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La
chioma dei
gemelli
di Susan Sauer
I piu' famosi nella storia sono
certamente Romolo e Remo, ma ancora prima di loro Castore e Polluce erano
venerati come Dei, tanto che il loro nome e' ancora dedicato alla
luminosissima costellazione dei Gemelli. In realta' l'evento atipico per
cui dallo stesso parto nascono due o piu' individui ha sempre colpito la
curiosita' degli uomini, in particolar modo quando i gemelli sono
monoovulari (o monocoriali o monozigoti) ovvero provenienti da uno stesso
uovo sdoppiatosi subito dopo la fecondazione. Questi soggetti, oltre a
essere fisicamente uguali sono geneticamente identici e dello stesso
sesso, e costituiscono per i ricercatori un'opportunita' per studiare
l'influenza dei fattori ambientali sul patrimonio ereditario. Non e' un
caso quindi che gli studi sui gemelli abbiano dato un grande sviluppo alla
nascita della ricerca genetica: la scienza che, come si sa, studia la
natura e la proprieta' dei meccanismi di trasmissione dei caratteri, di
generazione in generazione, nelle varie specie animali e vegetali.I primi studi di genetica apparvero verso il 1760 a
opera di J.G. Kolreuter, ma e' H. Spencer nel 1864 che postulo'
l'esistenza di elementi non visibili, portatori di caratteri ereditari
modificabili dall'ambiente in armonia con le teorie evoluzionistiche di
Darwin (1859). La nascita della genetica e' pero' attribuita al monaco
austriaco J.G. Mendel (1822- 1884) che nel saggio "Ricerche su
ibridi di piante", pubblicato nel 1865 ma all'epoca totalmente
inosservato, formulo' la tesi originaria di caratteri ereditari
trasmessi come unita', che si mantengono costanti e distinti nella
discendenza. A lui si devono le famose leggi che descrivono la
separazione dei caratteri, la dominanza, l'indipendenza. |
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Bisogno' pero' attendere il
'900 per una vera "teoria cromosomica dell'eredita'" che
fruttera' a T.H. Morgani il premio Nobel nel 1933 per i concetti di
linkage (associazione) e crossing-over (scambio) dei geni. Segui' poi il
notevole lavoro svolto dal gruppo di Cold Spring Harbor sul DNA come
veicolo dell'informazione genica (1952) e infine la scoperta della
struttura della molecola degli acidi nucleici che successivamente portera' anche a J.D. Watson e F.H. Crick il premio Nobel. Un'altra data
che verra' ricordata come pietra miliare nella storia della scienza, e' il 12 febbraio 2001, giorno in cui
e' stata completata la mappatura del
genoma umano: la scoperta che potrebbe
rivoluzionare le nostre conoscenze sulle malattie e il modo di curarle.
Oggi sappiamo che, sorprendentemente, i geni dell'uomo sono solo 35.000
e in un prossimo |
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futuro gli scienziati si aspettano di riuscire a
sviluppare farmaci in grado di adattarsi ai profili genetici individuali
e di prevenire le malattie genetiche ben prima che si manifestino
clinicamente. Lo studio del genoma permettera' inoltre di identificare
definitivamente ancheB quei siti genici che caratterizzano la
trasmissione non solo delle malattie ma anche di alcuni particolari tipi
di caratteri ereditari responsabili, se non di vere patologie, di aspetti morfologici che
possono essere alla base di condizioni che vengono percepite come
inestetismi. Fra queste c'e' sicuramente la calvizie androgenetica che
quando colpisce in giovane eta' dipende principalmente da fattori
genetici. e' infatti da sempre riconosciuto che la caduta dei capelli e'
piu' frequente e precoce in quelle famiglie in cui ci sono gia' casi di
calvizie fra i genitori e i nonni. La sua causa e' poligenica, a
mosaico, e le ricerche in tema di ereditarieta' sono molto complesse
perche' i geni responsabili sembrano avere una penetranza estremamente
variabile. L'ipotetico gene calvizie si comporterebbe come dominante nel
maschio e come recessivo nella donna e le variazioni del tipo di pelo
sarebbero determinate dai cromosomi ma anche dallo stato endocrino
dell'individuo. I gemelli monovulari sono completamente uguali finanche
alle impronte digitali e ai ricci dei capelli. Si e' giunti pertanto
all'ipotesi che se la predisposizione genetica manifesta il suo effetto
solo in presenza di ormoni androgeni, avere la possibilita' di indagare
sui gemelli monovulari apre ampie prospettive in un campo a lungo
dominato dalla clinica e dall'endocrinologia. In Germania e negli Stati
Uniti alcuni scienziati hanno pensato bene di utilizzare questo modello
naturale per studiare come i tre fattori principali: geni, ormoni e eta'
influenzino l'alopecia fronto-parietale e l'alopecia androgenetica, che
non necessariamente coesistono in ogni soggetto. Inoltre si e' voluto
verificare l'efficacia della Finasteride, principio attivo approvato
dalla FDA Americana nel 1998, utilizzando uno dei due gemelli come
controllo dell'altro. Il dermatologo tedesco Prof. Hans Wolff capo del
Hair Consultation Service dell'Unita' di Dermatologia e Allergologia
della Ludwig Maximilian University di Monaco ha cosi' selezionato
gemelli monovulari misurando il loro equilibrio ormonale, che e' stato
riscontrato identico, e ha ipotizzato uno studio capace di valutare un
eventuale miglioramento a seguito della cura confrontandolo con il
decorso naturale dell'alopecia androgenetica. In questa prospettiva
negli USA sono stati prescelti nove coppie di gemelli uguali (maschi di
eta' compresa fra i 21e i 50 anni) e la ricerca e' stata condotta da Dow
B. Stough, MD, della Stough Dermatology Clinic di Hot Springs, Arkansas.
Un soggetto di ogni coppia ha assunto la Finasteride per un anno, mentre
al gemello, invece, e' stato somministrato un placebo, senza che ne i
pazienti ne il medico ne fossero a conoscenza. Alla fine dello studio i
risultati hanno mostrato rilevanti differenze, sia in termini di numero
che di spessore dei capelli, a favore del gemello che durante l'anno
aveva assunto il farmaco. Cio' ha confermato l'influenza dei fattori
ormonali nell'insorgenza della alopecia androgenetica e la possibilita'
di contrastarla. Prima di questa ricerca, il Prof. Hans Wolff aveva gia'
trattato un paio di gemelli monocoriali di 40 anni. Uno dei due, Michael
Kulisch, ha assunto la finasteride per due anni mentre il fratello
Manfred, che vive in un'altra citta' e' servito da controllo. La chioma
del soggetto non trattato e' andata lentamente e progressivamente
diradandosi mentre la densita' dei capelli del gemello in cura non solo
si e' stabilizzata ma e' anche aumentata dimostrando una reale
inversione del fenomeno. Queste osservazioni si vanno a inserire in una
conoscenza del meccanismo di azione della finasteride che e' ormai ben
noto agli esperti. Due ricerche a doppio cieco, della durata di oltre
cinque anni hanno infatti confermato che in oltre l'80 per cento degli
uomini trattati, con calvizie di grado lieve e moderato, si assiste a un
rallentamento della caduta o a una vera ricrescita per un'azione
inibitrice della 5 a reduttasi, l'androgeno che e' causa principale
della miniaturizzazione del follicolo pilifero. Ma la scienza e' ancora
in azione: all'Universita' di Chicago si studia sui topi geneticamente
modificati la proteina che induce nella fase prenatale le cellule della
cute a diventare follicoli piliferi, e alla Cornell University si
inietta sotto cute un particolare gene (Shh) che per ora stimola la
crescita della pelliccia nei topi e domani potrebbe essere utilizzato
nell'uomo. Il futuro per i potenziali calvi appare meno drammatico ma c'e' ancora da attendere de tempo e sperimentare con cautela questi
approcci di terapia genica. Accontentandosi per il momento dei rimedi
che si sono gia' dimostrati capaci di ostacolare la caduta dei capelli (finasteride,
minoxidil, aminexil). |
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