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Secondo la dermatologia classica, i capelli non avrebbero nessuno scopo
funzionale per l’uomo, se non quello di proteggere il cuoio capelluto dai
raggi ultravioletti. Non la pensa così la sociologia, per la quale la
capigliatura rappresenta uno strumento di comunicazione involontaria, di
attrazione sociale, esprimendo informazioni sulla persona biologica, sulla
cultura, sulla societa'. All’origine del linguaggio del capello ci sarebbe uno
stretto rapporto con il pelame animale. e' noto del resto che molti mammiferi,
prima della lotta, contraggono la muscolatura epidermica per gonfiare la
pelliccia come segnale di aggressivita'. Tale modello di comunicazione ha un
effetto analogo nelle capigliature dei guerrieri mohicani, nella cresta dei punk
e nell’esaltazione artificiale delle protesi (colbacchi, cappelli delle
guardie britanniche etc) o nelle forme residuali comunicative (capelli che si
rizzano in testa)( Ugo Volli. Hair language, 1996). In ogni societa' e in ogni
epoca il linguaggio dei capelli e' stato piu' o meno elaborato, anche se
attualmente si sta affermando un linguaggio ''globalizzato'', specie tra i
giovani, diminuendo quello che era la struttura di riferimento delle diverse
culture. Peccato, perche' e' molto facile ripercorrere la storia interpretando
la semantica del linguaggio dei capelli a seconda dell’acconciatura e
distinguere le differenze sociali, religiose etc. A esempio, all’epoca dell’avvento
della religione cristiana, fu instaurata la pratica della tonsura sul capo dei
monaci, per renderli sessualmente non attraenti ed esprimere umilta' nei
confronti della religione; le donne potevano frequentare i culti solo a capo
coperto, per non mostrare la bellezza di capigliature e acconciature e distrarre
così i fedeli. Tale regola, estesa a tutta la vita sociale delle donne, e'
tuttora in uso nella cultura islamica. La capigliatura, intesa come velo di
copertura, e' espressa anche da S.Paolo, secondo cui ''e' indecoroso per un uomo
lasciarsi crescere i capelli, mentre e' onorifico per una donna lasciarseli
crescere: la chioma e' data a lei a guisa di velo''. Il primo livello sintattico
del capello e' sicuramente il colore, che rende protagonisti e protagoniste
soprattutto i biondi e le bionde. Si deve risalire alla storia della mitologia
per identificare nel primo modello di bellezza, la dea Afrodite, che era bionda
(xanthe), e continuare con l’icona di belta' nella Venere nascente del
Botticelli, per arrivare ai nostri giorni con Marylin Monroe o con le bionde dei
calendari di Playboy. Le donne bionde continuano a confermare lo stereotipo ''amore-tradimento''
anche se nei cartoon, bionda era la buona Cenerentola animata da Walt Disney. I
capelli rossi vengono generalmente interpretati come legati a creativita',
originalita', indipendenza, ma anche pazzia, confusione, inaffidabilita' ed
eccessiva liberta'. I capelli scuri, castani o neri, rappresentano il 55% della
popolazione di Spagna, il 50% negli Stati Uniti e il 62% in Gran Bretagna. Il
colore scuro da' leadership venata di simpatia non minacciante, accompagnata da
un’immagine di concretezza e intelligenza, come rileva in una recente ricerca
dermoscopica il Prof. Aldo Finzi. Da tale ricerca e' emerso che il colore
preferito dai maschi italiani e' il bruno, scelta dettata probabilmente dall’attuale
momento storico caratterizzato da preoccupazioni per il presente e da
insicurezza per il futuro. Nei prossimi anni, per una possibile ripresa
economica e per un aumento di ottimismo, potrebbero ritornare delle preferenze
bionde. I capelli bianchi, indice di saggezza, maturita' e sicurezza, possono
essere vissuti come segno di vecchiaia e decadimento. Kligman ha sottolineato l’importanza
dell’aspetto dei capelli negli anziani, poiche' capelli ben curati e mantenuti
folti assicurano loro un’influenza psicologicamente benefica (A.Kligman ''History
of Baldness from magic to medicine'' Clin Dermatol 6;1988:83-88). In particolare
i capelli sono sempre piu' importanti anche per gli Italiani. Secondo una
recente indagine sulla popolazione italiana, il 58% tra uomini e donne, giudica
dare un’importanza alta o altissima a questo annesso. Oltretutto i capelli
risultano essere al terzo posto come importanza interrelazionale dopo il viso e
gli occhi. La capigliatura e' parte della nostra struttura corporea, essenziale
a determinare la nostra identita'. E ancora la capigliatura e' indizio dello
stato fisico e psicologico della persona, ma anche della sua condizione sociale
e professionale. I capelli, essendo oggetto di manipolazioni, rispecchiano le
modificazioni culturali, come dice la saggista americana Marina Warner (Marina
Warner ''From the beast to the blonde'' Ferrar Straus and Giroux N.Y.1974), il
linguaggio dell’io verrebbe spogliato di una delle sue risorse piu' ricche
senza i capelli: e come il linguaggio, la facolta' di ridere o l’uso di
strumenti, il trattamento dei capelli costituisce in se' un segno dell’umano.
Nelle diverse culture, occidentali, africane e orientali, il capello assume un
regime comunicativo molto diverso. In Sudamerica, ad esempio, i capelli lisci
vengono attribuiti ad uno stato socio-culturale inferiore, poiche' appartengono
agli Indios, mentre in Nord America e in Europa i capelli lisci sono ritenuti
socialmente superiori. Le caratteristiche genetiche determinano differenti
morfologie del capello, costituite dal diametro, dalla struttura e dal grado di
ondulazione. Tali variabili sono dovute alla disposizione diversa delle cellule
para e orto-corticali delle fibre capillari che danno così origine a una
capigliatura liscia, ondulata, riccia, crespa, fine spessa. Possiamo suddividere
morfologicamente i capelli in tre grandi gruppi, a seconda del tipo razziale. Il
capello caucasico ha una sezione ellittica ed e' piu' delicato e fragile, a
causa delle fibre cheratiniche disposte in modo arrotolato; il capello mongolico
e' il piu' spesso, a sezione circolare, ed e' tipicamente liscio; il capello
negroide, a sezione ovale, e' lanoso e molto resistente ed e' tipicamente
ondulato. La nota capricciosita' dei capelli ricci deriva dalla forma del fusto
della fibra capillare, che al microscopio non appare a sezione tonda come nei
capelli lisci, ma piatta-ovale per i capelli ondulati, o ellittica per i capelli
crespi. Piu' la sezione e' piatta, meno scorrevole e' il capello e quindi meno
uniforme e' la distribuzione degli idrolipidi cutanei sulle lunghezze: questo
spiega perche' i capelli crespi (naturali o permanentati) nel tempo tendono a
diventare secchi, duri, indomabili e fragili. La prima caratteristica che ci ha
identificati come esseri umani e' stata la capigliatura, come diceva Desmond
Morris (''La scimmia nuda'' Bompiani, Milano, 1968). Questa e' sicuramente
legata al volume dei capelli, alla loro lunghezza, alla loro struttura (lisci,
ondulati e crespi), alla forma geometrica complessiva, alla foggia del taglio,
alla presenza di ornamenti (Ugo Volli, idem).L’attenzione che si dedica ai
capelli e' un presupposto fondamentale per qualsiasi eta', tipologia, razza a
cui si appartenga. Le scelte di prodotti che rispettino le caratteristiche e le
esigenze del singolo mantengono il capello come sorgente di comunicazione,
donando una piena armonia con se stessi e con gli altri.
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