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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

Il maschio e le cure estetiche

di Loredana Molise

Secondo le indagini il maschio italiano ricorrere sempre di più alle cure estetiche. Ma per le estetiste il fenomeno è ancora molto limitato. E negli Istituti di bellezza tutto è ancora mirato alle donne: dagli spazi alle formulazioni 

Da anni ci raccontano che il futuro del mercato della cosmesi è maschile. E che l’uomo italiano si rivolge sempre più frequentemente al chirugo e al medico estetico, e che è diventato un assiduo frequentatore dei Centri di Bellezza. Le indagini di prestigiose società di ricerca confermerebbero questa tendenza del maschio a ricorrere agli stessi strumenti, che la donna usa da secoli, per mantenersi in forma e contrastare i segni del tempo. Dalle creme ai peeling, fino ai fillers e alla microchirurgia. Difficile dire quanto tutto questo corrisponda a un vero fenomeno di massa, come vogliono farci credere, oppure si tratti soltanto di un trend che fa riferimento a una, pur importante ma piccola, fetta della popolazione maschile, che tramite i giornali diventa visibile e quindi modello da imitare. Parlando con altre colleghe che gesticono Centri di Estetica ci siamo più volte chieste se nell’arco degli anni la nostra clientela maschile fosse aumentata, come ci si sarebbe dovute aspettare guardando le ricordate statistiche: abbiamo però tutte concordato che di grandi numeri non c’è traccia e che forse gli uomini si rivolgono altrove: ai centri benessere, dal parrucchiere con estetica, in palestra, dal medico estetico, alle terme, oppure nei pochi centri estetici specializzati per l’estetica maschile. Estremo tentativo di dare all’uomo risposte adeguate alle sue esigenze, che spesso sono diverse da quelle femminili. Il problema non è infatti semplice: gli spazi in cui le estetiste lavorano, infatti, a differenza delle palestre, non sono attrezzati a un pubblico misto, sia per quanto riguarda i bagni che le cabine o gli spogliatoi. In molti casi l’Istituto è ospitato in un appartamento e tante colleghe preferiscono evitare i clienti maschi per imbarazzanti equivoci che si potrebbero venire a creare. Inoltre, nonostante, molte aziende cosmetiche si siano lanciate, negli ultimi anni, nella ricerca di formulazioni cosmetiche mirate alla cute maschile, i prodotti professionali, quelli cioè che l’estetista acquista per il proprio Istituto, sono, per la maggior parte, ancora targati donna. Una specie di rivincita, se è vero quello che ho recentemente letto su una rivista, per cui in Italia i farmaci sono disegnati e testati, a eccezione di quelli ginecologici, solo sui maschi, mentre per le donne e i bambini non esistono prodotti su misura e si ricorre solo a una riduzione proporzionale delle dosi. Una discriminazione tra generi che, al contrario, in cosmesi, ha da sempre privilegiato le donne, che il mercato considerava le naturali destinatarie dei prodotti. Con l’eccezione, evidentemente, di tutto ciò che aveva a che fare con la rasatura e la barba.
Nell’estetista così, negli anni, si è venuta rafforzando la conoscenza della pelle femminile e meno di quella maschile. Che i dermatologi ci dicono, e l’esperienza ci insegna, sono diverse fra loro per lo spessore, la secrezione sebacea, influenzata dagli ormoni maschili, per la vascolarizzazione che è maggiore e quindi soggetta a maggior evaporazione e, tendenzialmente, con una temperatura cutanea più alta. Credo però che sia un luogo comune che, in generale, la pelle dell’uomo sia più elastica di quella femminile, e che nell’uomo le rughe appaiano meno e più tardi negli anni. Si tratta infatti di considerazioni che non tengono conto di ogni storia individuale e soprattutto di quella componente genetica che rende ognuno di noi un essere diverso, irripetibile e per questo unico. 
Quello che certamente anche noi sappiamo, non perché lo abbiamo imparato nei nostri corsi di formazione ma perché anche una buona estetista s’informa, studia, segue corsi di aggiornamento, è che anche l’uomo con l’età va incontro a modifiche della pelle legate alla diminuzione dei suoi ormoni circolanti. 
Diventa più secca, perde consistenza, si evidenziano rughe che da fitte e sottili diventano, via via, più profonde, le palpebre si appesantiscono e cresce, quasi inesorabilmente, il doppio mento. Il rilassamento si accompagna spesso a un incarnato disomogeneo, che vira verso il bianco giallastro, forse per una diminuzine della produzione della melanina, alla comparsa di macchie brune dovute sia all’età che all’esposizione al sole, e, fenomeno a dir poco incomprensibile, a un assottigliamento delle labbra. In più, a segnale dell’età, compare un inestetismo che fortunatamente la natura ha risparmiato a noi donne: la crescita dei peli sulle orecchie. È chiaro che per ognuno di questi problemi, indipendententemente da dove opera, un’estetista in gamba saprebbe proporre trattamenti adeguati. Come per esempio un gommage, che penso sia uno dei primi interventi cui un uomo con la pelle normale/mista o grassa dovrebbe sottoporsi qualora decida, a una certa età, di chiedere aiuto all’estetica professionale. Questo tipo di trattamento, che si avvale di creme o gel contenenti microgranuli e arricchiti di oli essenziali ed estratti di piante, serve infatti a pulire a fondo la cute, eliminando punti neri e sebo, oltre quelle impurità superficiali che vi si sono accumulate, anche nel primo strato del condotto della ghiandola sebacea. Svolge, inoltre, un’efficace azione astringente sui pori. L’applicazione si effettua praticando un leggero massaggio circolare sulla pelle umida, per favorire lo scorrere e il lieve sfregamento delle miscrosfere contenute nel prodotto, senza causare abrasioni all’epidermide. 
I granellini non si sciolgono a contatto con la pelle e svolgono un’azione levigante e di rimozione delle cellule morte che avvicina questo trattamento più a un peeling che a una maschera. Il gommage infatti accelera l’eliminazione di quelle cellule già in fase di distacco e, di conseguenza, aumenta la velocità di ricambio fisiologico. Per questo, anche se si tratta di un finto peeling, non andrebbe fatto più di una due volte nel corso di una settimana. E forse sarebbe più opportuno parlare di un intervento cheratoplastico, anche se per noi è più efficace definirlo con un termine più bello per l’estetica: intervento esfoliante. Però non va mai dimenticato che, a differenza dei medici, il nostro ruolo si deve limitare a un effetto cosmetico, detergente, mai aggressivo e terapeutico. Infatti, qualora con lo sfregamento si dovesse provocare, inavvertitamente, un arrossamento, è opportuno sospedere l’impiego del gommage. Che va quindi evitato in persone, femmine o maschi non fa differenza, con la pelle tendenzialmente secca, facilmente arrossabile o couperosica, che oltre tutto, non traggono alcun beneficio ma anzi possono essere maggiormente peggiorate a causa della nota sensibilità. 
In ogni caso è consigliabile che alla fine dell’applicazione si stenda sul volto una buona crema idratante e lenitiva, in grado di favorire il ritorno delle condizioni fisiologiche della cute. Il risultato che si può raggiungere non è solo estetico, ma soprattutto psicologico. L’uomo, tante volte scettico sull’efficacia di qualsiasi trattamento estetico, alle sue prime esperienze, dovrà uscire con la sensazione e con l’aspetto di una pelle più liscia e levigata, frutto in gran parte dell’eliminazione dello sporco e dell’impurità e, solo in parte, delle cellule morte. Sarà il primo passo per guidarlo in un percorso verso trattamenti, estetici e cosmetici via via più specifici e impegnativi, ma soprattutto per convincerlo che curare la propria pelle e la propria immagine dall’estetista non è solo una cosa da donne.



 

 

 


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