scuole e nei villaggi indicando le misure preventive ai bambini e alle loro famiglie. Il secondo obiettivo che potrebbe porsi l'ADMG e' quello di coinvolgere anche in Italia la ricerca scientifica per chiarire la storia naturale della patologia e concorrere a contrastarne precocemente l'evoluzione invalidante. Con questi obiettivi, l'ADMG intende costituire un fondo da dedicare a questa grave malattia garantendo l'impegno e augurandosi il supporto dei propri soci



 



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